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Una palestra di giornalismo

Erano i primi anni duemila quando entrammo a far parte della redazione di Girodivite. Il primo giornale sul web con cui collaboravamo...
di Cesare Piccitto Luca Salici - giovedì 14 febbraio 2019 - 4171 letture

Erano i primi anni duemila quando entrammo a far parte della redazione di Girodivite. Il primo giornale sul web con cui collaboravamo. Scrivevamo le pagine in html con i programmi per l’impaginazione web. Siamo diventati pure bravini a farlo. Anzi dobbiamo dire che l’amore per la grafica editoriale e il giornalismo è cresciuto proprio in quel gruppo di redattori, amici, colleghi universitari.

Girodivite aveva un’eredità fortissima: era nato come supplemento a I Siciliani nel 1994, e si rifaceva anche tecnicamente e tecnologicamente a quella storia. Se i “carusi” del direttore di Pippo Fava dovevano, oltre a scrivere, imparare anche i terminali e il funzionamento delle macchine tipografiche, anche noi a Girodivite negli anni duemila dovevamo sapere come si impaginava un giornale cartaceo con Xpress o come si cambiava online la homepage e si aggiungeva un pezzo con Dreamweaver. Abbiamo citato due programmi proprietari e non open source e sappiamo già che ci attireremo le antipatie di Lucio Tomarchio, nostro direttore responsabile dopo Riccardo Orioles.

Insomma Girodivite è stato per tantissimi di noi una palestra di giornalismo. E soprattutto è stato il collante di tante generazioni di giornalisti e veri e propri amici. C’erano i grandi, come Sergio, Pina e Giuseppe, quelli con più esperienza che cercavano di darci le giuste dritte, le imbeccate e ogni tanto anche qualche rimbrotto. C’erano quelli della generazione precedente alla nostra, tipo Rocco, Alessandro, Vanessa a cui poter chiedere sempre qualche consiglio. C’erano quelli come noi, studenti universitari, in giro per l’Italia a studiare: avevamo redazioni a Bologna, Siena, Modena e inviati in molte altre città universitarie. Grazie a Girodivite abbiamo conosciuto i nostri migliori amici: compagni di viaggio, di formazione, di lavoro. Pensiamo a Lorenzo, Alessandro, Antonio, percorsi di vita uniti dall’inchiostro e i primi bit sul web.

Poi ovviamente abbiamo incrociato Riccardo Orioles, che all’epoca mandava la sua Catena di San Libero a tutta internet. Quei testi densi di rimandi e storie. L’antimafia sociale e la cultura contro le prevaricazioni. Impossibile non rimanere affascinati da quel giornalista dalla schiena dritta, con pipa, bastone e taddarita d’ordinanza. Lo intervistammo proprio per Girodivite e fu una illuminazione. Raccontare era il mestiere che volevamo fare. E proprio in Girodivite trovammo spazio per scrivere, approfondire e realizzare le nostre ambizioni.

Tanti auguri a noi.


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