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Scuola: l’educazione alle pari opportunità

In Italia ogni 10 professori universitari solo uno è donna e ogni 100 parlamentari maschi si incontrano 5 rappresentanti del cosiddetto "sesso debole".
di Erminia Bosnia - mercoledì 26 novembre 2008 - 4012 letture

“Tra donne e uomini: verso una comunicazione sulla differenza”

PREMESSA Il 2007 è stato proclamato "Anno europeo delle pari opportunità per tutti". L’approccio alla cultura di genere quale riconoscimento dell’efficacia dell’azione per il conseguimento delle pari opportunità nella nostra società, dal punto di vista della relazione formale ed informale, assume all’interno dell’istituzione scolastica la valenza di didattica differenziata e trasversale. Bisogna costruire processi di integrazione consapevoli, non è più possibile affidarsi al caso o alla buona volontà dei singoli e nella scuola, istituzione deputata all’educazione e alla formazione, si sta cercando di mettere a punto alcune metodologie e processi, ma sicuramente la società è impreparata e dalla non consapevolezza nasce la paura, l’intolleranza e il razzismo. La scuola, oggi, è investita del problema della cultura della differenza, che non deve essere intesa come una nuova forma di separatezza o di impedimento alla comprensione della somiglianza, di ciò che unisce, ma come valorizzazione dei percorsi per le identità maschili e femminili.

MOTIVAZIONE In Italia ogni 10 professori universitari solo uno è donna e ogni 100 parlamentari maschi si incontrano 5 rappresentanti del cosiddetto "sesso debole". Integrazione e pari opportunità di accesso e successo scolastico. Innovazione e qualità. Questi sono i due concetti, i due scenari, attorno a cui la scuola e tutti coloro che a scuola studiano e lavorano, si dovranno riconoscere e crescere nei prossimi anni. Il contenuto innovativo che, forse per certi versi può considerarsi antico, consiste nella riflessione che è divenuta, oggi, una riflessione mondiale e non più solo delle donne di ispirazione democratica.

A Pechino La IV conferenza mondiale delle donnePechino, 4-15 settembre 1995, in tempi di grandi conflitti ideologici, di appartenenza religiosa o culturale o etnica, le donne di 184 Paesi si sono ritrovate a condividere alcune grandi definizioni. Non si è trattato esclusivamente di discussioni accademiche o culturali senza conseguenze, poiché questi Paesi hanno sottoscritto il loro impegno a far sì che i temi trattati, diventino parte integrante della propria normativa e della propria azione politica e di governo. A Pechino sono state individuate dodici cosiddette aree critiche e problematiche che vanno dall’educazione alla condizione femminile, alle pari opportunità, all’educazione, alla violenza, ai conflitti e alle migrazioni che riguardano molto da vicino la questione femminile. Si tratta, infatti, di migrazioni che vedono le donne protagoniste nel mondo come profughe o migranti.

Non vanno dimenticate, inoltre, le questioni che attengono al ruolo delle donne nei luoghi decisionali, una delle condizioni per poter parlare di reali pari opportunità, ovvero la possibilità di esplicare un diritto di cittadinanza attiva. Sono necessari, insomma, percorsi che uniscano la solidarietà e il riconoscimento della legalità come un fatto di acquisizione e considerino, e questo è il ruolo della scuola, il riconoscimento della cittadinanza non soltanto come un dato anagrafico di nascita o di consanguineità, ma come acquisizione di valori condivisi e costituzionali.

Nelle scuole del nostro Paese bisogna promuovere la cultura delle pari opportunità attraverso: • Il diritto al rispetto delle identità culturali e religiose. • Il dovere costituzionale alla solidarietà che, quindi, non può essere ritenuta un’opzione, ma un dovere; • Cittadinanza attiva • Identità e differenze: la differenza è una risorsa OBIETTIVI Formativi • Aumentare la consapevolezza del diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione e del problema della discriminazione multipla. • Stimolare il dibattito e la discussione sull’aumento della partecipazione dei gruppi sottorappresentati nella società e su una presenza equilibrata di uomini e donne • Agevolare e riconoscere diversità e parità • Comunicare è condividere OBIETTIVI Cognitivi • Interculturalismo e multiculturalismo: due filosofie di pensiero piuttosto diverse. • I termini sono educazione, pedagogia, comunicazione e intercultura, ovvero pratiche educative e pedagogiche volte a cercare l’incontro, il dialogo e lo scambio con l’ “altro”. • Contrastare gli stereotipi sulla differenza di genere. • Affrontare in modo positivo i saperi tecno-scientifici • Promuovere atteggiamenti positivi verso il lavoro autonomo e la cultura d’impresa, tra le ragazze, e atteggiamenti positivi verso i lavori tradizionalmente femminili, tra i ragazzi. •

Contrastare la violenza: agita e subita 1. L’art. 2 comma 1 della L.R. 23/90 così recita “la Commissione svolge le proprie funzioni in campo istituzionale, economico, sociale e culturale per rimuovere gli ostacoli che di fatto costituiscono discriminazione diretta e indiretta nei confronti delle donne”. La violenza contro le donne è, purtroppo, ancora oggi un fenomeno ampiamente diffuso e, secondo indagini e studi internazionali, rappresenta la prima causa di morte ed invalidità per le donne fra i 16 e i 44 anni.

La maggior parte delle violenze si consumano all’interno della famiglia e i maltrattamenti da parte del coniuge o del partner rappresentano la forma più comune di violenza contro le donne. E’ ingannevole però ritenere che sia solo un “problema di donne”; è un problema umano di tutte le società, in quanto si manifesta in ogni regione, paese e cultura indipendentemente dal reddito, dalla classe sociale e dall’etnia. Aprire uno spazio su questa tematica significa contribuire a “toglierla dalle stanze oscure delle mura domestiche”, impegnarsi a farla conoscere in tutta la sua drammaticità, facendo sì che le donne e gli uomini della nostra Regione prendano coscienza del problema attraverso l’esame di dati e informazioni certi, e possano così impegnarsi nel promuovere azioni positive per contrastare la violenza alle donne che non coinvolge solo esse, ma l’intera società.


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