Aggressione fascista al gazebo dei 5stelle. E per il centenario della marcia su Roma?

di Franco Novembrini - martedì 31 agosto 2021 - 1101 letture

La teppaglia fascista ormai è scatenata, dopo anni di atti di teppismo politico praticamente impuniti o comunque tollerati, la teppa si sente pronta per il salto di qualità con manifestazioni sempre più intimidatorie e violente. In questi anni, per alcuni versi simili agli anni del primo dopoguerra ai quali ci uniscono una pandemia, la "spagnola’’, che fece milioni di vittime, le difficoltà economiche per quello che Karl Marx definì lumpenproletariat, cioè un proletariato straccione, ma che ora comprende anche gran parte del ceto medio, in una situazione adattabile in molte parti alla situazione attuale in quanto il mondo del lavoro ha perso gran parte dei diritti conquistati negli ultimi decenni e le conseguenze dell’impoverimento si fanno sentire sui piccoli esercizi commerciali vittime a loro volta di una burocrazia tanto oppressiva quanto imbelle. Le divisioni fra i lavoratori sono sotto gli occhi di tutti e la lotta per un posto di lavoro in alcune zone d’Italia è merce di scambio per voti o lavori sotto pagati. Sabato 28 agosto alcuni neofascisti che, se fossimo uno stato di diritto reale, dovrebbero stare in galera o sotto controllo di polizia, hanno capeggiato un corteo non autorizzato di quelli che credono che non vaccinandosi possano affermare la loro libertà ed lo hanno squadristicamente assaltato un gazebo dei 5stelle. La loro eccitazione nel farlo dovrebbe mettere sull’avviso le forze politiche e i giornalisti dovrebbero seguire con attenzione simili atti, ma le prime si sono limitate ad una generica condanna a favore di telecamera e gli altri ad una condanna sui generis, come dire sono intemperanze. Non è così, non dico che ci sia un piano preordinato ma certamente ci sono alcuni dirigenti politici disposti a cavalcare qualsiasi occasione che sia pseudo religiosa, avventurista o politica con la speranza che porti loro un poco di notorietà e qualche voto. Ricordo che nel 2022 saranno cento anni dalla marcia su Roma e le "marcette’’ odierne, le aggressioni e le minacce, fatte magari in nome di una libertà di poter infettare chiunque con il proprio comportamento potrebbero esserne il prologo. Ma torniamo ai fatti. La cosa è grave in quanto l’attacco al gazebo è un gesto simbolico perché il Movimento ora è diretto da Giuseppe Conte, un uomo da contrastare con qualunque mezzo. Non vi sarà sfuggito che i "padroni del vapore’’ sono tutti schierati contro di lui e lo sono in quanto dopo la sua defenestrazione dal governo l’avvocato di provincia non è sparito ma addirittura ha acquistato una forza che potrebbe portarlo a farsi eleggere al Quirinale e questo francamente per loro è intollerabile. Quello che meraviglia, ma poi nemmeno tanto, è il silenzio di Draghi e Mattarella circa la vicenda Durigon, non hanno detto una parola. L’attuale presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio sono, o dovrebbero essere, i custodi della Costituzione del ’48 che fra i primi articoli dichiara che è antifascista e due successive leggi proibiscono la diffusione e l’apologia del fascismo. Ora se dedicare un parco al fratello del fondatore del fascio non è apologia che cosa ci si deve aspettare di altro? Certo in questi giorni sia Draghi che Mattarella sono impegnati a celebrare i successi e l’efficienza della ritirata, o meglio la fuga, dall’Afghanistan ed a commemorare i caduti italiani magari saltati in aria su una mina di fabbricazione italiana. Io ripeto vorrei che dopo le giuste e dovute commemorazioni ci si ricordasse anche delle loro famiglie e di quelle di centinaia di feriti e non si abbandonassero nelle mani di una ottusa burocrazia che in Italia si distingue per farraginosità e pochezza mentale. Ricordo le cause decennali intentate da militari infettati da munizioni con uranio impoverito che avevano maneggiato senza nessuna protezione ed ai quali non sono state riconosciute non sono state riconosciute come cause di servizio. il prossimo anno ad ottobre sarà il centenario della famosa marcia su Roma e viste, come dicevo, le premesse sarebbe bene che fin da ora si pensasse a rendere impossibile qualsiasi manifestazione di stampo fascista, ma viste le premesse e le promesse dalla riforma Cartabia nutro molti dubbi. A leggere l’articolo 5 della cosiddetta riforma per essere arrestati bisogna essere poveracci o avere commesso una strage. I fascisti sentendosi protetti potrebbero rispolverare un loro gridou: Me ne frego!


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