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Colpirne uno, educarne cento. Il caso Assange

Si è liberi di comprare, vendere e saccheggiare, ma la verità deve restare distante e oscura. Il potere sempre più simile al Celeste Impero si cela nella sua nicchia dorata, ai sudditi non è dato di vederlo e di comprenderlo.

di Salvatore A. Bravo - venerdì 28 giugno 2024 - 543 letture

Unum castigabis, centum emendabis

Il caso Assange sembra risolversi nel modo migliore possibile, benché nulla potrà cancellare la lunga e ingiusta detenzione a cui il giornalista è stato sottoposto. Detenzione, isolamento e terrore sono stati i compagni di “cella” del giornalista. Assange è marchiato per sempre, nella sua psiche e nel suo corpo il dominio ha impresso la sua verità. Il Totalitarismo liberista ha mostrato il suo volto autoritario; si è semplicemente svelato. La democrazia oligarchica e atlantista ha bandito la verità dalla sua struttura politica e sociale. Si è liberi di comprare, vendere e saccheggiare, ma la verità deve restare distante e oscura. Ai sudditi è dato il divertissement come strumento per derealizzarsi e illudersi di vivere in uno Stato libero e democratico. Il potere sempre più simile al Celeste Impero si cela nella sua nicchia dorata, ai sudditi non è dato di vederlo e di comprenderlo.

Ora che la verità non è più aggirabile, abbiamo dinanzi a noi il quadro reale della realtà. La violenza è la sostanza della democrazia plutocratica, il Ministero della verità non rispetta nessuna legge internazionale, anzi quest’ultima serve solo a giustificare la legge del più forte. La legge vale solo per gli Stati canaglia e per i nemici di turno, chi detiene il potere, come gli antichi sovrani, è al di sopra della legge, è unto dal “capitale”. La sacra unzione medioevale è stata sostituita dal tocco miracoloso della finanza.

Assange ha reso noto ciò che sapevamo o sospettavamo. Dopo dodici anni Assange è libero, sembra dunque che giustizia, un minimo, sia stata fatta. L’azione internazionale a suo sostegno ha sicuramente avuto il suo peso. Il potere teme i popoli, è demofobico pertanto le pressioni non sono state indifferenti. Eppure è possibile congetturare sulle motivazioni della liberazione. Liberarlo dopo dodici anni di sofferenze e torture è un chiaro messaggio che il potere lancia ai dissenzienti “Unum castigabis, centum emendabis”. Chiunque voglia lottare per la democrazia e per la legge sa bene d’ora in avanti che va incontro a pericoli e ad inaudite sofferenze, per lui lo stato di diritto è sospeso. Solo figure eroiche possono ipotizzare di attraversare la cruenta Odissea di Assange. Assange libero è inviato tra i normali cittadini ad eterna memoria di ciò che potrebbe accadere anche a loro. Si scoraggiano così i dissenzienti, pertanto liberarlo è il modo con cui il dominio segnala a chiunque voglia svelare la verità con documenti e dati oggettivi che le conseguenze saranno terribili. A novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, probabilmente Biden già affaticato dalla guerra ucraina ha risolto l’imbarazzo del caso Assange. Insomma una liberazione molto proficua…

Lo splendore del patibolo

Un altro aspetto rivela il clima da Tribunale dell’Inquisizione in cui siamo. Assange è stato liberato dopo essersi dichiarato colpevole di cospirazione per aver divulgato documenti da cui dipendeva la sicurezza nazionale. Rammenta tutto ciò l’abiura di Galileo Galilei che tornò parzialmente libero dopo aver dichiarato di abbandonare “completamente la falsa teoria che il sole è centro del mondo”. L’abiura è del 1633, similmente Assange dichiara di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale e si affida alla bontà dei carcerieri che con le loro politiche minacciano le vite di popoli e singoli. In entrambi i casi il potere chiede al trasgressore di riconoscere la superiore autorità dell’Istituzione e di assoggettarsi ad esso nel corpo e nella psiche. Lo splendore del patibolo, solo simbolico, deve educare i servi a tacere e a non fare domande.

Il dominio in entrambi casi rende pubblico che il ribelle ha accettato e riconosciuto il potere, è solo un omuncolo tra omuncoli e quindi alla fine la ribellione è stata spezzata. In entrambi casi l’abiura può essere letta anche in questi termini: i calcoli per Galileo Galilei e i documenti per Assange sono i dati oggettivi che malgrado pentimenti e inginocchiatoi reali e psicologici restano a mostrare la verità. Essi hanno ceduto, ma in realtà l’obiettivo è stato raggiunto: la verità è stata resa pubblica e nessun atto di abiura potrà cancellarla.

Si spera che Assange abbia lunga vita, in quanto innumerevoli sono i casi di morte improvvisa, il potere ha memoria elefantiaca e lunghe e nere mani.

Il caso Assange non ha trovato accoglienza in nessuno dei partiti ufficiali. La lotta per i diritti civili denuncia con l’indifferenza verso il caso Assange la sua menzogna: nessun partito politico o movimento di massa che sfila per i diritti di chiunque si è lasciato coinvolgere da un caso che non trova gradimento nelle alte sfere. I diritti non valicano i desideri dei padroni. Si è grati al sistema che concede i diritti, purché si resti fedeli al “politicamente corretto” e si perpetui la fiaba che il nostro è il mondo dei diritti e della verità e dunque abbiamo il diritto-dovere di intervenire per liberare gli oppressi con ogni mezzo.

Ogni uomo è parte dell’umanità, fin quando un solo essere umano sarà perseguitato per la giustizia e per la verità nell’indifferenza o nell’accettazione passiva del "fatto ormai avvenuto”, saremo lontani dalla civiltà del diritto. Il diritto negato ad Assange prepara altri diritti negati, per cui coloro che corrono sul carro dei vincitori ed evitano di confrontarsi con il suddetto caso potrebbero un giorno trovarsi in situazione simile. I diritti concessi e poi rigettati sono la prova che la nostra democrazia è imperfetta e solo l’azione collettiva e politica può trasformare la deriva autoritaria in consapevolezza comunitaria tesa a proteggere i diritti e i doveri di ogni essere umano. Tanto abbiamo da imparare e da pensare sul caso Assange. Il caso non è chiuso con la sua liberazione, adesso inizia un percorso di consapevolezza di ciò che è stato per poter organizzare la difesa reale dei diritti senza “ottriate concessioni”. Assange ha fatto il suo, ci lascia un patrimonio di verità che gli è costata una vita intera e anche molto di più, la liberazione non potrà cancellare ciò che è stato. Sta a noi, ora, continuare la sua opera di verità nel mondo della propaganda. Abbiamo il dovere etico di parlarne ovunque e di organizzare occasioni affinché se ne discuta.

Nel tempo del vittimismo dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni gli esempi di uomini e di donne che hanno lottato per la verità, perché vivere nella menzogna non è come vivere nella verità; la differenza è la linea che divide una vita a misura di essere umano e una vita da “bruti reificati”.


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