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La passione del linguista

di Victor Kusak - mercoledì 1 febbraio 2023 - 787 letture

[La versione di questo testo giuntaci in originale accadico, è comprensibile probabilmente per un lettore umano, di cultura occidentale e vivente tra la fine del Ventesimo e i primi due decenni del Ventunesimo secolo. Cosa sia “occidentale”, cosa sia “ventesimo” e “ventunesimo secolo” possono essere termini comprensibili solo da una ristretta cerchia di lettori…].

Fa sempre piacere, anche se in maniera rara e casuale, trovare nel corso dei rilevamenti storici che andiamo facendo nell’universo, qualcosa di simile alla stessa propensione che spinge noi stessi nell’ambito della nostra ricerca. Spiriti affini, analisti come noi, pervasi da questa stessa gioia, altrimenti non spiegabile, a voler mettere assieme i fili, le tessere di un puzzle, segmenti di tempo. Per chi è nell’eternità dell’universo, non esiste tempo, le cose non esistono. È tutto un eterno immoto. Nulla e pieno sono la stessa cosa. Anche uno sbadiglio non ha alcun significato. È quando ci si immerge dentro che il vuoto comincia a popolarsi. Appaiono le cose. I pieni e i vuoti. E cose che stanno prima e cose che stanno dopo. Insomma, la storia. E nella storia anche trasformazioni, nascite, morti, disastri… È così che noi storici ci siamo accorti di come questo pullulare di cose implicava anche la trasformazione delle cose e come all’interno delle cose c’erano anche delle cose diverse dalle cose stesse - esseri animati, civiltà sparse in questi universi. Ognuna diversa dalle altre, ognuna con le sue caratteristiche. Ma lì dove il nostro cuore batte più forte è quando individuiamo all’interno di queste civiltà degli esseri pensanti che ad un certo punto si sono trovati a indagare la realtà con lo stesso nostro spirito.

È quanto è avvenuto, secondo le nostre ricostruzioni, in questi posto chiamato Terra Terzo Pianeta - come tutti i nomi, crediamo che la denominazione del luogo si riferisca a Pianeta come famiglia di appartenenza, Terra come nome di persona, mentre Terzo gli studiosi ancora dibattono se si riferisca al patronimico (sarebbe dunque Terra figlio di Terzo), oppure sia direttamente un numerale: e dunque Terra Terza, nel senso che prima evidentemente ci debbono essere state una Prima e una Seconda Terra.

Come dicevo il dibattito è ancora aperto. In ogni caso, in questo pianeta Terra che era abitato da esseri senzienti bipedi, a un certo punto arrivò un segnale radio dall’esterno. A quanto pare, gli abitanti di questo pianeta, per chissà quale motivo, avevano inviato segnali radio e di diverso tipo, senza evidentemente sapere bene quali sono le consuetudini e la buona creanza che regola quella parte dell’universo. Avevano mandato un messaggio in klingon, la ricetta della pizza in napoletano, la formula dell’etanolo con la scritta “cin-cin” [1]. Insomma, un po’ di messaggi a cazzo di cane e evidentemente più con lo spirito di voler giocare che sapendo bene quel che stavano facendo. In ogni caso, uno dei loro messaggi fu intercettato da una civiltà abbastanza vicina da essere anche in grado di rispondere con un proprio messaggio. Che fu ricevuto. Solo che le capacità culturali degli abitanti del Terzo Pianeta non erano molto evolute. Insomma, non ci capirono una mazza. Lo studiarono, lo analizzarono. Usarono tutto il loro migliore ingegno, la scienza più avanzata di cui disponevano. Niente. Poi casualmente il segnale capitò nelle mani di un giovane apprendista linguista ricercatore in un laboratorio universitario periferico. Che chissà per quale illuminazione, trovò la soluzione.

