Continua il viaggio all’interno dei collegi universitari di Urbino. In questa tappa, il nostro infiltrato a fatto visita al Sogesta...
Ancora non adocchio la struttura e lui subito mi allerta sui trasporti
indecenti ed il cibo in congestione che di tanto in tanto arriva dalle
mense centrali. “Il pasto lo devi ordinare!”, seguito da “una mensa
ce l’avevamo pure noi”...
Che tempo schifoso stamattina! Pezzo di pizza, caffè e tappa al
Sogesta; da rappresentare ci sono circa 150 studenti, residenti li
dove i loro parenti non avrebbero mai sperato, tra Urbino e
Fermignano, percorso tortuoso della linea più nervosa, la 18.
Nemmeno ci metto piede e già l’autista mi ha chiesto il biglietto;
caccio un euro di tasca e sto male per 15 minuti, il rischio è di
rigurgitare il mitico trancio “salame piccante e provola” preso dieci
minuti prima. La Linea 18 è un’apetta più grande ma non a due
posti, l’autista un pilota di Formula Uno con cartolina di
Schumacher sul cruscotto.
Ci scarica al volo, la prima persona che conosco è la barista del Sogesta, seguito dall’eroico studente con piercing a volontà e borsetta nera dei Beatles. Ancora non adocchio la struttura e lui subito mi allerta sui trasporti indecenti ed il cibo in congestione che di tanto in tanto arriva dalle mense centrali. “Il pasto lo devi ordinare!”, seguito da “una mensa
ce l’avevamo pure noi”. Peccato che adesso vadano avanti a soli
snack, sigarette, alcool e cornetti. Un campo da basket sguarnito
precede quello che sembra un palasport, siamo dinanzi ad uno
dei (tre o quattro) plessi del nostro campus scientifico preferito.
De Carlo colpisce ancora.
Accedo in portineria e noto un solo biliardino ed otto computer
di quelli che si utilizzavano nelle aule informatiche delle scuole
superiori e non di certo a scopi didattici; proseguendo intravedo
una portinaia visibilmente annoiata e la barista indaffarata su dei
conti stravaganti. Toast un euro e dieci, piadina uno e cinquanta,
hot dog due e cinquanta, cornetti salati uno e ottanta e focaccia
farcita due euro e cinquanta.
Sono le uniche pietanze che il territorio può offrire. Fuori piove,
una cisterna emana vapore, il clima è surreale…scatta il giretto
su internet…e poi c’è un silenzio bestiale! Sto mandando due mail
quando mi accorgo che una ragazza alle mie spalle è in preda a
suggestioni ancestrali firmate Ludovico Einaudi, il musicista ideale
per quelli che studiano a ascoltano musica allo stesso tempo.
Mi viene da consigliarle i Black Flag, perché non è possibile si
ascolti roba del genere in un collegio che a confronto il Tridente
è campeggio allo stato brado. Addirittura ci sono due ragazzi che
dopo aver vinto il provino per “Amici” di Maria De Filippi via
internet adesso stanno provando due o tre stacchetti originali.
Al Sogesta ci si aggrappa anche a queste cose. Dal canto mio,
opto per la defilazione istantanea, perché è ora di addentrarsi nei
meandri delle famose 150 camere doppie, alla ricerca del fornello
abusivo simbolo di quell’acclamata libertà culinaria.
In radio danno Eros Ramazzotti quando mi introduco in uno dei bagni pubblici, la prima sensazione è che siano pulitissimi, la seconda di più.
Architettonicamente siamo decisamente avanti, i pavimenti
bordeaux conferiscono un aria misteriosamente alla Twin Peaks,
nei corridoi quadri bislacchi dettano il tempo a lineari tragitti
sfocianti in aule studio completamente abbandonate.
Il Sogesta è un’arena studio a cielo aperto, paradiso naturale e
di serenità interiore, punto di partenza per presumibili master in
“Meditazione Trascendentale” patrocinati dalla UE.
Non a caso il primo commento (positivo) che balena per la testa
ad una cortese ragazza che becco risponde all’asserzione “il
Sogesta è innanzitutto un posto tranquillo”. Adesso lo avete capito
perché sotto all’indicazione “Campus Scientifico” volevo farli
aggiungere “il paradiso del relax”?
Pezzo da accompagnare alla lettura: “And The Radio Plays”, CCCP.