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Cultura al cinema: Francia batte Italia

La Francia è un paese che crede nella cultura anche come business, che educa lo spettatore al bello, a riconoscere il film di qualità.

di Orazio Leotta - martedì 4 febbraio 2014 - 2837 letture

La Francia è una nazione che confina con l’Italia. E’ pur vero che lunghi tratti del confine la fanno da padrone le altissime Alpi. E’ anche vero che l’Italia da sempre è stata la culla del bello e che la Francia senza la storia italica non potrebbe vantare l’appeal culturale e il fascino per cui oggi è famosa e ambita in tutto il mondo. Si pensi a quante opere d’arte italiane fanno capolino al Museo del Louvre e in altri musei, non pervenutevi da sole ma portateci, obtorto collo, da celebri condottieri. Perfino, tanto per divagare, il celebre bacio “alla francese”, in origine si chiamava “alla fiorentina”. Soffiatoci anche questo.

moliere-in-bicicletta-fabrice-luchini-lambert-wilson-foto-dal-film-9_mid[1]Fatte queste premesse “pro domo nostra”, diamo tuttavia i giusti meriti ai cugini d’oltralpe in fatto di cultura. Ebbene, negli ultimi mesi del 2013, il film campione d’incassi in Francia è stato “Moliere in Bicicletta”, film raffinato, colto, ben recitato da due mostri sacri quali Fabrice Luchini e Lambert Wilson. Un omaggio al mondo del teatro, alla fragilità dei due personaggi che amichevolmente si fronteggiano a suon di versi tratti da “Il Misantropo” di Moliere. Nello stesso periodo invece in Italia ai botteghini spopolava il film di Checco Zalone, record d’incassi di sempre.

Ora con tutto il rispetto per il comico pugliese, che grazie agli incassi dei suoi film consente a cascata di produrre tanti altri film in Italia, tuttavia rimane lo smacco che i cugini ci hanno dato. La Francia è un paese che crede nella cultura anche come business, che educa lo spettatore al bello, a riconoscere il film di qualità. In Italia, questo compito ormai è rimasto appannaggio di sparuti cineforum che si sostituiscono alle volontà delle grandi distribuzioni. Quando un film di qualità resta una settimana intera in una multisala si grida al miracolo.

Non solo, sed etiam, i distributori italiani del film francese di cui prima hanno pensato bene di modificare il titolo originale da “Alceste à Bicyclette” in “Moliere in Bicicletta”, dando, forse a ragione, per scontato che in pochi avrebbero saputo che Alceste è uno dei protagonisti de “Il Misantropo”, diciamo pure che avrebbe dato l’idea di un perfetto sconosciuto, e pertanto sarebbe stato meglio mutarlo nel nome dell’autore, il più noto (..eufemismo) Moliere. Ognuno tragga le sue conclusioni.


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