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Annie La Dolce

Annie chiuse il cancello alle sue spalle. Si avviò lungo il viale. Reggeva tra le mani un involucro di carta stagnola. Nei vasi di terracotta i gerani erano fioriti...

di junior - martedì 24 aprile 2007 - 4840 letture

Annie chiuse il cancello alle sue spalle. Si avviò lungo il viale. Reggeva tra le mani un involucro di carta stagnola. Nei vasi di terracotta i gerani erano fioriti. Le corolle sbucavano dal fogliame. Petali rossi, rosa, fuxia, lilla si aprivano nell’aria avidi di luce. Le rose rampicanti si erano allungate sulla ringhiera dello scalone. I boccioli gialli attirarono l’attenzione della bambina. Annie salì i gradini di pietra. Entrò in casa. Raggiunse la camera da letto. Un intenso odore di disinfettante la fece trasalire. Claudia le venne incontro. Sorrise prendendole il fagotto dalle mani.

- E’ per il nonno... - disse lei ricambiando il sorriso. La sorella più giovane di suo padre era una donna alta e slanciata. Il viso ovale aveva un’espressione fanciullesca. Annie notò che aveva raccolto i lunghi capelli biondi in una coda annodata alla nuca. Rivolse lo sguardo al letto a due piazze. Il nonno sembrava addormentato. Si avvicinò con cautela. La donna le poggiò una mano sulla spalla.
- Dorme… - disse facendole cenno di parlare sottovoce. Annie osservò meglio. L’uomo aveva le palpebre abbassate. Era pallido. Un capillare blu scendeva dalla tempia sinistra lungo la guancia fino alla mandibola. Le labbra sottili e rientranti somigliavano ad una ferita. La piccola notò la flebo. Era stata fissata alla spalliera del letto. La soluzione fisiologica scendeva lungo il tubicino di gomma con una lentezza estenuante. Gocciolava ad intervalli lunghissimi nel raccoglitore cilindrico. L’ago era stato inserito abilmente sul dorso della mano sinistra. Annie guardò il punto in cui la pelle era stata trafitta.

- Sente dolore…? – chiese.
- No, affatto… - assicurò Claudia - il nonno è tranquillo. Dorme come un angioletto. -
- Perchè è così magro...? - insistè Annie.
- Non ha voluto pranzare... - rispose la zia - Ha chiesto una fetta di torta. Voleva che tua madre gliela preparasse con le sue mani. -
- Eccola...! - esclamò la bambina indicando l’involucro poggiato sul comodino
- Sì amore mio... - aggiunse Claudia - la mangerà volentieri.- La vetrata che affacciava sul balcone era socchiusa. Una leggera brezza muoveva la tenda di pizzo chiaro.
- Apriamo...? C’è il sole... - disse Annie.
- Sta arrivando il dottor Stefano... - spiegò la donna - Davide deve andare in palestra per gli allenamenti di basket. Vuoi accompagnarlo...? -
- No, mi annoio in palestra... - esclamò la piccola. Fece una smorfia di disappunto. Sedette ai piedi del letto incrociando le braccia. Claudia le rivolse uno sguardo intenerito. Clara bussò con la mano sulla porta aperta. Il medico entrò nella stanza. Annie rivolse un’occhiata severa ai nuovi arrivati.
- Sei tu quello che mette gli aghi a mio nonno...? - chiese puntando l’indice contro l’uomo. Il medico sorrise poggiando la borsa sulla sedia.
- Non dire sciocchezze... - intervenne zia Claudia guardando la nipotina con espressione di rimprovero.
- Io non dico sciocchezze... - insistè la piccola saltando giù dal letto con un balzo agile e deciso.
- Hai ragione... - rispose il dr. Stefano - Sono io che metto gli aghi a tuo nonno. Lo faccio solo per il suo bene... - L’uomo allungò la mano in segno di saluto. La bambina gliela strinse.
- Io sono Annie... - disse - Ho sette anni. E... non mi piaccioni i dottori. - L’uomo non riuscì a trattenere una sonora risata. Claudia afferrò la bambina per un braccio attirandola a sè.
- E’ da questa mattina che dorme... - spiegò la donna avvicinandosi al capezzale dell’anziano genitore - Sono preoccupata. -
- Controlliamo subito... - rispose il dr. Stefano prendendo il fonendoscopio dalla borsa.
- Non ce n’è bisogno... - insistè Annie - Mio nonno sta bene. Deve solo mangiare la fetta di torta preparata dalla mia mamma. -
- Davvero...? - esclamò il medico simulando un’espressione meravigliata - E... come si chiama la tua mamma...? -
- Marie... - rispose la piccola senza esitare - Si chiama Marie Dutroit...-
- E’ un nome bellissimo... - osservò lui - E... tuo padre...? Come si chiama...? -
- Marcello La Dolce... - la piccola sgranò gli occhi. Il dr. Stefano stava controllando la dilatazione delle pupille con una pila.
- Che stai facendo...? - esclamò Annie tentando di afferrargli il braccio.
- Annie vai subito in giardino...- ordinò zia Claudia con tono severo - C’è Davide.-
- No, no...non voglio... - gridò tentando di liberarsi dalla stretta della donna. Intervenne Clara. La prese in braccio immobilizzandola per la vita. Uscì dalla stanza. Annie cominciò a dimenarsi.
- Lasciami...lasciami...voglio scendere... - gridò più forte. Clara era una donna alta e robusta.
- Non fare capricci... - disse la vicina di casa - Devi andare in palestra con tuo cugino... -
- Non voglio andare in palestra...- rispose Annie in lacrime - Voglio stare con mio nonno...-
- Lo vedrai stasera... - assicurò Clara cercando di rincuorarla.

