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Racconti ischitani (ragazzo di strada 8)

di junior - mercoledì 28 novembre 2007 - 3425 letture


- Mi fai guidare... ? - chiese Alessandro poggiando la mano sul volante.
- Neanche per sogno... - rispose Alessio - Togli quella mano. - Il ragazzo si ritrasse. Abbassò il finestrino. Guardò fuori. L’ingegnere l’osservò con la coda dell’occhio. Aveva un’espressione irritata.
- Devi solo pazientare un paio d’anni... - continuò l’uomo - Prenderai la patente. -
- Io so guidare... - insistè il giovane lanciandogli uno sguardo di sfida.
- D’accordo... - aggiunse lui in tono conciliante - sai guidare. Devi solo fare l’esame. -
- Due anni sono un’eternità... - esclamò Alessandro slacciandosi la cintura di sicurezza.
- Che fai...? - interuppe l’uomo - Riallacciati subito la cintura...! -
- Mi da fastidio... - protestò il ragazzo - Non voglio essere trattenuto. - Alessio rimase qualche istante in silenzio. Pareva meditare sulla risposta.
- Ok. sei autorizzato a non trattenerti... - disse finalmente. Alessandro si piegò lateralmente. Poggiò le sue labbra su quelle dell’amico. L’ingegnere frenò istintivamente. La macchina decelerò bruscamente. Si sentì il rumore dei freni. Un automobilista li sorpassò suonando il clacson. Inveì nella loro direzione con un gesto del braccio.
- Sei impazzito...? - esclamò Alessio accostando a destra - Vuoi provocare un incidente...?-
- Sangue... sangue... - ripetè Alessandro ridendo - Ti starebbe bene un po’ di sangue sulla faccia. -
- Scendi... - disse l’uomo.
- Cosa...? - chiese Alessandro.
- Scendi... - ripetè lui.
- Perchè...? - insistè il ragazzo rivolgendogli uno sguardo interrogativo. Sembrava meravigliato da quella reazione.
- Sei un maleducato... - rispose Alessio - Ha bisogno di una lezione.- Alessandro rimase in silenzio. Scese dalla macchina. Chiuse la portiera. Si allontanò di spalle senza voltarsi. L’ingegnere ripartì accelerato.

Il capo cantiere stava fumando una sigaretta. L’ingegnere gli si avvicinò. I lavori all’esterno della villa erano in pieno fermento. Il rumore dei mezzi meccanici copriva le voci degli operai.
- Finalmente... - esclamò Michele togliendosi il cappello - ti sei degnato di farci una visita. -
- Non rimproverarmi... - rispose Alessio - Ho completato il lavoro in tempi record. Sono stato bravo. -
- Complimenti... - ripetè l’amico - ti meriti un bel voto. -
- Io speravo in un anticipo... - incalzò l’ingegnere. Michele spense il mozzicone con la suola della scarpa. Gli fece cenno di seguirlo. Raggiunsero l’abitazione su due livelli. Entrarono. Michele chiuse il portone di legno alle sue spalle.
- Quanto ti serve...? - chiese il capo cantiere.
- Tremila euro... - rispose Alessio poggiando la borsa sul tavolo. L’uomo estrasse il libretto degli assegni. Scrisse la cifra. Firmò in basso. Allungò il biglietto all’amico.
- Ho visto la tua segretaria l’altro giorno... - disse Michele
- Dove l’hai vista...? - chiese l’ingegnere.
- Mi ha chiesto un appuntamento di lavoro... - rispose lui - L’ho incontrata a casa di una sua parente. -
- E allora...? - insistè Alessio.
- Mi ha fatto alcune domande. Ha cercato di scoprire qualcosa di te... -
- E tu...? - interruppe il giovane - Cosa le hai detto...? -
- Mi conosci... - spiegò il capo cantiere - Sai bene che sono un ingenuo... -
- Scommetto che le hai rivelato persino il mio gruppo sanguigno... - protestò Alessio.
- Hai indovinato... - rispose Michele - Una cosa l’ho dimenticata. -
- Cosa...? - chiese Alessio - Cos’hai dimenticato...? -
- Ricordi il ragazzo di cui mi hai parlato...? Quello studente... Mi è sfuggito di mente. Un’amnesia temporanea... Sto invecchiando. - L’ingegnere lesse l’assegno. Controllò che fosse stato compilato correttamente. Infine sollevò la testa in direzione dell’amico. Gli rivolse un’occhiata indagatrice.
- Hai ragione... - aggiunse - Stai proprio invecchiando. -

continua...

Angela Colella


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