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Buone nozze d’argento Girodivite!

Ho scritto tanto, ho fotografato tanto, Girodivite mi ha dato la grande opportunità di cimentarmi nella cosa che più amo
di Paola Fagone - venerdì 15 marzo 2019 - 1896 letture

Ho iniziato a scrivere su Girodivite per caso. E come accade alle cose casuali, spesso sono piene di piacevoli sorprese. Avevo appena finito un corso per Addetto Ufficio Stampa negli uffici della pubblica amministrazione e ne ero entusiasta, perché in poco tempo e grazie ad un tutor estremamente generoso - lo voglio citare: Giorgio Ruta - avevo acquisito quei segreti per perfezionare la scrittura. Certo, la capacità di scrivere è un dono, un talento innato, ma spesso non è sufficiente, non basta per acquisire quella predisposizione a scrivere sempre e comunque, con qualsiasi stato d’animo, fuori da un contesto creativo, come un giornalista dovrebbe essere.

Sembra facile, ma non lo è affatto, e per me che scrive abitualmente sotto impulso, è stato parecchio complicato, e di fatto, ancora lo è. Ma per tutte le cose che prevedono un perfezionamento, la soluzione più semplice e alla portata è l’allenamento. Scrivere quindi, scrivere, scrivere, scrivere! Sì, ma dove? Con i potenti mezzi a disposizione, ovvero un portatile di seconda mano e una connessione internet non proprio efficace, cominciai a cercare nel web dei siti dove potevo scrivere ma con una certa "semi professionalità", con una squadra di supporto che poteva valutare quanto proposto e metterlo in discussione (sembra incredibile, ma la redazione di Girodivite non ha mai spostato una virgola, semmai ha tolto un pezzo scomodo per intero, ma non ho mai avuto correzioni su quanto ho scritto!).

Non è stato semplice, ma potenza degli algoritmi, che all’epoca non erano alla moda come adesso, mi sono imbattuta su una testata on line, registrata in un tribunale, dai contenuti immediatamente originali e con una missione affatto banale, ovvero dare voce alle città invisibili. Sembrava un segno del destino, ma Palermo si apprestava ad ospitare una mostra di acquerelli di Pedro Cano, dove il tema era proprio lo stesso, Les ciudades invisibles, prendendo ispirazione dal libro di Italo Calvino, il quale forse per primo, ha sentito la necessità di accendere un faro a quelle realtà nascoste e prive di visibilità perché fuori da circuiti standard. Le province, le realtà che rappresentano, lo stile di vita e le difficoltà di emergere in un piccolo centro sono tematiche care a Girodivite, sono tematiche care a me, che ho sempre vissuto la provincia e anche in una grande città, ha cercato di evidenziare percorsi alternativi, realtà davvero oscurate e trascurate dal bagliore dei siti consueti, se vogliamo prevedibili. Mando un curriculum senza grandi aspettative e proprio nella compilazione del curriculum evito di abusare della fantasia, di scrivere quello che non avevo mai fatto ma che avrei tanto voluto fare, ovvero concretizzare il mio amore per la scrittura e la fotografia. Probabilmente dire esattamente cosa non ero è stata la chiave giusta per accedere - con mio grande stupore - alla squadra e farne parte immediatamente. L’emozione è stata grande, abnorme, ero gasatissima e allo stesso tempo vittima di una grande "ansia da prestazione". Sono stata cosi per giorni, non sapevo cosa scrivere, a cosa ispirarmi, in che modo avrei esordito senza deludere le aspettative.

Beh, probabilmente sono stata premiata per la simpatia, ma scorrendo le Ansa della Sicilia, sono stata colpita da un episodio che coinvolse un prete, costretto a interrompere la messa per un divieto di sosta. A ricordarlo, ancora adesso penso al mio esordio scoppiettante, molto ironico, che comunque, per una apprendista come me aveva racimolato nel giro di pochi giorni un numero consistente di visualizzazioni. Fortuna del principiante. Con la fiducia acquisita ho cominciati a specializzarmi e con la complicità della mia Nikon digitale nuova di zecca (non avete idea quanto la digitale aiuti una freelance!), ho cominciato a fotografare e scrivere, avendo già da me creato una fonte di ispirazione artigianale, l’invisibilità di una Palermo off. Ovviamente ho cominciato ad entrare nella parte ben presto, quindi giù ad "intervistare" chiunque, cercare e partecipare ad eventi, scovare situazioni originali da evidenziare e giustamente. Ho evitato fortemente un taglio polemico, volevo essere incisiva disseminando il dubbio, infatti, la stragrande maggioranza delle volte concludevo un pezzo con un punto di domanda.

È stato l’inizio di un lungo periodo di soddisfazioni, il pubblico leggeva, commentava, sembrava interessato. Amava le foto e gli argomenti di volta in volta scelti e proposti, non senza un lavoro di ricerca sulle fonti, sui dati, sulle citazioni. Le soddisfazioni fioccavano, sono diventata caporedattore della redazione di Palermo, in pratica ero solo io, ma che bello vedere scritto "caporedattore" sul sito! Ho distribuito riviste cartacee, perché c’è stato un periodo in cui il cartaceo traeva in inganno. Nelle piccole realtà, investire fondi su riviste che hanno piccole tirature è uno spreco di risorse ed energie creative. Modesta opinione. Scrivere e fotografare era diventata dunque un’attività piacevole in un momento piuttosto caotico della mia vita, era uno spazio creativo che tanto ha alimentato la mia autostima e tantissimo ha dato ai progetti ambiziosi che nel frattempo mi ero imposta e che qualche anno dopo avrei brillantemente concretizzato. Sui miei articoli ho fatto sorridere e arrabbiare tanta gente, indimenticabile - passatemi il termine - il "cazziatone" del maestro Angelo Avarello, il quale fu giustamente offeso quella volta che volli citare le televisioni private degli anni settanta, chiedendomi che fine avessero fatto i Teppisti dei sogni (complesso storico siciliano, molto amato ed estremamente, selvaggiamente ancora in attività!). Il maestro mi ha perdonata, non senza aver elencato gli impegni internazionali del gruppo...

Sugli articoli proposti qualcuno mi ha citato in una tesi di laurea, qualcuno mi ha pubblicato in un catalogo di una mostra d’arte, qualcuno ha avuto l’opportunità di fare scoprire nel profondo nord piccole realtà artigianali, ma dalla grande valenza industriale, che sembravano ai più spariti da tempo immemorabile. Ho scritto tanto, ho fotografato tanto, Girodivite mi ha dato la grande opportunità di cimentarmi nella cosa che più amo, mi ha permesso di fare un grande lavoro di ricerca con un principio etico di grande importanza: l’onestà intellettuale. Non sono giornalista, non sono pubblicista, ma so per certo che per un periodo abbastanza lungo e prolifico mi sono sentita nella condizione ideale di poterlo sentire ed essere. Auguri Girodivite e grazie, grazie, grazie, ti devo tanti momenti di entusiasmo, ti devo iniezioni di fiducia e grandi slanci, probabilmente ti devo ancora tanto.

Quindi, se tu vuoi, ancora una volta e con una maturità diversa, sarei onorata di farne ancora parte. Ma in fondo, ne faccio ancora parte, per questo, cercarmi dopo tanti anni per rievocare la mia esperienza su Giro di Vite consolida il nostro fantastico, mai interrotto legame affettivo, azzarderei, grande Amore. Auguri, congratulazioni a tutti noi, a quanti in questi anni, hanno apportato con la propria unicità, un contributo creativo di grande livello. Buone nozze d’argento Girodivite!

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