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La contronarrazione necessaria

Siamo in un’epoca pericolosa: chiunque sia in una condizione di povertà reale o potenziale può essere oggetto, in futuro, di una possibile marginalità sociale premessa dell’eliminazione fisica.

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 14 febbraio 2024 - 475 letture

Siamo in un’epoca pericolosa, chiunque sia in una condizione di povertà reale o potenziale, se seguiamo le tendenze in corso, può essere oggetto, in futuro, di una possibile marginalità sociale premessa dell’eliminazione fisica. Nel Primo Libro del Capitale Marx analizza la funzione dei disoccupati definito “esercito industriale di riserva”. La concorrenza tra gli operai consente al capitalista di tenere bassi i salari.

Il linguaggio militare utilizzato da Marx, “esercito industriale di riserva”, non è casuale, poiché gli operai sono ricattati per mezzo della “riserva” che funge da “arma”. Se i salariati non accettano il salario deciso dal capitalista hanno come alternativa la disoccupazione, inoltre vi è sempre il disoccupato di “riserva” disponibile alla sostituzione dell’operaio recalcitrante e politicizzato. La violenza è dunque la sostanza dinamica del modo di produzione capitalistico. Per il capitalista tenere in vita la logica delle “riserve” è necessario per l’accumulo di plusvalore. Nel tempo attuale migranti e non solo sono l’attuale “esercito di riserva”. La classe media è ricattata con la veloce sostituzione mediante migranti e IA, nel caso non accetti le condizioni del mercato, data la presenza di una massa enorme di manodopera disponibile a tutto pur di sopravvivere.

L’IA apre nuove prospettive al capitalismo, poiché gradualmente tende a sostituire le riserve e diviene stessa l’arma di ricatto che il capitale può usare contro le riserve e gli occupati. L’applicazione dell’IA nei campi economici più disparati contrarrà gli occupati e delegittimerà la funzione dei disoccupati e migranti.

In merito non vi è nessun dibattito, i governi accettano come inevitabile l’applicazione dell’IA in ogni campo, anzi i trombettieri del capitale e delle multinazionali ne magnificano i prodigi e le potenzialità per migliorare la qualità di vita dell’umanità. Occultano il dato principale, ovvero non ci dicono quali classi e quali gruppi sociali usufruiscono e ancor più ne usufruiranno in futuro, sulle conseguenze vi è un colpevole silenzio.

Il problema che si prospetta è abissale, in quanto “l’esercito di riserva” è destinato a perdere la sua funzione. La popolazione risulterà in tempi velocissimi eccedente rispetto alle reali possibilità di lavoro e di occupazione. Si possono aprire una serie di prospettive:

1) Depopolamento indotto mediante individualismo narcisistico e fluido, la cultura del fluido-liquido è il mezzo con cui il potere si appresta a rendere roccioso il dominio mediante l’eliminazione dell’identità senza la quale non vi è generatività biologica e culturale. La generatività in tale prospettiva viene presentata come un limite alla sperimentazione personale, alla carriera, all’edonismo consumistico e all’acquisto di identità metamorfiche. La libertà a cui si inneggia già oggi cela il “niente”, è orientata verso la morte reale e simbolica. La ridefinizione dei generi è parte di tale politica di contenimento globale della popolazione.

2) Messa in atto di politiche sociali che sostengono il reddito minimo, potremmo dire per elargizione dall’alto, al fine di sostenere i consumi e la produzione. Il popolo è così trasformato in plebe, il cui orizzonte è limitato alla sola sopravvivenza e ai consumi. In tal caso “l’esercito di riserva” è costituito dai consumatori costretti a spendere ciò che il governo elargisce, essi divengono il sostegno alla produzione. I diritti sociali come scuola e sanità sarebbero cancellati e le risorse orientate al salario di sopravvivenza. Il taglio ai diritti sociali e il reddito minino divengono i mezzi indiretti per depopolare.

