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L’Italia è una colonia degli Stati Uniti

Mentre i media (alcuni) celebrano il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ancora meno sono quelli che accennano a rammentare al fatto che il fascismo ci lasciò in eredità un nuovo padrone.

di Orazio Leotta - mercoledì 5 gennaio 2011 - 4091 letture

Chi pensa che il colonialismo sia un fenomeno da ricercare solo sui libri di storia, un fenomeno relegato agli anni che furono, ormai desueto e fuori luogo in quanto tutte le nazioni sono libere di autogovernarsi, si sbaglia di grosso, anche in riferimento alla nostra povera Italia.

Mentre i media (alcuni) celebrano il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ancora meno sono quelli che accennano a rammentare al fatto che il fascismo ci lasciò in eredità un nuovo padrone. Nei secoli a spadroneggiare si sono alternati i francesi, gli spagnoli, gli arabi, i barbari, siamo stati conquistati da Napoleone, dai punici, dagli austriaci etc.. adesso il nostro nuovo padrone sono gli USA: quelli che ci avrebbero liberati.

Ai più sembrerà lapalissiano quanto da noi esposto, ovvio, questo è il prezzo che gli italiani hanno dovuto pagare per essere stati a loro volta liberati dai nazisti (e dai fascisti), ma una rinfrescata di realismo non fa mai male. Certo non si colonizza più coi sistemi di una volta, mandando la flotta o sparando le armi chimiche alle popolazioni inermi (come in Etiopia nel 1939), tantomeno imponendo le “decime” ai contadini o la moneta dell’invasore.

I metodi naturalmente sono diversi, più subdoli, tutto deve rientrare in quei parametri di decenza in linea coi protocolli senza che l’occhio delle Nazioni Unite debba essere sollecitato. Vogliamo parlare della base aerea di Sigonella e delle altre similari sparse per l’Italia. Esistono forse pari insediamenti ad esempio, giapponesi, russi, coreani sul nostro territorio?

Vogliamo poi ricordare l’impunità concessa a tutti i militari americani rei di delitti contro italiani o contro il territorio italiano? E ce la sentiamo di inerpicarci per voler fare chiara luce sul caso Calipari oppure ricordare i morti e i feriti causati dai vari aerei USA decollati negli anni dalle basi di Aviano?

O ci vogliamo interrogare sul perché mai un governo di sinistra ha potuto governare o si sia potuto dare corso a ideologie comuniste o socialiste (nel vero senso del termine però, non di tipo craxiana) anche se il popolo li reclamava? (Do you remember Gladio, servizi deviati, strategia della tensione, infiltrati vari, etc….).

O forse dobbiamo ringraziare il Cielo per non averci fatto fare la stessa fine toccata ai cileni nel 1973? Per non parlare dei gialli, mica tanto gialli della morte di Mattei e dell’omicidio Moro? E poi perché qualunque sia il governo italiano, sia che rappresenti forze di centro, di centrosinistra, di neo fascisti, di forzisti vari, non cambia mai l’approccio nei confronti della questione inerente le forze militari che “dobbiamo” mandare nelle cosiddette missioni di “pace”, cioè quelle dove si va a morire in terra straniera per conto del padrone?

E come se fosse impossibile dire di no, in barba a tutte le promesse in campagna elettorale. Se poi ci mettiamo il sistematico ricorso alle privatizzazioni, allo smantellamento dello stato sociale, al sempre maggiore ricorso alla flessibilità in barba al posto fisso e alle continue novità in fatto di sanità e di istruzione che ci rendono sempre più americani, il cerchio è presto chiuso.

Volenti o nolenti, siamo tutti un po’ americani e quello che un tempo era il sogno dell’italiano medio cantato da Renato Carosone in un suo celebre motivetto, in realtà non era altro che una situazione di fatto in forma embrionale che stava per svilupparsi e adeguarsi, una volta che i tempi fossero diventati maturi, ai diktat dei nostri nuovi padroni. Capito paisà?


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