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Dieci anni di No al Ponte

Le piazze, i cortei, i dibattiti, le false notizie, le mezze verità, le speculazioni, le infiltrazioni mafiose. E un gruppo di messinesi decisi a non svendere uno degli angoli più belli del mondo.

di Piero Buscemi - sabato 20 ottobre 2012 - 2208 letture

Come se fosse possibile ripercorrere dieci anni di lotte di piazza, di cortei pacifici, di incontri con la gente, anche quella più scettica. Raccontare con pazienza certosina le motivazioni, i rischi, i miliardi di lire trasformati in milioni di euro da un falso progresso. Come se nel tempo di un articolo o di un video fosse possibile racchiudere le emozioni, la rabbia, la voglia di non piegarsi ad un folle ed inutile progetto che ha sempre saputo di denaro gettato dall’altro del Pilone dello Stretto, di interessi nazionali verso un pozzo di soldi senza fondo, di una campagna di messaggi subliminali che promettevano lavoro, progresso, opportunità. Addirittura, un salto nel futuro da non lasciarsi scappare.

Ci sono volute ore, giorni, mesi, anni. Dalle parti sociali della città, quelle più sensibili alla salvaguardia e al rispetto del territorio, è partita una decina di anni fa la controcampagna con il semplice slogan di "No" fermo alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Oggi, ma forse è meglio fare gli scongiuri, sembra un discorso chiuso. Un progetto accantonato, che troppo spesso, è stato utilizzato dai politici nazionali per lanciare i loro messaggi elettorali o per improvvisare banchetti informativi, in contrasto tra loro a secondo di come soffiava il vento. E in questo angolo di Sicilia, ne soffia veramente tanto.

Quello che segue è un percorso a ritroso di quanto vissuto da chi non accettato passivamente un’ennesima invasione, le cui conseguenze sono tuttora inimmaginabili. Protagonista un amico di Girodivite, che periodicamente ci coinvolge nelle sue denunce civili, il pacifista Renato Accorinti. Ci è sembrato doveroso unirci a questo monito nostalgico, alla vigilia della prossima tornata elettorale regionale, fissata per il prossimo 28 ottobre. Speriamo di poter fare nostro, su questo argomento, il grido delle madri argentine, prendendo a prestito il loro "nunca màs".


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