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A Civitella del Tronto ricordando il terremoto del 2009

Una visita dentro la Fortezza di Civitella, antico avamposto militare in terra d’Abruzzo.

di Piero Buscemi - mercoledì 6 aprile 2016 - 4589 letture

Quando si rivolge il pensiero al terremoto del 6 aprile 2009, che ha colpito l’Abruzzo e che ogni anno ritorna a rivestire il ruolo di argomento di discussione sulle pianificazioni adottate alla ricostruzione, più spesso quelle auspicate rispetto a quelle realizzate, la città de L’Aquila ha, senza dubbio, il monopolio del ricordo sul sisma scatenato, ormai sette anni fa.

Ritornare in quei luoghi a distanza di tempo, inevitabilmente, ci fa immergere nella dura realtà del lassismo politico nell’amministrare e recuperare il patrimonio architettonico italiano. Uno scontro con l’innegabile evidenza che si somma alle problematiche che, - anche in Abruzzo alla fine l’appartenenza al meridione d’Italia è molto più di un dato statistico - periodicamente investono la sicurezza di questi territori, attaccati da inevitabili fenomeni atmosferici, le cui conseguenze distruttive sono supportate dall’incuria dell’uomo.

Per partecipare umilmente alla ricorrenza del sisma del 6 aprile, ci siamo spinti nella provincia teramana, recandoci in uno dei luoghi più suggestivi d’Abruzzo. Civitella del Tronto rappresenta una tappa obbligata per chi decide di visitare l’Abruzzo. Questa rocca posta a 600 metri sul livello del mare, che ospita una delle meglio conservate roccaforti militari d’Italia, la cui costruzione risale in epoca medioevale, offre dall’alto della Fortezza un paesaggio che, nelle giornate limpide e di aria tersa, da la realistica illusione di poter vedere il mare.

A Civitella il terremoto ha solo sfiorato la tragedia devastatrice che si è manifestata in altri paesi dell’Abruzzo, provocando lesioni ad alcune case di nuova costruzione e rendendo inagibili alcuni collegamenti stradali. Negli anni successivi al sisma, il territorio è stato interessato da frane e smottamenti causate dalle forti piogge, come quelle verificatesi nel 2015 a fine marzo, dove la fragilità del territorio ha evidenziato problemi più gravi di un evento imprevedibile, quale un terremoto.

La Fortezza, "forte" della sua originaria struttura che ha resistito alle intemperie dei secoli, presenta la quasi totalità dell’agibilità del sito archeologico, salvo qualche passaggio nella parte alta della struttura. La visita del luogo fa immergere il visitatore nel mondo dell’ingegneria militare, riscontrabile in moltissime località d’Italia. Fa parte dell’esempio più esplicito delle testimonianze storiche che occupano le pagine dei libri di storia, dove la chiesa antica fa da contraltare ai resti, pervenuti ai giorni nostri in diversi stati di conservazione, della necessità dell’uomo di progettare e costruire strumenti di guerra e di difesa.

Lo stesso sito in questione ospita il Museo della Armi e delle Mappe Antiche, luogo inequivocabilmente di conservazione di testimonianze legate all’indole bellica dell’essere umano. Ad osservare le armi in esso custodite, ingenuamente la mente ci porta a pensare ad un esempio distruttivo da non emulare, smentito puntualmente dalle cronache di guerre dei nostri tempi. Anche le celebrazioni evocative di un non lontanissimo passato, ospitate all’interno delle sale della Fortezza, inducono a credere che l’uomo senta il bisogno di vivere senza staccarsi eccessivamente da faccende di armi e eroi di guerra.

La nostra visita è stata condotta da motivazioni, ci auguriamo, più nobili. Il fascino, ad esempio, della creatività dell’uomo costruttore, più apprezzabile di quello distruttore, che ha saputo nel corso dei secoli migliorare con nuove tecniche e conoscenze architettoniche quanto ricevuto in eredità dai predecessori. Una capacità che l’uomo moderno ha smarrito per cedere il posto ad uno scriteriato abusivismo edilizio.

Oppure, come dimenticare l’epico concerto che Franco Battiato tenne alla Fortezza, accompagnato dal compianto Manlio Sgalambro, un sera di fine luglio di oltre dieci anni fa. Un momento culturale che ha saputo dimostrare la possibilità di un utilizzo più "pacifico" del sito.

Rimane indiscutibile la maestosità e i panorami ammirabili all’interno della Fortezza e attraverso i parapetti murali situati nelle aree poste in alto. Le casette in pietra, visibili sotto una delle mura di cinta, valgono il costo del biglietto d’ingresso, oltretutto irrisorio di appena 6 euro.

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