Il quadro della settimana: “Vanità” di Mattia Preti

1650-60 circa
 93,5 x 63 cm
 Tela
 Firenze, Galleria degli Uffizi.
di Orazio Leotta - martedì 30 ottobre 2012 - 2780 letture

Mattia Preti (noto anche come Cavalier Calabrese), a soli 29 anni fu nominato Cavaliere di Malta. Tale onorificenza che notoriamente comporta lo svolgimento di attività a scopi benefici e di sostentamento ai più bisognosi, probabilmente sta all’origine della messa a punto della sua opera più nota, ossia “Vanità”. Vanità Spicca su tutti il gesto di rifiuto delle ricchezze della protagonista della tela, accentuato sia dall’atteggiamento che dallo sguardo particolarmente ispirato. Dall’angolo superiore sinistro piove una calda luce naturale che contribuisce ad ammantare l’opera di misticismo, religiosità e colore . Evidenti atmosfere caravaggesche. Il Preti fa altresì denotare il suo interesse verso quei tipi di artisti, quale potrebbe essere il Domenichino - da lui certamente conosciuto nei suoi soggiorni romani - che prediligono l’attenzione all’abbigliamento e alle pose dei protagonisti. La tela fa parte del patrimonio della Galleria degli Uffizi solo a partire dal 1951, quando fu acquistata da una collezione privata. Probabilmente essa faceva parte di una composizione più ampia, poi successivamente tagliata.

Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese, nacque a Taverna (Catanzaro) nel 1613. Giunse a Roma agli inizi degli anni 30 entrando in contatto con la pittura di Caravaggio e dei caravaggisti. Importanti per la sua formazione furono i suoi viaggi ricordati dalle fonti ma di cui non si ha notizia certa. Quasi sicuramente si trovò nell’Italia settentrionale dove si accostò alla pittura emiliana dei Carracci, di Lanfranco, del Guercino e alla pittura veneta del Veronese.

Alla fase romana della sua attività appartengono gliaffreschi in S. Giovanni Calibita e nell’abside di S. Andrea della Valle dove eseguì gli affreschi con Storie di S. Andrea; nel 1652 eseguì l’affresco in San Carlo ai Catinari a Roma rappresentante L’elemosina di San Carlo. L’anno successivo il pittore si trovò già a Napoli dove eseguì grandi serie di affreschi e numerose pale d’altare diventando personalità di spicco nella città.

Tra il 1657 e il 1659 eseguì gli affreschi votivi per la peste, oggi perduti, sulle porte della città; eseguì il ciclo, sul soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella, con Storie della vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d’Alessandria, le due redazioni del Figliuol prodigo che oggi si trovano al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale a Napoli, il San Sebastiano per la chiesa di S.Maria dei Sette Dolori e la Madonna di Costantinopoli nella chiesa di San’Agostino agli Scalzi. Nel 1661 l’artista si stabilì a Malta dove, come pittore ufficiale dei Cavalieri dell’Ordine, fu impegnato nella decorazione della cattedrale di S. Giovanni a La Valletta con Storie del Battista e in numerose tele per le chiese dell’isola.

Morì nel 1699 a La Valletta.


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