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Succede a Cologno Monzese il 21 aprile 2018

Qualcuno prova a dare un significato storico a chi si macchiò di stragi, senza troppi scrupoli. Come se un eccidio abbia pure un motivo perché venga compiuto.
di Franco Novembrini - martedì 3 aprile 2018 - 1183 letture

In questi giorni il sindaco leghista di Cologno Monzese ha deciso di allestire in centro al paese un accampamento delle SS per far vedere come vivevano questi poveri soldati fra un massacro e l’altro di ebrei e, partigiani e vittime innocenti magari indicati dai ’’ragazzi di Salò’’ di violantesca memoria. Il tutto, ovviamente, per motivi culturali a ragazzi che avrebbero, piuttosto, bisogno di conoscere sì la Storia, ma quella vera di chi si ribellò al nazifascismo e spesso pagò con la vita questa decisione che ci avrebbe portato, grazie al loro sacrificio ad avere una democrazia garantita da una Costituzione voluta da Calamandrei, da Pertini e poi difesa da De Gasperi fino a Berlinguer e Moro, di cui ricorre l’infame omicidio dopo la strage della sua scorta ed i cui autori sono tutti liberi e a volte cercano di dare lezioni ai figli e nipoti delle vittime innocenti della loro barbarie.

Ma la storia in Italia non ha mai avuto vita facile. Già dal ’43 dopo la fuga del re ’’Sciaboletta’’ e di alcuni generali, accusati di stragi che facevano concorrenza alle SS hitleriane, i generali Robotti e Roatta, specialmente quest’ultimo trattava per conto del governo Badoglio, la resa dell’Italia nella maniera ipocrita e vigliacca che la Storia ci ha tramandato. Nell’immediato dopoguerra Roatta, oltre ad essere reintegrato e non consegnato agli jugoslavi come criminale di guerra, fu al vertice del Sismi che per anni fu guidato da personaggi che furono molto indulgenti con il ciarpame fascista delle bande criminali come la X Mas e con i golpisti De Lorenzo e i massoni deviati di Licio Gelli.

Ci sarebbe da parlare dell’armadio della vergogna che nascose per decenni le stragi dei nazisti e delle spie repubblichine i cui resti tornarono utili per le stragi, quasi tutte impunite, da partire da Portella della Ginestra per continuare fino a quella di Bologna. Ora il sindaco leghista di Cologno cerca di veicolare come storica una provocazione a ridosso della festa della Liberazione, seguendo di pochi giorni una analogo tentativo e dopo una lunga serie di provocazioni che, come da copione, si manifestano quando la ’’casta’’ che ci governa e che spesso è sensibile alle indicazioni di stati esteri su chi, come e in che modo debba essere governata l’Italia.

Crediamo che possa configurarsi una specie di preparazione a ben più gravi azioni. Comunque al Sindaco consiglieremmo di fare cosa utile regalando agli studenti il libretto sul fascismo di Umberto Eco e di far leggere nelle scuole alcuni degli ’’scritti corsari’’ di P.P. Pasolini, pubblicati come articoli sul ’’Corriere della sera’’ prima che venisse ucciso in maniera poco chiara decine di anni fa.

Un’ultima notazione, ci sembra doverosa, il 21 aprile, data scelta da noto sindaco, non è una data qualunque, ma è stata la prima festa nazionale istituita da Mussolini per festeggiare i natali di Roma ed a cui si partecipava con la divisa di ordinanza del tempo: la camicia nera e l’orbace.

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