Davide fece sedere Annie sul sedile posteriore della Seicento. Sistemò il borsone nel portabagagli. Allacciò la cintura di sicurezza. Si diresse verso Ischia Porto. La bambina notò che guardava con insitenza l’orologio. Sembrava nervoso.
- Voglio sedermi accanto a te... - disse lei con voce lamentosa.
- Non puoi sederti accanto a me...- rispose il ragazzo.
- Perchè...? - chiese lei.
- Dobbiamo passare a prendere una mia amica... - continuò lui.
- La tua amica si può sedere dietro... -
- Smettila... - esclamò Davide - Mi fai innnervosire. Non sopporto i bambini piagnoni. -
- Io non sono piagnona...- incalzò la piccola- Voglio sedermi accanto a te.-
- Piantala... - continuò lui - Stai zitta...- Annie rimase in silenzio. Guardò fuori dal finestrino. Gli oleandri erano fioriti. Graziose corolle rosa sfilavano in fila indiana ai bordi della strada.
- Sono belli... - disse lei - ma non profumano. -
- Cosa hai detto...? - chiese il cugino guardandola dallo specchietto retrovisore.
- Gli oleandri... - aggiunse Annie - hanno dei fiori bellissimi. Ma non profumano. Un fiore senza profumo non è un fiore... - Davide frenò a pochi metri dalla fermata dell’autobus. C’era una ragazza in piedi. Aveva uno zaino in spalla. Sembrava attendere qualcuno.
- Sei in ritardo... - disse lei abbassando il capo all’altezza del finestrino.
- Sali... - rispose lui - Dobbiamo andare in palestra. Ho gli allenamenti.-
- E tu chi sei...? - chiese alla bambina seduta dietro.
- Io non posso parlare... - spiegò la piccola - Davide mi ha ordinato di stare zitta.
- Vuoi sapere chi è...? - chiese il giovane all’amica.
- Sì...per favore... - rispose lei sorridendo.
- E’ mia cugina Annie, la bambina più rompiscatole in circolazione sull’isola... -
- Ciao Annie... - disse la ragazza dandole la mano - Io sono Serena. -

CONTINUA...

Angela Colella


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Annie La Dolce
25 aprile 2007, di : junior

è possibile continuare questo testo online...? angela colella