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Il sonno della ragione genera mostri

“Il sonno della ragione genera mostri” è il titolo di una celeberrima incisione di Goya, classificata col n° 43 ed eseguita come frontespizio della serie dei “Capricci” che è una raccolta di ottanta incisioni elaborati dall’artista spagnolo negli ultimi anni del Settecento.

di Martina Famulari - mercoledì 14 aprile 2021 - 931 letture

È più di un anno che conviviamo con la situazione pandemica, tra nuovi Dpcm, alternarsi di zone colorate, chiusura e apertura di ristoranti, bar e negozi. Coloro che hanno risentito maggiormente di questa situazione sono i silenti, i piccoli editori, direttori dei teatri, proprietari di librerie, artisti, piccoli imprenditori e professionisti della cultura. In sintesi, chi ha sentito maggiormente le ferite causate dell’attuale situazione pandemica è la cultura.

Oltre alla situazione sulla gestione della scuola e della formazione degli studenti, è inevitabile riflettere anche sulla spaccatura sociale e culturale che nel corso di questa assurda situazione si sia creata. Un divario in cui si alimenta il non “culturalmente proficuo”, e mette involontariamente a tacere ciò che produce bellezza: la cultura, l’arte, la musica, l’editoria e il teatro.

Sorge spontaneo chiedersi la motivazione sul perché le chiese siano aperte, con rigorose norme progettate e seguite ad hoc, partite di calcio e assembramenti ingiustificati continuano a svolgersi. La necessità di alimentare la fede non è dunque necessaria al pari di ciò che alimenta cultura e, al contempo, permette a chi ha impiegato anni e sacrifici per la diffusione di quest’ultima a renderla un lavoro?

La riflessione e la provocazione intenzionale citata dal titolo del nostro articolo, è un invito a risvegliare le coscienze. Realizzando “I Capricci”, Goya usa questa metafora dove invita gli uomini a non perdere il controllo dell’intelletto, a riflettere sulla necessità di costruire un pensiero critico che possa renderci liberi di scegliere, di schierarci e di avere piedi ben piantati a terra e lo sguardo verso l’infinito.

Auspichiamo che questo divario, o “spaccatura” sociale, non alimenti ancora di più la carenza culturale e la necessità di preservare l’istruzione e il modo di interfacciarsi con una cultura che non sia più silente, esclusa, considerata “inefficiente”, inutile e improduttiva per il paese. Le generazioni future saranno coloro che ne risentiranno più di tutti.

I ragazzi necessitano di scrutare la bellezza nei musei, osservare le rovine, toccare personalmente pezzi di Storia e cultura, devono assaporare l’intensità e la passione con cui i pittori e scultori hanno creato, tornare nei cinema, rimparare l’arte della meraviglia, o semplicemente, grazie a un testo shakespeariano recitato in teatro, rimembrare la sensazione di estasi provata grazie alla sensibilità dell’arte, confrontarsi con il talento di attori e registi, un “talento” costruito mediante sacrifici, rinunce e sogni. Tutto questo - lentamente si sta spegnendo.

Silenziare la cultura porterà a spegnere il desiderio di meraviglia, per la vita e la sete di conoscenza, non condanniamo le future generazioni e chi ha deciso di vivere grazie alla cultura. Pensiamo ai piccoli librai con la speranza che un giorno tutto questo possa finire e la quantità di profitto delle vendite si basi su dei testi e non sull’uso delle mascherine.


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