Giornalisti con i piedi per terra


Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia incontriamo Maso Notarianni, direttore di Peace Reporter...
sabato 11 luglio 2009, di Francesca Di Felice - 257 letture

Scordatevi le pagine patinate e il mezzo busto in giacca e cravatta: qui parliamo di una trentina di fogli di carta riciclata, fitti di parole e grandi reportage fotografici.

I protagonisti sono i fatti, le vicende che giornalisti reali toccano con mano non solo per apparire su uno schermo, ma per farne conoscere veramente le dinamiche.

Peace Reporter nasce nel 2001 in Afghanistan subito dopo l’attacco dell’11 settembre. Notarianni ci racconta di essere stato uno dei pochi giornalisti occidentali presenti sul posto e come la distorsione della realtà sia una prassi delle televisioni occidentali. Per Notarianni l’Afghanistan è un presepe, simbolo di antichità e tradizione.

Fu quindi per lui insopportabilmente palese come gli inviati dei canali occidentali si preoccupassero soltanto di mostrare scene di guerra e di violenza, simulate con monitor a raggi infrarossi, per suggestionare il pubblico. E fu così che proprio lì a Maso Notarianni venne l’idea di costruire un medium che raccontasse il mondo dalla parte di chi quel mondo lo vive. Non ne poteva più di vedere giornalisti incravattati alloggiare in hotel; ricevere lanci d’agenzia dalle proprie redazioni; pagare qualche ragazzo locale per raccogliere informazioni e per sparare colpi all’aria: una perfetta sceneggiatura da zona di guerra.

Nel 2001 inizia quindi il progetto Peace Reporter che, grazie al supporto di Emergency e della Misna, diventa nel 2003 un sito internet. Accanto al portale web nasce poi anche il supporto cartaceo mensile, il cui obiettivo è ricoprire in modo oggettivo e diversificato le notizie che provengono dagli esteri.

Peace Reporter infatti si avvale di una squadra di corrispondenti in perenne viaggio per il mondo, ma soprattutto di una rete di collegamenti sul posto in grado di fornire un punto di vista reale: persone comuni che non hanno fini giornalistici. La passione e il continuo sforzo di affrontare tematiche senza pregiudizi sta alla base della convinzione, già espressa da Egisto Corradi, che il giornalismo si faccia con le suole delle scarpe.

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