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Tumori a Siracusa: dove mi curo?

L’incertezza diventa tragedia, quando si prova ad informarsi sulle strutture presenti nel territorio per l’assistenza e la cura dei malati di tumore.

di Piero Buscemi - mercoledì 27 maggio 2009 - 2495 letture

A Siracusa si muore. Come in altre città. Come in altri siti industrializzati. Forse con la stessa frequenza. Forse di più. Perché neanche questo è dato sapere. Almeno con certezza. Un solo dato certo è sotto gli occhi di tutti. Basta girare per la città e analizzare i necrologi. L’età dei compianti da le risposte, senza alcuna congettura fantasiosa. Ed è il tumore a dare le risposte. Troppo spesso.

Se si provasse a fare una statistica attendibile sulla provincia di Siracusa, che registrasse l’incidenza degli ultimi decenni dei fenomeni legati a neoplasie che colpiscono annualmente la cittadinanza, non poche sarebbero le difficoltà per attingere dati sufficienti per poter stilare un dato veritiero.

Diventa difficile muoversi con certezza di dati in un campo così vasto e diffuso e la mancanza a Siracusa di un vero centro oncologico impedisce una registrazione cronologica dei fenomeni. Se si prova a consultare il sito dell’Associazione Italiana Registro Tumori, concentrando la ricerca in questo angolo d’Italia, tenendo conto che la copertura dei dati aggiornata al 20 aprile 2009 vedeva il Sud e le Isole al 16,5% , avere risposte soddisfacenti sulla situazione di Siracusa e provincia è davvero impresa ardua.

L’incertezza diventa tragedia, quando si prova ad informarsi sulle strutture presenti nel territorio per l’assistenza e la cura dei malati di tumore. L’unico ospedale presente in zona, che riesce solo in parte a tamponare le emergenze, è il Rizza. Situato nella zona alta della città, fu costruito nel 1933 per conto dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, che lo gestì fino al 1973. L’attività dell’ospedale è coadiuvata dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT), che attraverso dei protocolli di prevenzione e di diagnostica, cerca di limitare il fenomeno.

L’ospedale, restaurato di recente, ospita al secondo piano il reparto di oncologia con 24 posti letto. Il personale, già insufficiente per far fronte alle esigenze dell’ospedale Umberto I, di cui il Rizza rappresenta un distaccamento, vede l’alternarsi di un massimo di due infermieri durante i turni previsti, coadiuvati dal medico di turno. La cortesia e la dispoibilità riscontrata, purtroppo, non sono sufficienti a colmare la carenza di mezzi e strutture per gestire al meglio le varie emergenze.

Riguardo le terapie effettuabili, bisogna riscontrare che nelle strutture siracusane non si va oltre la Chemioterapia (l’uso di composti chimici sintetici o semisintetici per distruggere parassiti od organismi patogeni senza intaccare le funzioni vitali dell’ospite), obbligando i pazienti a trasferte estenuanti e spesso dispendiose a Catania o a Taormina , nei casi in cui la Radioterapia (utilizzo di radiazioni ionizzanti per scopi medici) diventa l’unica alternativa.

La vera lacuna la si riscontra poi, quando in preparazione alle varie terapie curative, il paziente deve essere sottoposto a tutta una serie di esami, atti a completare il quadro clinico e il monitoraggio dell’evoluzione della malattia. I degenti del Rizza sono costretti ad estenuanti e stressanti deambulazioni con l’utilizzo di autoambulanza, che li trasferisce all’ospedale Umberto I per essere sottoposti a TAC, radiografie ed ecografie. Un disagio che non agevola la reazione psicologica del paziente, già demoralizzato dalla propria condizione di malato grave.

Eppure Siracusa con il suo polo industriale di Augusta-Priolo, rappresenta insieme a Gela e Milazzo il così detto triangolo della morte, facendo parte delle aree ad elevato rischio ambientale. La disattenzione della classe politica ha da sempre sottovalutato, forse volontariamente, il fenomeno. Gli investimenti per rilanciare la risorsa turistica della città ha da sempre coperto le reali priorità di questa città. Da anni si sente parlare di promesse elettorali che prevedessero la costruzione di un polo oncologico efficiente, ma spesso i fondi provenienti dalla Regione e dall’UE sono stati dirottati verso esigenze forse meno essenziali, quali la recente realizzazione della pista ciclabile che ha surrogato la vecchia cinta ferroviaria della città e costata un milione e settecentomila euro.

Senza dimenticare il G8 Ambiente, voluto e realizzato dalla ministro Prestigiacomo lo scorso 22 aprile che, sembra per dare un’immagine meno catastrofica alla città – i manifesti pubblicitari inneggiavano ad una poco reale “Siracusa si fa bella” – sia costato circa 28 milioni di euro.

Ma intanto, la squadra di calcio della città ha raggiunto la desiderata C-2. Questo almeno, potrà far morire contenti.


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