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Racconti ischitani (ragazzo di strada 5)

di junior - giovedì 1 novembre 2007 - 3645 letture


- Accosta... - disse Alessandro indicando il cancello della pineta - Scendo qui. -
- Potresti anche dire: per favore... - osservò Alessio.
- Per favore... - ripetè il ragazzo sistemandosi lo zaino in spalle.
- Ci vediamo stasera...? - chiese lo studente. L’uomo rimase in silenzio.
- Chiamo io... - aggiunse Alessandro scendendo dalla macchina - Ho il tuo numero. - L’ingegnere lo seguì con lo sguardo. Il ragazzo entrò all’interno del cancello spalancato. Si allontanò di spalle lungo il viale alberato. Alessio attese qualche istante prima di proseguire. Accese lo stereo. Abbassò il volume. Non riusciva a concentrarsi sul lavoro. I pensieri si sovrapponevano sconnessi. Vagavano nella mente come sospesi in un ambiente ovattato. Nessun filo logico li teneva uniti. Provò una sensazione di piacevole inerzia mentale. Un vigile urbano faticava a dirigere il traffico. Alessio gli rivolse un’occhiata distratta. Aveva un aspetto goffo nella sua divisa invernale troppo piccola. Si fermò sullo stop per dare la precedenza. Una foglia ingiallita planò lievemente sul parabrezza. La guardò intenerito. Le venature formavano un complesso reticolo. Azionò il tergicristalli. Le spazzole la spinsero via lateralmente. Il cellulare cominciò a squillare. Guardò il numero. Era uno dei suoi collaboratori.
- Che c’è...? - chiese Alessio.
- Silvia ha avuto un malore... - rispose il giovane - Marco la sta accompagnando in ospedale.-
- Che malore...? - ripetè l’ingegnere.
- Non lo so... - continuò lui - E’ svenuta. Poi si è un po’ ripresa. -
- Sto arrivando... - disse Alessio - Michele ha chiamato...? -
- No, non l’ho sentito...- L’uomo accelerò in direzione di via Michele Mazzella. Parcheggiò nella piazzola di sosta. Scese dalla macchina. Percorse a piedi i pochi metri che lo separavano dallo studio. Una donna di mezza età gli venne incontro sulla soglia. Aveva un aspetto gradevole.
- Buon giorno ingegnere... - disse lei - sono l’assistente del dr. Maurizio. Posso disturbarla? Avrei una certa premura... -
- Prego... - rispose Alessio precedendola all’interno del suo ufficio. Il collaboratore lo incrociò con lo sguardo. Aveva un’espressione interrogativa sul viso.
- Cercami la pratica di Maurizio... - disse accendendo il computer. Il giovane uscì chiudendo la porta alle sue spalle.

Michele si trattenne più del previsto. Sembrava affaticato. Aveva un colore cereo.
- Sei sicuro di sentirti bene...? - chiese Alessio.
- Si, sono solo un po’ stanco... - rispose l’amico.
- Se fossi in te mi farei una tac... - aggiunse l’ingegnere sorridendo.
- Perchè dovrei farmi una tac...? - ripetè Michele.
- Potresti avere un cancro... - spiegò Alessio.
- Un cancro dici...? - incalzò il capo cantiere.
- Si, un cancro... - disse l’uomo - Magari ai polmoni...tu fumi...?-
- Solo tre pacchetti al giorno... - Michele gli lanciò un’occhiataccia - e non corro nessun rischio. - Alessio prese una bottiglia di coca-cola dal frigorifero. Riempì due bicchieri porgendone uno all’amico.
- Sei sicuro che non corri nessun rischio...? - insistè l’ingegnere.
- Sicurissimo... - precisò lui - conosco un antidoto molto efficace. -
- E qual’è ...? Lo riveleresti ad un amico...? - interruppe l’uomo.
- Ma certo... - esclamò Michele - devi scoparti due femmine diverse al giorno. - Alessio scoppiò a ridere. Poggiò il bicchiere semivuoto sulla scrivania.
- No, è troppo faticoso... - rispose - Non ci sarebbe qualcosa di più comodo...? - Fu in quel momento che Silvia entrò nell’ufficio.
- Cara, come stai...? - chiese l’ingegnere andandole incontro sulla soglia.
- Bene, bene... - rispose lei - ho avuto un calo di pressione. -
- Vuoi prenderti qualche giorno di riposo...? - continuò Alessio.
- No, domani sarò in ufficio regolarmente... - rispose la donna - Hai impegni per il pranzo? Vorrei parlarti. - Alessio le rivolse uno sguardo indagatore.
- E’ una cosa urgente...? - chiese lui.
- No, è solo che... - si fermò a cercare le parole - Vorrei pranzare con te. E’ possibile...? - Michele si alzò in piedi. Raccolse le sue carte dalla scrivania. Indossò il soprabito.
- Ricorda quello che ti ho detto... - disse il capo cantiere dandogli una pacca sulla spalla - E’ una buona soluzione. - L’ingegnere lo seguì con lo sguardo mentre usciva dallo studio.
- Di cosa stavate parlando...? - intervenne la donna.
- Niente, niente, mi stava illustrando una sua teoria... - rispose Alessio spegnendo il computer. Silvia estrasse uno specchietto dalla borsa. Diede un’occhiata al trucco.
- Andiamo... - disse l’uomo - Ho fame. -

