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A.C. Novara 1965-ACSD Alì Terme

Ma è l’aggregazione, la caratteristica principe dello sport vissuto a livelli dilettantistici. E’ quella possibilità, nell’arco di una sola giornata, di raggiungere luoghi che non distano più di cinquanta chilometri dal proprio luogo di provenienza.

di Piero Buscemi - martedì 18 ottobre 2011 - 3849 letture

A certi livelli, lo sport si può ancora vivere con una sorta di spirito decoubertiniano. In definitiva, basta ricondurre il tutto ad una proporzione più umana, lasciando gli interessi economici e le prime pagine dei quotidiani sportivi ad eventi che stanno con il tempo perdendo la loro natura sportiva, per lasciare spazio al più classico gossip, nel migliore dei casi, e ad un meno edificante imbroglio sportivo da aule di tribunale, in quello peggiore.

Ma è l’aggregazione, la caratteristica principe dello sport vissuto a livelli dilettantistici. E’ quella possibilità, nell’arco di una sola giornata, di raggiungere luoghi che non distano più di cinquanta chilometri dal proprio luogo di provenienza. E’ la curiosità di visitare, spesso, luoghi nuovi della propria regione, che non si sarebbe trovato motivo di raggiungere in altre occasioni. E’ anche la facoltà di venire a contatto con persone, usanze, cibi e tradizioni, che in uno spazio brevissimo di qualche decina di chilometri, variano in maniera così netta, da lasciare spazio alle congetture storiche e di leggenda che rendono così varia ed intrigante la propria regione.

La Sicilia, già di per sé grazie o per colpa, dipende dai punti di vista, alle infiltrazioni culturali di mezzo mondo dovute alle varie dominazioni che si sono susseguite nei secoli, si scompone in nove provincie confrontando le quali è davvero difficile trovare una perfetta corrispondenza di tradizioni, modi di dire, usi e costumi. Ma all’interno della stessa provincia, le differenze sono così evidenti che lo stesso linguaggio dialettale diventa incomprensibile tra due provenienze diverse.

Novara di SiciliaAbbiamo voluto sperimentare di persona questa caratteristica dell’isola, raggiungendo Novara di Sicilia per seguire la partita di calcio del campionato di seconda categoria, A.C. Novara 1965 contro ACSD Alì Terme. La prima, che già il nome richiamerebbe antichi splendori calcistici fatti di bermuda e camicie eleganti ma anche del presente con la squadra del Novara (in Piemonte) tornata nella massima serie, è la squadra locale dell’omonimo paese della provincia di Messina, appollaiato a seicento metri sul livello del mare, tra i monti Nebrodi e i Peloritani. Sullo sfondo la Rocca del Leone e la Rocca Salvatesta, a far da cornice al Mar Tirreno, al promontorio del Tindari e alle Isole Eolie sullo sfondo.

La seconda, squadra locale di un altro paese della provincia messinese, Alì Terme, affacciato direttamente sul Mar Jonio, non molto distante dalle zone colpite dall’alluvione del 1° ottobre 2009 e addirittura antesignano della tragedia di due anni fa, essendo Alì Terme stesso interessato dalla precedente alluvione del 25 ottobre 2007. Con Novara, a parte lo stesso girone calcistico, divide quella parte ad est dei monti Peloritani, una solida tradizione storica, ma con il privilegio di essere conosciuta nel mondo per la presenza di antichi stabilimenti termali, ancora in funzione, ma che risalirebbero addirittura alla sua fondazione da parte dei greci nel 638 a.C.

Siamo così partiti domenica scorsa, per raggiungere Novara di Sicilia, percorrendo la Strada Statale 185 che da Giardini Naxos va verso l’entroterra messinese, consentendo di raggiungere la parte tirrenica. Superati i vari bivi che conducevano a Gaggi, Motta Camastra, il fiume Alcantara, Francavilla di Sicilia, Fondachelli-Fantina, ci siamo fermati per una breve sosta a qualche chilometro da Novara, incuriositi dalla presenza sinistra ed ingombrante sul ciglio della strada, di diversi esemplari di Suino nero dei Nebrodisuino nero dei Nebrodi, ad arricchire di folclore faunistico la nostra gita, insieme ai soliti bovini e ovini incontrati durante il percorso, ai quali eravamo più abituati.

Dopo aver raccolto qualche immagine di questa particolare varietà di suide, abbiamo raggiunto il centro del paese, dove poter rifocillarsi prima della partita e approfittare per gustare i prodotti tipici della zona. Una capatina presso una macelleria locale che ci ha offerto una sorta di pre-antipasto, concedendoci generosi assaggi dei formaggi locali, una generosità che abbiamo ricambiato acquistando qualche pezzo del noto Maiorchino, il formaggio di latte ovino e caprino tipico della zona. Abbiamo avuto il tempo anche di scambiare qualche parola con alcuni personaggi del luogo, proprio davanti all’ingresso del ristorante. Tra tutti, Antonino Orlando, che si è presentato come uno dei fondatori dell’A.S. Novara nel lontano 1965. Ci ha raccontato degli antichi splendori di questa società sportiva, già dalla partita di esordio contro l’Esperia di Capo d’Orlando (paese della provincia messinese affacciato sul Mar Tirreno), il successivo 9 gennaio 1966 con il risultato finale di 1 a 1.

Risultato finale 2-3Ci ha raccontato, con un tono mal celato di nostalgia, della stagione 1966-67 quando giunti a pari punti con la Stefanese di S. Stefano di Camastra (paese noto per le ceramiche), furono costretti allo spareggio che si disputò in campo neutro nello storico stadio del Messina, il “Giovanni Celeste”, vinto con un netto 2 a 0 che consentì al Novara di disputare le fasi finali di quella sorta di play-off, dai quali raggiunse la promozione in seconda categoria.

Era l’anno in cui nella massima serie si parlava della grande Inter di Helenio Herrera contrapposta alla Juventus di Heriberto Herrera, ma forse, e concedeteci almeno l’illusione, erano anche i tempi di un calcio professionistico ancora intriso di qualche nobile ideale e non ancora del tutto proiettato ad un concetto di sport imprenditoriale, dai dubbi risvolti.

Per la cronaca, la partita seguita nel pomeriggio presso il Campo Sportivo Comunale “Lorenzo Caliri”, si è conclusa con la vittoria fuori casa dell’Alì Terme con un rocambolesco 2 a 3, con il Novara che ha sfiorato l’impresa recuperando dallo 0 a 3, che sembrava avesse fissato il risultato finale senza grosse sorprese. Ma al di là del responso statistico, la giornata merita di essere ricordata per averci riportato ad un calcio, forse demodé, ma che crediamo molti vorrebbero rivivere.


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