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Bambini

Adolf Hitler e i bambini. La questione della razza, i lager, l’educazione del perfetto nazista.
di Pina La Villa - mercoledì 2 febbraio 2005 - 5405 letture

2 febbraio 2005

"Mentre accarezza testoline bionde davanti alle macchine da presa, Hitler polverizza l’idea moderna di infanzia come età incolpevole da proteggere e preservare. Dal 1933 i piccoli ebrei tedeschi non sono accettati a scuola se non nella misura del l’1,5% della popolazione "ariana" e spesso vengono isolati e aggrediti dai compagni; con la guerra non possono più frequentare neppure le scuole ebraiche.

Circa due milioni di bambini ebrei vengono uccisi in tutte le tappe dello sterminio - a Varsavia solo fra l’agosto e il dicembre 1941 muoiono in 2400 sotto i 13 anni. Nei lager i bambini sono le prime vittime delle camere a gas, sono piccoli lavoratori coatti, cavie per gli esperimenti "scientifici", oggetto di piacere per i "kapo"". Non se la passano meglio piccoli zingari e politici (figli degli esuli spagnoli o piccoli resistenti). Ma sono vittime anche i bambini tedeschi. Non solo i 5000 sterminati nel corso dell’operazione Eutanasia e le decine di migliaia di quattordicenni e quindicenni arruolati negli ultimi mesi di guerra.

Nelle scuole trasformate in fortezze ideologiche, milioni si scolari e di scolare sono inquadrati nelle organizzazioni di regime. I maschi, che a 10 anni giurano solennemente di dare la vita per "il salvatore della patria", vengono educati a combattere e a morire sorridendo, le femmine a diventare disciplinate incubatrici della razza, pronte in futuro a far sterilizzare un figlio imperfetto. Per i primi, addestramento militare e parate, per le seconde "eugenetica" e "scienza della razza"; per tutti molta ginnastica e indottrinamento, poca istruzione che "debilita la mente e paralizza le energie volitive".

Tristissima la sorte dei bambini dell’operazione Lebensborne, una rete di cliniche-asili-priguone aperte in Germania per far partorire le "ariane" non sposate; con la guerra, il Lebensborne si estende all’europa occupata come strumento di germanizzare i bambini "razzialmente pregiati£" di altri paesi, che vengono rasterllati nelle scuole, negli orfanotrofi o per strada, a volte presi dai Lager e poi affidati all’organizzazione stessa o dati in adozione a coppiue tedesche. Sono circa 200.000 piccoli tedeschi e ucraini, scelti per gli occhi azzurri e i capelli biondi, condannati allo sradicamento assoluto in cambio di un futuro tedesco in una famiglia, in una scuola, in un esercito tedeschi. Distrutti i documenti anagrafici, eliminato ogni legame, dopo la guerra i più resteranno con i parenti adottivi, spesso disprezzati come "figli della colpa e stranieri in patria" (Da AA. VV. "I nuovi fili della memoria" vol. 3, p. 270).

Testo da leggere insieme a quello pubblicato oggi da www.ilcircolo.net/lia/ sulla sorte dei bambini palestinesi nelle carceri israeliane, per capire come il male ricevuto si trasformi in male dato agli altri; ma anche da leggere insieme a questi passi del "Mein Kampf", l’opera "teorica" di Hitler:

"Tre fattori determinano sostanzialmente la vita politiva di un popolo. In primo luohgo il valore interiore di un popolo, continuamente ritrasmesso attraverso attraverso le generazioni come massa e patrimonio ereditario, un valore che subisce trasformazioni se il sangue del portatore di questo patrimonio, il popolo, si trasforma [...] In periodo di decadenza delle nazioni possiamo constatare soprattutto altre due manifestazioni intimamente affini. [...] la negazione della diversità delle predisposizioni, della diversità di rendimento e via dicendo dei singoli popoli".


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Bambini
4 marzo 2008, di : porry

Ci sono parecchie inesattezze nelle affermazioni di questo articolo. Bisognerebbe sapere VERAMENTE cosa fosse stata l’associazione Lebensborne e perchè fosse stata creata. Altre inesattezze sono nella parte in cui si parla di stermini e esperimenti. Non voglio spiegare queste cose perchè sarebbe inutile. La storia è stata raccontata dai vincitori, non dai vinti.