Silvia cominciò a tagliare la mozzarella a fettine sottili. I pomodori erano freschi, il basilico profumato. Alessio aveva ordinato un risotto alla pescatora. Il cameriere aprì la bottiglia di vino bianco.
- Di cosa volevi parlarmi...? - chiese Alessio.
- Sto cercando un altro lavoro... - rispose lei. L’ingegnere le rivolse lo sguardo. Non riuscì a trattenere un’espressione sorpresa.
- Perchè...? Non ti piace lavorare per me...? - continuò l’uomo.
- Si, mi piace molto... - aggiunse lei - Il fatto è che... -
- Se vuoi un aumento dello stipendio ne possiamo parlare... - interruppe Alessio.
- No, no, non è questo... - precisò l’amica.
- Scusami, non capisco... -
- Io ti amo Alessio... - disse Silvia allungando il braccio sul tavolo.
- Anch’io ti amo... - ripetè lui stringendole la mano.
- No, non credo... - osservò la donna - Tu sei gentile, premuroso. Ma...non mi ami. Si vede. Una donna lo capisce subito. -
- Davvero...? - chiese Alessio - E da cosa si capisce...? -
- Te l’ho detto... - Silvia ritrasse la mano con un gesto rapido e nervoso - Sei dolce, gentile, disponibile. Sei un buon amico. Ma...non mi ami. -
- D’accordo, d’accordo... - disse l’ingegnere bevendo un sorso di vino - Puoi anche pensare che non ti amo. E allora...?Cosa t’impedisce di rimanere? -
- Possibile che non capisci ...? Sto male. Tu non mi ami. Non mi amerai mai. Mai... - La donna non riuscì a trattenere le lacrime. Alessio le allungò un fazzolettino di carta.
- Ricomponiti subito... - ripetè l’amico - Sta arrivando il cameriere. -
- Non me ne importa niente del cameriere... - urlò lei - Tu non mi ami. Non mi ami...- L’ingegnere guardò i vicini di tavolo. La coppia anziana sembrava non essersi accorta di nulla. Il giovane in divisa bianca e nera aveva un’espressione indifferente. Alessio chiese informazioni sul menu. Silvia aveva gli occhi arrossati. Si sistemò i capelli con un rapido gesto della mano.
- Non ho più fame... - disse la donna appena il cameriere si fu allontanato. L’amico le rivolse uno sguardo intenerito.
- Cosa guardi...? - continuò la donna.
- I tuoi occhi... - rispose lui - Sono scurissimi. -
- E allora...? - insistè lei.
- Mi piacciono gli occhi scuri... - aggiunse l’ingegnere.
- Perchè...? - Silvia pareva incuriosita da quella sua affermazione insolita.
- Sono uno spioncino sull’ignoto... - ripetè l’uomo - Una specie di buco della serratura... -
- Andiamo via... - disse la donna - Accompagnami a casa. -
- Obbedisco... - esclamò lui con un sorriso. Erano circa le diciassette quando l’ingegnere raggiunse il suo studio. Sembrava un pomeriggio tranquillo. I collaboratori stavano lavorando ad un progetto comune. Accese il computer. Cliccò su una pagina d’informazione. Il cellulare cominciò a squillare insistentemente. Era un numero privato.
- Pronto... - disse l’uomo.
- Sono Alessandro... - rispose il ragazzo.
- Cosa vuoi...? - continuò l’ingegnere.
- Stasera alle ventidue mi trovi al bar Calise di Ischia... - aggiunse lo studente.
- E allora...? - insistè Alessio.
- E allora un corno... - esclamò Alessandro interrompendo la conversazione.

continua...

Angela Colella


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