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Katherine Mansfield, Rita Atria, le donne del digiuno

«La felicità è come quando si inghiotte improvvisamente uno spicchio splendente di sole nel pomeriggio.»
di Pina La Villa - mercoledì 20 ottobre 2004 - 8174 letture

18 ottobre 2004

Una scrittrice: Katherine Mansfield (1888-1922)

«Ho sempre ritenuto che il più grande privilegio, sollievo e conforto dell’amicizia fosse quello di non dover mai spiegare nulla.»

«La felicità è come quando si inghiotte improvvisamente uno spicchio splendente di sole nel pomeriggio.»

«Il rimpianto è un enorme spreco d’energia. Non vi si può costruire nulla sopra. Serve soltanto a sguazzarvi dentro.»

" dalla tecnica nasce il vero stile; non vi sono vie traverse[...] Io amo appassionatamente la tecnica. Amo appassionatamente la compattezza e l’unità dell’opera…".

"L’artista non ha problemi: sai dirmi tu quale sia stato il problema di Chaucer e di Shakespeare? L’artista guarda lungamente la vita . Dice sommesso. ’Dunque è così la vita?’ E questo comincia ad esprimere, escludendone tutto il resto."

"Credo che l’amore sia un’infanzia glorificata. Salvo che diventiate dei fanciulli, non potrete entrare.."

Leggere:

Diario, a c. di John Middleton Murry, Dall’Oglio, Milano 1991

Katerine Mansfield ,Tutti i racconti, Newton Compton, 1996

Pietro Citati, Vita breve di Katherine Mansfield, Oscar Mondadori Scrittori del Novecento 2001

Un libro: Sandra Rizza, "Rita Atria. Una ragazza contro la mafia", La Luna,Palermo, 1993

La storia di Rita Atria ha il ritmo di una tragedia. Ed è così che la racconta Sandra Rizza, con l’andamento inesorabile proprio delle tragedie greche.

La citazione iniziale è infatti tratta dall’Antigone di Sofocle:

"Morire adesso, prima del tempo, è un guadagno per me. Chiunque vive fra tante sciagure, queste in cui vivo io, continue, come potrà non ritenersi fortunato, contento, se muore?...A te sembrerà ch’io agisca da folle. Ma chi mi accusa di follia, forse è lui, il folle".

L’eroina: Rita Atria, una ragazza "testarda come un mulo", nata il 4 settembre 1974, morta suicida il 26 luglio 1992.

Luogo: Partanna, paese nella valle del Belice, paese di pastori e contadini. Poi arriva la "modernità" dei pub e simili. Il passaggio dalla vecchia alla nuova mafia, l’arrivo dell’eroina.

La famiglia: Il padre di Rita , don Vito, appartiene alla vecchia mafia, viene ucciso nel 1985.

La madre, Giovanna Cannova, nata nel 1939, un ritratto inquietante e autentico di vittima-carnefice.

Nicola, il fratello vendicatore. Sarà ucciso nel 1991.

La scelta: Rita decide, dopo la cognata Piera, di denunciare i "picciotti" di Partanna.

Le conseguenze: Rita nel paese, l’ostilità, l’isolamento, il pericolo, scrive un diario.

Collaboratrice di Borsellino: A Roma, con la cognata Piera.

Esami di idoneità all’istituto tecnico alberghiero. Tema su Giovanni Falcone: "con la paura la mafia non si vince"

Comincia a scrivere la sua biografia, l’amore per il padre e l’odio per la madre, la famiglia, la sorella andata via , a Milano.

A Roma, un pomeriggio di sole,l’amore di Gabriele.

19 luglio 1992, Via d’Amelio, Borsellino e gli agenti della sua scorta uccisi

L’appartamento in Via Amelia, a Roma: Rita si lancia dal settimo piano.

Funerali:

E’ l’estate del 1992: a Maggio è stato ucciso Falcone, a Luglio Paolo Borsellino. Per i funerali di Rita Atria a Partanna non c’è nessun segnale, nessun avviso. Pochi familiari, pochi politici, molti giornalisti e reporter. Al cancello del camposanto, dove arriva il carro funebre che ha viaggiato tutta la notte, si presentano dodici donne: "vengono da Palermo, sul petto hanno un adesivo giallo, c’è scritto "donne del digiuno", stanno facendo lo sciopero della fame per protestare contro la mafia sanguinaria che si è presa la vita di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e ora pure quella di Rita Atria [...] Ecco la bara, ecco le donne del digiuno che la portano a spalla fino alla lapide di marmo". Il prete, Calogero Russo, durante l’omelia, "insiste sul suicidio come peccato, non trova di meglio che parlare delle crisi depressive di Rita Atria, non l’avesse mai fatto, le donne si ribellano, urlano la loro preghiera, scandiscono in coro che ’Rita non ha peccato, ha parlato’ . I cronisti prendono nota, pochi applausi e troppe contestazioni". Due settimane dopo, il prete farà "girare per tutto il paese un foglio ciclostilato con la sua arringa furibonda contro la stampa che ha infangato il buon nome del paese e contro le donne che hanno contestato la sua celebrazione".

Sulle donne del digiuno si può leggere:

Il disagio della memoria. La mobilitazione delle donne palrmitane nel movimento antimafia, di Francesca Badi, dalla tesi di laurea della stessa autrice dal titolo "Il movimento delle donne contro la mafia a Palermo (1983-1996), università di Bologna, a.a. 2001-2002, in Zapruder. Storie in movimento, n. 5, settembre-dicembre 2004, Odradek.


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Katherine Mansfield, Rita Atria, le donne del digiuno
16 maggio 2007, di : TTHORY

Oggi e’ venuto don ciotti ad arezzo x un incontro organizzato cn la mia scuola, l’istituto d’arte piero della francesca.. INTANTO RINGRAZIO LUI X CIO’ K HA DETTO.. HA TRATTATO ARGOMENTI K M HANNO PARTICOLARMENTE TOCCATA.. FORSE XKE’ SN FIGLIA D UN POLIZIOTTO K HA LAVORATO X MOLTE DELLE INDAGINI DA LUI NOMINATE ( FALCONE-BORSELLINO..). MA D CIO’ K HA DETTO DON CIOTTI M HA MOLTO COLPITO LA STORIA D RITA ATRIA, GRANDE CORAGGIO X UNA VITA PURTROPPO STRONCATA X VIE DELLE PRESSIONI DOVUTE A QUELLA CAZZO D MENTALITA’ KIUSA E CN TROPPA OMERTA’ K C’E’ GIU’ IN SICILIA.. IO SN CATANESE MA M SN DOVUTA TRASFERIRE QUA AD AREZZO MOLTI ANNI FA X VARI MOTIVI K NN STO QUA A CITARE.. COMPLIMENTI X L’ARTICOLO.. DAVVERO..