Il segnale era in realtà un fascio di più lingue aggrovigliate tra di loro, lingue in gran parte sconosciute ma alcune erano conosciute dal linguista. Il messaggio ripeteva ogni singolo significato attraverso migliaia di modi di dire, di lingue, dialetti, espressioni provenienti da tutta la storia degli abitanti bipedi di quel pianeta. Invece di trasmettere una sola parola, con un solo significato, per assicurarsi che gli abitanti del Terzo Pianeta comprendessero meglio avevano usato tutte le parole che le diverse civiltà che si erano succedute nel Terzo Pianeta, avevano potuto usare - e che lo stesso linguista non poteva più conoscere perché erano lingue per lui morte. Il linguista era affascinato dalla cosa. Evidentemente una civiltà superiore, tanto evoluta da riuscire a parlare con una stratificazione tale di linguaggi che un solo concetto poteva veicolare miliardi di informazioni contemporaneamente. Un fascio linguistico che portava la comunicazione e dunque anche la possibilità di trasmettere le conoscenze e la conoscenza stessa, a un livello enormemente superiore. Perché una cosa è dire che A = B, ma un’altra cosa è dire che ad esempio A sta con B ma sta anche parzialmente con C e che tutti assieme portano a qualcos’altro che è A ma che è anche oltre A… [2]

Il giovane linguista era tutto preso dalla sua scoperta. Si affrettò a comunicare le sue scoperte, incontrando prima ostilità, perplessità - poi anche i suoi colleghi più anziani dovettero accettare le sue stesse conclusioni riguardo al tipo di comunicazione che era giunta loro. A quel punto gli scienziati del Terzo Pianeta, trovata la chiave della comunicazione, riuscirono quasi subito a trovare anche cosa dicesse il testo del messaggio. Il messaggio in realtà era anche breve e conciso. Diceva: “Stiamo venendo ad annientarvi” [3]. In effetti, la superiore civiltà che aveva accolto il messaggio inviato dai terrestri, amava far tremare di paura le loro vittime prima di colpirle - almeno questa era l’intenzione del messaggio. Solo che i terrestri quando furono spazzati via dagli invasori alieni, ancora stavano discutendo sul significato di quell’avvertimento che pure erano riusciti a decriptare, essendo riusciti a sviluppare varie teorie contrastanti e non risolutive al riguardo. Quell’ "annientarvi" infatti, cosa poteva significare? Qualcuno aveva provato con "distruggervi": dunque: "Siamo venuti a distruggervi". Ma la cosa risultava ancora ambigua. In che modo, e con quali fini, a che livello? È facile dire: "annientare"...Insomma, il dibattito era ancora in corso...

Comunque sia andata la cosa, è grazie alla ricomposizione olografica delle onde residuali di sottofondo che è stato possibile rintracciare la trama di quanto accaduto - essendo ormai quell’antico pianeta e quella parte della galassia scomparsi da tempo immemorabile -, trascritto su un antico documento. Documento che iniziava con la scritta:

[La versione di questo testo giuntaci in originale accadico è comprensibile probabilmente per un lettore umano, di cultura occidentale e vivente tra la fine del Ventesimo e i primi due decenni del Ventunesimo secolo…]

[1] Per un elenco più analitico si veda: Una cartolina per gli extraterrestri / Abigail Beall, New Scientist; in: Internazionale, n. 1496, anno 36, p. 94.

[2] La soluzione del "fascio linguistico" è evidentemente una soluzione diversa da quella utilizzata in molte comunità intergalattiche e denominata come "soluzione StarWars" in cui ogni comunità quando incontra altri esponenti di un’altra comunità aliena, si limita a usare il proprio universo linguistico senza sforzarsi di usare interlingue o la lingua altrui fonte spesso di errori e fraintendimenti che, negli incontri tra civiltà diverse è una cosa abbastanza frequente e perniciosa. Ognuno, usando il proprio linguaggio può dire esattamente cosa pensa; sta poi al decodificatore specifico riuscire a tradurre bene "quella lingua" in quella pensata o usata dall’altro. Di solito invece viene usata una "soluzione imperiale" in cui una lingua egemonica viene usata come punto di riferimento, ma essendo proveniente di solito da una dominazione estranea, la lingua intermedia viene anche associata a una lingua nemica e come tale da rifiutare alla prima occasione...

[3] Il messaggio aveva anche un adeguato apparato sonoro e di immagini, con un simpatico smile animato raffigurante un teschio con due ossicini che sbattevano deliziosamente per produrre un suono tamburesco.


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