3) La transizione ecologica e i mutamenti climatici potrebbero essere utilizzati per contenere la popolazione. Il terrore indotto e pianificato può essere il mezzo efficace per spingere i popoli verso il contenimento coatto delle nascite. La percezione che non vi sia futuro non può che comportare la deresponsabilizzazione dei popoli verso il loro destino, ciò non può che favorire politiche ideologiche e violente.

4) La transizione economica potrebbe prevedere una diminuzione della produzione. Tale obiettivo non può che essere ottenuto ridimensionando il numero della popolazione e contraendo i consumi della popolazione superstite. Tali politiche potrebbero riattivare forme di sussunzione assolutamente nuove e che necessitano della consapevolezza collettiva per essere identificate.

5) Eliminazione diretta della sovrappopolazione, questa soluzione parrebbe estrema e distante, ma se osserviamo l’applicazione della legge dell’eutanasia che già in Belgio è somministrata ai depressi, mentre in Canada si dibatte sulla possibilità di applicarla a persone con disagio economico. La foglia di fico è la libera scelta del richiedente che usufruisce di un nuovo diritto concesso dallo Stato. In futuro con l’aumento della popolazione inattiva e depressa potrebbe essere utilizzata su scala sempre più ampia. Gli scarti del sistema sono la contraddizione che ne denuncia la “malvagità del bene”.

Il futuro è fosco, le possibilità individuate potrebbero convivere. Il potere nichilistico e annientatore potrebbe utilizzarle contemporaneamente, ma spingere verso l’uso massiccio di una di esse a seconda delle circostanze storiche.

Il primo passo per fermare questa deriva, che al momento sembra inevitabile al pari dei cicli naturali, è smascherare la logica della “malvagità del bene”. Il potere-dominio utilizza parole suadenti indicanti valori e pratiche positive per giustificare azioni malvage. Ciò è possibile non solo per l’enorme potere dei media dipendenti dal potere economico dei gruppi egemoni, ma anche e specialmente per il vuoto veritativo. Senza verità non vi è progetto politico e, specialmente, i subalterni non riescono a distinguere il bene dal male e a decriptare le reali intenzioni dei gruppi dominanti. L’omologazione delle opinioni e il vuoto assiologico lasciano vuoti e fessure, in cui il male si insinua per presentarsi come l’alternativa al vuoto onto-assiologico. Per potere neutralizzare la deriva nella quale siamo e che potrebbe travolgerci è necessario rifondare la metafisica comunista e umanista per una visione del mondo alternativa. Senza tutto questo siamo esposti alla “malvagità del bene”. Rischiamo di esseri gli scarti da eliminare, se non capiamo e analizziamo coralmente la causa strutturale della tempesta in cui siamo. Si deve organizzare una contronarrazione aperta ad ogni settore della comunità, senza pregiudizi di ordine politico, culturale e religioso. Ogni apporto che contribuisce alla ridefinizione di un ordine alternativo dev’essere accolto.

La contronarrazione deve sollevare il dibattito che possa fungere da katechon alla malvagità del bene e sostenere una adeguata rappresentanza politica. Non dobbiamo avere paura, ma credere razionalmente nella capacità etica e politica del popolo e degli scontenti del sistema, i quali spesso sono apparentemente integrati nello stesso, ma in realtà l’alternativa politica per emanciparsi. Per riattivare le energie critiche è necessario formarsi sui grandi testi classici e ripensare le vite politiche dei grandi rivoluzionari per individuare errori e potenzialità che non sono state esplorate e ridisegnare, di conseguenza, una comunità plurale e a misura di essere umano. Ancora una volta le pietre di scarto possono essere il fondamento di un nuovo ordine e di una nuova via politica da tracciare dal basso con la partecipazione della comunità. La contraddizione è dunque tra l’alto e il basso senza tale chiarezza le pietre di scarto potranno essere frantumate dalla malvagità del bene.


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