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Un giorno indosserete la mia euforia

Artisti emergenti pronti a tutto per inseguire la propria strada. Alla ricerca di chi crede nelle proprie potenzialità, ritroviamo il nostro io
di Maria Cutropia - mercoledì 25 marzo 2020 - 1304 letture

Spesso dare sfogo alla nostra creatività lo immaginiamo come base della nostra carriera e con molta enfasi ci immaginiamo in quel ruolo, come se fosse l’unica dote che possediamo, perché ci crediamo davvero. Trovata la strada, però, capita di sentirci bloccati da quelle che potrebbero essere le conseguenze. Siamo, allora, soliti seguire le strade più indicate, quelle più sicure di cui ci parlano i nostri genitori e che ci sentiamo in dovere di seguire, nonostante sappiamo in cuor nostro che la nostra essenza ci avrebbe portato a far altro. Da lavoro della vita diventa il nostro rifugio non appena poggiamo il cappotto sul divano di casa, dopo la giornata di lavoro.

C’è invece chi ha avuto il coraggio di intraprendere la strada dell’artista, studiando e mettendosi in gioco, come se volesse sconfiggere il futuro, perché sa che la propria dote è più veloce del tempo (e del denaro). Ma cos’è l’arte? Il web ci propone come definizione della stessa: è l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano. Arte è ovunque ed in ogni emozione. Ne esistono diverse forme e quella con cui riesce ad esprimersi meglio l’essere umano giornalmente è il vestiario. Sarà pur vero che “l’abito non fa il monaco”, ma gli stilisti non la pensano proprio così.

Emma Di Rienzo è una di quelle che ha posto come obiettivo della sua carriera diventare stilista, considerandolo maniera per esprimersi e per far esprimere gli altri. Di certo non è la sua unica dote: grazie ai social, riesce infatti ad esprimersi attraverso le parole, le foto e i Photoshop, non sempre con margine individuale, bensì utilizza molto spesso questi mezzi per affrontare problemi sociali, come gli stereotipi tradizionali della donna. Una giovane ragazza di diciannove anni nata a Torino, dopo aver frequentato il liceo scientifico intraprende la via della moda, iscrivendosi all’Istituto di Moda Burgo, non prima di aver frequentato un corso di taglio e cucito da Arte&Moda.

Emma è cresciuta in un ambiente artistico, quasi magico, spinta dalla passione per la pittura del padre. Aver avuto sempre i colori intorno non voleva dire avere una vita colorata. Non so se si parli di fortuna o sfortuna ma alle volte si cresce prima di quanto si ci aspetti o prima di come dovrebbe essere. È difficile crescere in una società che ti fa credere che gli eroi non cadono mai e che la gallina torna sempre nella casa del mulino bianco, ed Emma ha scoperto troppo presto che quella non era la realtà. La fortuna vera è sicuramente capire come funziona il mondo, nel bene e nel male. Un po’ come il film Pleasantville, in cui la vita si sconvolge attraverso il caos e tutto diviene in colore; e tutto diviene vita.

Così Emma ricomincia a vivere e ad ascoltare i dischi hi-fi con papà. Comincia a essere più curiosa, a coltivare la sua creatività e a plasmare le sue passioni, costruendo una personalità che la rende fiera di quello che è. La figura del padre sembra essere molto importante, racchiude ogni suo insegnamento dentro al cuore, come se sapesse che un giorno quegli insegnamenti la porteranno in alto, come il suo pensiero riguardo passione e lavoro “Passione e lavoro sono due cose diverse: a volte coincidono del tutto, a volte solo a tratti. Per ogni lavoro è necessaria la creatività se lo vuoi fare bene. Se sei creativo, ogni cosa che deciderai di intraprendere verrà assolutamente al meglio”.

"Un uomo e una donna, nudi, su una poltrona di design in una stanza bianca, molto minimal. L’unica cosa che collegava le due persone era il filo delle cuffie dell’uomo” (un po’ come la famigerata copertina di Roxy Music, 1974). Così Emma ha trovato la sua strada, la sua passione e il suo lavoro. Ha cominciato pubblicando contenuti un po’ audaci per i ragazzini della sua età, ma chi sa chi è davvero non ha paura; se sei un falco e sai che la tua preda è nell’angolo a destra sul terzo ramoscello dell’albero, non ti rigiri per vedere se sta arrivando qualcun altro, non spieghi le ali preoccupandoti che il tuo pasto possa andare via da un momento all’altro, perché sai qual è il tuo obiettivo. Tu sei tu, e nessun altro uccellino con quattro penne al collo può scoraggiarti.

Emma ha così ideato i suoi progetti, non senza il supporto dei suoi cari, ma tiene a precisare di avere tanta tenacia rilevando “Credo altamente nelle mie idee, in quello che creo e sono brava a venderle. Quando creo qualcosa, c’è della ricerca maniacale dietro ogni dettaglio. Niente è lasciato al caso, quindi laddove vi fossero delle critiche, devono essere ben studiate quanto il mio lavoro, altrimenti ritengo la critica nulla. Il supporto delle persone care è molto confortevole, ma ecco se non è gradito, lo faccio piacere”. Una femminista che pubblica i suoi progetti con orgoglio e sin ora obbligatoriamente in chiave provocatoria.

L’arte è per tutti e di tutti e attraverso i social sembra sia diventato più facile trasmetterlo, ma si ritorna sempre al proverbio di sopra, che potremmo tradurre in “la foto non fa la personalità e i like non fanno la persona”. Chi, però, cerca davvero di trasmettere il proprio messaggio, deve scrollare quelle foto con empatia, apertura mentale e soprattutto rispetto. Un invito a utilizzare meglio i social, a far fruttare le proprie passioni, ad avere tanta tenacia; ancora fare tanta esperienza e pratica e soprattutto a credere in se stessi e nel proprio potenziale sempre. Grazie Emma e grazie a tutti voi che continuate a crederci.

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Quello che amo di Nicole
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Foto di famiglia


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