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I Professori e il Fascismo

Ottant’anni fa il regio decreto con cui Mussolini imponeva ai professori universitari il giuramento di fedeltà al fascismo.

di Orazio Leotta - martedì 23 agosto 2011 - 5532 letture

Decreto Legge del 28 Agosto 1931: “Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l’ufficio di insegnante ed adempiere tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concilii con i doveri del mio ufficio.”

Questo il giuramento che oltre milleduecento docenti delle università italiane prestarono poi nell’autunno dello stesso anno, ma non tutti. Tutti, tranne dodici. Persero la cattedra, alcuni vissero di stenti, furono isolati dalla diffusa vendetta fascista. Dodici uomini, ancor prima di eroi, differenti per origine, ma accomunati dall’intenzione di gridare un forte NO, impartendo al contempo la più magistrale delle loro lezioni. Un gesto semplice, chiaro e inequivocabile, intriso di quegli ideali di libertà, dignità e coerenza interiore con cui erano cresciuti.

E’ opportuno ricordare i loro nomi: Ernesto Buonaiuti, professore di Cristianesimo all’Università di Roma; Mario Carrara, ordinario di Medicina Legale; Gaetano De Sanctis, professore di Storia Antica all’Università di Roma; Giorgio Errera, professore di Chimica a Pavia, nonché stimato ricercatore in materia di Chimica Organica; Giorgio Levi Della Vida, celebre orientalista, esperto in ebraistica e semitistica; Fabio Luzzatto, giurista; Piero Martinetti, filosofo kantiano, che abbandonato l’insegnamento all’Università di Milano, si ritirò in solitudine in una casa di contadini; Bartolo Nigrisoli, grande clinico bolognese; Francesco Ruffini, docente di Diritto Ecclesiastico all’Università di Torino, già firmatario nel 1925 del Manifesto degli Intellettuali Antifascisti redatto da Benedetto Croce; Lionello Venturi, critico e storico dell’arte, che visse poi a Parigi e in America per ritornare in Italia solo dopo la caduta del fascismo; Vito Volterra, matematico e fisico all’Università di Roma ed infine Edoardo Ruffini, figlio di Francesco, il più giovane della dozzina; il suo sacrificio, come ricorda il Galante Garrone: “fu più grande di quello del padre e dei pochi colleghi non-giuranti: perché egli aveva trent’anni, e la sua carriera universitaria, appena agli inizi, ne fu stroncata. Da quel giorno, egli si appartò, silenzioso, in solitudine….”.

E’ bene anche ricordare, per dovere di cronaca, che altri professori aggirarono il dovere del giuramento preferendo anticipare la data del pensionamento come nel caso di Vittorio Emanuele Orlando o rifugiandosi all’estero come esuli (Piero Sraffa e Giuseppe Antonio Borghese). Altri, vicini al mondo cattolico, su suggerimento di Papa Pio XI prestarono giuramento “con riserva interiore”, altri ancora, vicini all’area comunista, su suggerimento di Togliatti, prestarono giuramento col doppio intento di continuare ad insegnare, potendo così impartire quell’operato che avrebbero ritenuto più utile sia alla causa antifascista che ai principi di libertà ed evitando al contempo che le loro cattedre, rimaste libere, fossero potute andare a coloro che sponsorizzati dal governo fascista, avrebbero potuto accelerare un processo di disgregazione della cultura e condurre l’animo degli studenti verso falsi valori interiori.

Fortuna, che in un’altra parte del mondo, circa trent’anni dopo, il giorno del 28 Agosto, potrà essere ricordato per un evento che ha a che fare con l’aggregazione delle genti e sull’affermazione di valori veri quali quello della libertà: Washington, 1963: “Ho un sogno, che un giorno i figli di coloro che furono schiavi e i figli di coloro che possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza”. Martin Luther King.

http://www.youtube.com/watch?v=V-iAx52aoBU


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