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Sono qualunquista

Sono sempre le classi più deboli, i lavoratori che hanno la busta paga tassata alla fonte, a mantenere a galla l’Italia?
di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 14 novembre 2012 - 2477 letture

Spesso nei talk televisivi l’accusa ricorrente è di essere qualunquista. Nelle migliori delle ipotesi, di favorire l’antipolitica. Ma cosa significa ‘qualunquista’? Nel lessico corrente è colui che esprime un “atteggiamento morale e politico, polemico nei confronti dei partiti politici tradizionali”.

In poche parole si tratta di una persona che si muove nel solco di una generica svalutazione di qualsiasi impegno ideologico e politico. Ma è proprio così? E’ giusto ridurre tutto ad una indistintae umorale opposizione alla politica?

Non fu così per Giannini, giornalista fino al termine della “Grande Guerra” quando si trasferisce a Roma dove comincia la sua attività di commediografo. La morte in guerra del figlio Mario, nel 1942, contribuì a radicare in lui un odio indiscriminato per la classe politica, e in particolare per i suoi capi, senza distinzione di colore. Bisogna distruggere, ripete "il mito del capo, dell’uomo provvidenziale" che opprime la folla anonima e la manda a morire in guerra solamente per soddisfare le proprie ambizioni. Il 27 dicembre 1944 fonda il settimanale ‘L’Uomo Qualunque’. Costa 5 lire a Roma e 6 lire fuori città. È un settimanale, ma ha il formato di un quotidiano. È stampato su carta giallo-grigia, di qualità scadente. Inserito nella U maiuscola si vede un torchio che schiaccia una striminzita immagine di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il piccolo borghese, il travet, insomma l’uomo qualunque. Sotto la testata c’è una rozza vignetta dove un poveraccio scrive su un muro: Abbasso tutti.

E per meglio chiarire la posizione del giornale ci pensa lo stesso Giannini che scrive: « Questo è il giornale dell’uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole».Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945. Sull’onda del successo nasce anche il movimento politico che Giannini chiama il Fronte dell’Uomo Qualunque. Alle elezioni politiche del 1946 ottenne il 5,3% dei voti, potendo così contare su 30 deputati all’Assemblea Costituente, tra cui lo stesso Giannini. Oggi le cose sono cambiate. In peggio. E probabilmente Giannini otterrebbe il 40% dei consensi e diventerebbe il presidente del Consiglio. I rimborsi elettorali, le vacanze di gruppo, le feste pagate con i soldi del finanziamento pubblico, le case acquistate per opera e virtù dello ‘spirito santo’, le mazzette per autorizzare la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile, i rapporti con la mafia sono l’espressione di un sistema politico malato. La corruzione è il collante di questo meccanismo.

Di qui la rabbia e la protesta della gente comune. Di coloro che stanno al di qua dello schermo televisivo e sono costretti a sentire i ‘bla-bla’ dei politici. I sondaggi che danno i ‘Grillini’ stabili intorno al 20%, i risultati elettorali siciliani che hanno segnato un record di astensioni, il 47,4 per cento non ha votato, e decretato, come primo partito dell’isola, il Movimento 5 Stelle con il 14,90% dei voti e 15 consiglieri, sono espressione di un malcontento generalizzato. Di destra, di centro e di sinistra.

“Cogito ergo sum” scriveva Cartesio. Penso, dunque sono. E’ questo l’elemento che ci differenzia dagli altri essere viventi. La possibilità di argomentare e di contrapporre le nostre idee a quelle degli altri. Siamo governati dai ‘mercati finanziari’? I lavoratori vedono allontanarsi, manovra dopo manovra, il giorno in cui potranno andare in pensione? Sono sempre le classi più deboli, i lavoratori che hanno la busta paga tassata alla fonte, a mantenere a galla l’Italia? Cresce sempre di più il divario tra i pochi ricchi e i tanti poveri? Manca una imposta patrimoniale? Se continuiamo a porre queste domande agli uomini politici che non sono in grado di dare una risposta, perché arrabbiarsi quando qualcuno ci addita come ‘qualunquista’. Ebbene, io sono qualunquista.


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