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Lotta alla ecomafia e risanamento del deficit pubblico

La "monnezza-connection" ha ormai varcato i confini del Mezzogiorno. Ma tra i reati ambientali non ci sono solo i traffici dei rifiuti. C’è il ciclo dell’abusivismo edilizio...

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 21 giugno 2006 - 3108 letture

La ‘monnezza-connection’ ha ormai varcato i confini del Mezzogiorno; il Veneto balza, infatti, al terzo posto nella particolare classifica legate al ciclo dei rifiuti; il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige sono spesso le destinazioni di arrivo o di smaltimento del pattume illegale. E’ uno dei tanti dati contenuti nell’annuale ‘Rapporto sulle ecomafie’ presentato da Legambiente. Vediamo sinteticamente i numeri più significativi del Rapporto. Sono 4.797 le infrazioni nel ciclo dei rifiuti nel 2005 (+16,5% rispetto al 2004), 1.906 i sequestri, oltre 200 in più rispetto al ‘Rapporto Ecomafia 2005’ e 5.221 le persone denunciate o arrestate, ovvero più di 14 al giorno.

La regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti rimane la Puglia, con 597 infrazioni (il 12,4% del totale nazionale), seguita dalla Campania (514 infrazioni, 10,8%) e dal Veneto (389 infrazioni, 8,1% del totale), che sale così dal sesto al terzo posto di questa classifica, mentre rimane stabile al quarto posto la Sicilia (340 illeciti pari al 7,1% del totale nazionale). “Casi e indagini - affermano i responsabili di Legambiente - rivelano un vero e proprio network d’imprese criminali, che si estende a regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni, come Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Lo testimonia anche il numero delle procure impegnate nelle indagini su questo spinoso settore: 23 centro-settentrionali e solo 12 nel sud”.

Il Rapporto si sofferma, anche, sui mercati internazionali dell’ecomafia. “Dall’Africa alla Cina, passando per le nostre frontiere, sempre più spesso s’intrecciano vecchie e nuove rotte dei traffici illeciti in materia d’ambiente, tanto che c’è chi ipotizza l’esistenza di vere e proprie ‘holding’ a servizio di ogni forma di economia criminale”. La Cina si profila come la nuova mecca dei traffici internazionali di rifiuti e conferma la propria funzione di “discarica globale” dei rifiuti elettronici. Le ultime stime Ue parlano di 11 milioni di tonnellate annue di tecno-spazzatura da smaltire, ma nei porti cinesi arrivano container da tutto il mondo, Usa e Giappone in testa. I rifiuti continuano a circolare anche dall’Italia all’Africa (vi ricordate, tanto per fare un esempio, il caso della motonave Jolly Rosso?, N.d.R.), mentre sulla rotta inversa viaggia illegalmente il legname (centinaia di tonnellate di legno contaminato da diossina sono state sequestrate alle nostre frontiere). Molto preoccupante anche la quantità di rifiuti speciali che ogni anno sparisce nel nulla, complessivamente 18,8 milioni di tonnellate.

Per fronteggiare l’assalto all’ambiente “lo Stato deve essere messo nelle condizioni di utilizzare le tecnologie disponibili, come il monitoraggio satellitare, già utilizzato con successo da alcuni stati europei”, dichiara il verde Angelo Bonelli che propone l’istituzione di “un osservatorio nazionale contro i crimini ambientali”. Mentre l’azzurro Paolo Russo torna a proporre l’introduzione del delitto ambientale nel codice penale. “Basta con gli indugi: dobbiamo subito approvare la proposta di legge per introdurre il delitto ambientale nel codice penale, magari utilizzando il lavoro unanime svolto dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti”.

Ma tra i reati ambientali non ci sono solo i traffici dei rifiuti. C’è il ciclo dell’abusivismo edilizio. “Nel corso del 2005 secondo le stime Cresme sono state realizzate 31mila nuove costruzioni abusive, contro le 41mila del 2004”; una leggera flessione ma, comunque, numeri sempre inaccettabili per un Paese civile. La flessione dei reati non sembra riguardare le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove si concentra il 48,6% di illegalità cementizia. La Campania è al primo posto, con 1.016 reati (il 15,6% del totale nazionale), seguita da Calabria, Sicilia e Puglia. Un caso che in queste regioni operano la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Mafia e la Sacra Corona? Sicuramente no! Campania sul podio anche per gli abusi nei parchi, un fenomeno preoccupante, analizzato per la prima volta in questo Rapporto Ecomafia 2006.

Nel triennio 2003-2005, le forze dell’ordine hanno accertato 2.973 abusi nelle aree protette, con un picco registrato nel 2004 (1.123 casi) e si attesta sui 150 milioni di euro il valore stimato degli immobili sequestrati”. Di oltre un miliardo di euro, invece, il valore degli immobili sequestrati nello stesso periodo su tutto il territorio nazionale. Infine: in Campania, sono 722 i casi di illegalità accertati nel parco nazionale del Vesuvio e nel parco nazionale del Cilento Vallo di Diano. Seguono Sardegna (613 abusi segnalati) e Lazio (167). Un business per l’ecomafia che se adeguatamente combattuto potrebbe far quadrare i conti dello Stato. “I dati del Rapporto- dichiara, infatti, Agnello Modica, segretaria confederale Cgil- ci fanno capire che un’azione coerente di contrasto da parte dello Stato nei confronti della criminalità ambientale consentirebbe di ottenere più risultati, sia sul fronte della lotta all’evasione che su quelli della difesa della sicurezza dei lavoratori e della salute dei cittadini”.


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