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22 giugno 1983

Trenta lunghi anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi. Breve cronaca di una serata illuminata dal ricordo. E dalle fiaccole.

di Piero Buscemi - lunedì 24 giugno 2013 - 2904 letture

Ci sono date che non hanno bisogno di didascalia esplicativa. La mente le collega senza indugi all’evento che storicamente pretende una data. E’ il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. L’abbiamo ricordata accettando l’invito lanciato dal fratello Pietro e dalla sua famiglia, che ha convogliato a Roma migliaia di persone, provenienti da tutta Italia, per una fiaccolata che provasse ad illuminare la strada della verità, oscurata intenzionalmente in questi decenni, da chi non ha interesse a far riemergere i lineamenti di un altro mistero italiano.

Le novità degli ultimi giorni non hanno portato particolari stravolgimenti a quelle poche certezze maturate negli anni. Le ha ribadite Pietro Orlandi, davanti alle telecamere e ai microfoni della stampa, poco prima della partenza del corteo da Piazza Sant’Apollinare, diretto verso Piazza San Pietro, culla di una delle religioni più diffuse al mondo, ma custodia di segreti e vergogne, degni di altri siti di incontro.

Pietro Orlandi ha confermato le parole del papa Francesco, che ha sentenziato il volo in cielo di Emanuela, quasi a voler dare un messaggio di rassegnazione, prima, e un invito a chiudere la faccenda, dopo. Parole che non sono servite a far desistere il fratello di Emanuela e la sua famiglia a proseguire la ricerca verso una verità, che con il passare degli anni, rischia di sotterrare anche i vari protagonisti che l’hanno ideata, messa in pratica e depistata. Quanto meno per una questione biologica, condizionata dall’età raggiunta dopo trenta anni.

Era stanco Pietro Orlandi. Lo si leggeva nel suo sguardo. Sempre dolce, sereno e disponibile verso chiunque lo ha circondato di affetto e di parole di sostegno. Ma ci si può stancare fisicamente, ed anche mentalmente. La stanchezza di Pietro è sembrata più rivolta verso le continue parole inutili che pervengono da più parti. Da chi si diverte a buttare nel fuoco altre deviazioni, che allontano ancor più la verità.

Forse è stata questa stanchezza, quasi noia verso l’ipocrisia e le mezze risposte, che ha portato Pietro Orlandi a guidare le migliaia di persone intervenute verso un cammino nuovo di speranza. Giunti al Vaticano, dopo aver attraversato un percorso che ricordasse anche le altre scomparse, una su tutte quella di Mirella Gregori, ricordata dal gruppo Penelope presente alla manifestazione, la fiaccolata si è trasformata in una veglia di preghiera, illuminata da migliaia di fiammelle deposte sul selciato e da lanterne che volavano in cielo.

A far da contorno alla serata, una luna, anzi una superluna sul cielo di Roma, a cercare di avvicinare le coscienze ad una beffarda ragion di stato. Il cielo, leggermente coperto da qualche nuvola estiva, ha lasciato un messaggio di ombre sulle reali intenzione della chiesa romana di uscire da un arrocco di circostanza. Speriamo di essere smentiti presto.

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