Il quadro della settimana: “Il Riposo” (Il Carro Rosso) di Giovanni Fattori

1887
 olio su tela
 cm 88x170.
 Ubicato nella Pinacoteca di Brera in Milano.
di Orazio Leotta - martedì 7 maggio 2013 - 24254 letture

Giovanni Fattori, esponente della corrente toscana dei macchiaioli, affronta il tema del paesaggio e della gente di Maremma con tocchi densi e rapidi di pennellate che definiscono sintetiche e uniformi distribuzioni del colore, le cosiddette campiture. Notiamo la figura scura del contadino in ombra a sinistra, la porzione del carro rosso a destra, le masse chiare dei due buoi al centro e, sullo sfondo, il mare blu e la riva separate da una linea netta di demarcazione tra ombra e luce.

43)Il_carro_rosso(Fattori)[1]Gli elementi sono posizionati sulla diagonale che unisce il vertice basso a sinistra a quello in alto a destra; il carro rosso con l’aratro si vedono appena, lo stanco contadino relegato in basso a sinistra e in ombra, mentre sono i maestosi buoi, staccati dal giogo, a godere della posizione centrale. L’attenzione è catturata dalla maestà del luogo aperto e solitario, dal silenzio dell’ora del riposo pomeridiano sotto il sole della Maremma e dalla nobiltà del lavoro umano, resi attraverso un tono sì elevato, ma non oratorio, del linguaggio pittorico.

L’estrema linea scura del mare è orizzontale mentre sono oblique quelle della sponda, quelle dell’ombra dell’aratro posato in terra e della stanga del carro sostenuta da un bastone verticale. Si avverte un senso di immobilità delle cose, anche il mare in lontananza sembra calmo, contribuendo a dare un tocco di solennità alla scena. Il tutto procede per macchie: non minute e sfuggevoli come tra gli impressionisti, ma a larghe zone di colore, colori primari quali il rosso del carro, il blu del mare, il giallo della terra bruciata dal sole, intensificati dal reciproco accostamento.

Biografia (a cura di www.pittart.com)

Giovanni Fattori nasce a Livorno il 6 settembre 1825. Dopo aver studiato con G. Baldini a Livorno, nel 1846 si trasferisce a Firenze. A Firenze, nel 1847, Giovanni diventa allievo di Giuseppe Bezzuoli (autore di grandi quadri storico-romantici). Il 1848 vede Giovanni Fattori coinvolto nei moti risorgimentali, con il compito, modesto ma pericoloso, di fattorino del Partito d’Azione, ossia di distributore di fogli "incendiari". L’anno seguente assiste all’assedio di Livorno che lascerà in lui un’impressione indelebile.

Le battaglie risorgimentali, che saranno tante volte oggetto delle sue pitture, sono per lui la strada per raggiungere non solo l’unità d’Italia, ma soprattutto un mondo sociale nuovo, libero, onesto e giusto. All’inizio del 1852 inizia a frequentare il Caffé Michelangelo sito in via Larga, dove si ritrovano gli artisti Odoardo Borrani, Telemaco Signorini e Vito d’Ancona che intorno al 1855, costituiscono il gruppo dei Macchiaioli. A Firenze si entusiasma anche del colore di Domenico Morelli, ma Giovanni Fattori non aderisce subito alle nuove esperienze e fino al 1859 dipinge in maniera tradizionale, seguendo il gusto romantico. Al 1854 risale l’Autoritratto, primo quadro di qualità elevata, intonato su un cromatismo terso di toni bruni e bianchi accesi. Fra il 1855 e il 1857 Giovanni Fattori partecipa alle diverse edizioni della Promotrice fiorentina, nelle quali espone dipinti di argomento storico-letterario. Determinante per l’orientamento artistico di Giovanni Fattori è l’incontro con Nino Costa, per consiglio e incoraggiamento del quale Giovanni Fattori presenta al concorso per la celebrazione della guerra del 1859 (vincendolo) il "Campo italiano dopo la battaglia di Magenta" (1862), il primo quadro italiano di storia contemporanea. Nel 1861 esegue I fidanzati e il Ritratto della cugina Argia. Si trasferisce a Livorno per alleviare le sofferenze della moglie, malata di tisi; esegue tre grandi dipinti: Acquaiole livornesi, Le macchiaiole e Costumi livornesi. Nel 1867, dopo la morte della moglie, Giovanni Fattori è ospite di Diego Martelli a Castiglioncello, dove esegue i ritratti di lui e della moglie. Nel 1869 viene nominato professore all’Accademia di Firenze. Alcuni anni più tardi, nel 1873, Giovanni Fattori compie il primo viaggio a Roma, dove esegue alcuni dipinti, come i Barrocci romani. Nel 1875 è a Parigi con alcuni allievi; al ritorno è ospite della famiglia Gioli a Fauglia, dove dipinge amabili ritratti femminili. Nel 1880 esegue Lo scoppio del cassone e Lo staffato.

A quel tempo comincia a trattare soggetti campestri, che lo portano nel 1885 a soggiornare presso il principe Tommaso Corsini nella tenuta della Marsigliana. In quell’occasione Giovanni Fattori trae spunti per alcuni suoi quadri quali La marca dei puledri e il Salto delle pecore, esposti entrambi a Venezia nel 1887. In questi anni ottiene anche la cattedra di paesaggio all’Accademia di Firenze, dove dal 1869 insegna come incaricato. Alla fine del decennio esegue il Ritratto della figliastra e quello della seconda moglie. Nel 1905 si risposa per la terza volta con Fanny Martelli, anch’essa ritratta in uno dei suoi dipinti. La sua attività è intensa fino all’estrema vecchiaia, come dimostrano le numerose opere che espone con regolarità alle rassegne d’arte italiane e straniere. Giovanni Fattori muore a Firenze il 30 agosto 1908. E’ stato il maggior pittore della macchia e forse di tutto l’ottocento italiano. Giovanni Fattori spesso nel corso della sua vita aveva sostenuto di non credere che per fare un artista occorra la cultura esatta e tuttavia questo essere <> é stata forse la sua principale arma, quella che gli ha permesso di essere solo se stesso, un artista libero creatore, privo di condizionamenti culturali.


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