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«Ragazzi, andate via prima di italianizzarvi anche voi»

Miguel Mora, corrispondente da vent’anni del quotidiano spagnolo El Paìs, avverte come il virus dell’indifferenza si stia diffondendo sempre più tra gli italiani. E conclude facendo appello ai giovani di non farsi contagiare.

di Serena Maiorana - mercoledì 14 luglio 2010 - 2800 letture

Arriva con gli occhi ancora assonnati, ma ha il volto sorridente e i modi gentili che lo contraddistinguono, anche se oggi sopra di noi il cielo di Roma promette pioggia. Miguel Mora, classe 1964, è sicuramente il più noto corrispondente dall’Italia: è lui che racconta il nostro paese alla Spagna dalle pagine del quotidiano El Paìs. Ricordate l’esclusiva delle foto-scandalo dei festini a Villa Certosa pubblicate dal quotidiano spagnolo l’estate scorsa? E ricordate l’unico giornalista che ha messo in difficoltà Berlusconi alla conferenza stampa Italia-Spagna di un anno fa? Ecco: è lui che abbiamo il piacere di intervistare questa settimana. Ormai sono quasi venti anni che lavora per il maggiore quotidiano spagnolo: prima alla cultura, poi a Lisbona come corrispondente, fino al febbraio 2008, quando arrivò a Roma per raccontare al suo paese ciò che accadeva nel nostro. Un compito per niente facile dato il crescendo di anomalie che hanno fatto dell’Italia la vergogna d’Europa: dal conflitto d’interessi alla xenofobia becera e dilagante, dalla mignottocrazia (come l’ha definita Paolo Guzzanti) al definitivo affossamento dei fondamentali principi democratici.

Ormai vivi in Italia da due anni e mezzo: quanto pensi di restarci ancora?

Il contratto scade nel 2011. Tra sei mesi dovrò parlare con la direzione per decidere insieme se restare un altro po’. La cosa logica sarebbe continuare fino alle prossime elezioni…

Tu cosa vorresti fare? Vorresti continuare fino alle prossime elezioni?

Sarebbe logico, ma a dire il vero non so. Ti racconto un episodio significativo a questo proposito: ieri parlavo con il mio collega di “Le Monde”, che è mio amico, e diceva che ormai siamo intossicati di italianità e che forse dobbiamo andare via prima di quanto pensavamo (sorride con amarezza, n.d.r.). Sai in cosa consiste l’intossicazione? Consiste nel non scandalizzarsi più di niente, nel pensare che è inutile fare la denuncia di qualsiasi cosa perché tanto non succederà niente. E quando l’entusiasmo non c’è, il giornalismo non si può fare. L’Italia ha questa particolarità: è molto facile che ti faccia venir meno l’entusiasmo, qui è come se niente servisse a niente. Per questo bisogna avere coraggio e tenere alto il livello di morale, altrimenti diventi un “velino”. Qui si vive bene, è molto facile dimenticare qual è il tuo dovere, perché anche se scrivi per un giornale spagnolo devi sempre dire “ha detto questo, ma non è vero” come se fossi un giudice costretto a segnalare le bugie della propaganda. Perché questo è sostanzialmente uno stato di propaganda, ed è molto dura raccontarlo perché i lettori si annoiano, e allora che fai? Puoi scrivere di altri argomenti, ma trovarne uno che non sia contaminato dai compromessi e dagli interessi della politica è difficile. Certo, ci sono anche fatti straordinari di cultura, di arte. Ma ieri, ad esempio, sono stato all’inaugurazione del Maxxi (l’intervista è stata raccolta a fine maggio, n.d.r.), il nuovo museo di arte contemporanea a Roma, e alla conferenza stampa il Ministro della Cultura Bondi ha venduto la cosa come se fosse un merito del governo Berlusconi. Ogni fatto è usato per la propaganda, per questo è dura, è come sbattere contro un muro…

Che differenze hai trovato tra l’esperienza come corrispondente da Lisbona e quella da Roma?

L’Italia è molto più ricca informativamente. C’è il Vaticano, c’è Berlusconi che potrebbe essere in prima pagina tutti i giorni con le cose che dice. Se poi non ci sono né notizie sul Papa né su Berlusconi c’è sempre una grande quantità di cose delle quali parlare: dalla mafia alla cultura, i temi non mancano mai, la cosa difficile casomai è scegliere di cosa parlare. Lisbona è una città bellissima ma, al contrario che per l’Italia, per il Portogallo non c’è molto interesse in Spagna, e ti ritrovi a fare soprattutto reportage, ma è comunque un lavoro molto interessante perché puoi andare in Africa a parlare delle ex colonie.

Quindi hai viaggiato molto...

In quel periodo sì. Devo ammettere che in quegli anni mi sono divertito, sono andato in Africa quattro o cinque volte. Inoltre amo la musica popolare portoghese e ho scritto una lunga storia sul Fado per la rivista. Era bellissimo, ma lavorare come giornalista era molto dura.

Quindi il lavoro di corrispondente dall’Italia e dal Portogallo comporta problematiche diametralmente opposte…

Esatto. L’Italia offre montagne di temi dei quali parlare, il Portogallo no, anche se l’Italia un tempo contava di più nel panorama internazionale. Inoltre in Italia ci sono personaggi meravigliosi da intervistare, perché nonostante lo stato di propaganda c’è ancora tanta gente che pensa, tanti giovani che hanno coraggio, tante iniziative sociali: l’Italia continua ad essere meravigliosa malgrado i suoi politici.

Come te la sei spiegata questa situazione, questo cortocircuito tra la società e chi la governa?

Perché secondo me quella politica è diventata una casta che non conosce ciò che succede nel paese: sono un gruppo di privilegiati che si dedica a mantenere il potere e se ne frega di tutto il resto. La cosa più tragica è vedere l’attuale stato della sinistra italiana.

Comprendere le dinamiche italiane dall’esterno può essere molto complicato: qual è il fatto che hai avuto più difficoltà a raccontare nel tuo paese?

Come fai a capire, per esempio, che quando il governo Berlusconi arriva al potere le prime misure di polizia sono contro gli zingari e non contro la mafia? Come fai? Lo dici e basta. Dici: la mafia muove 150 miliardi all’anno e ha una grande responsabilità che le cifre della disoccupazione siano basse grazie al lavoro nero, per questo in genere è così tutelata dal potere, oltre che infiltrata nel potere. Per questo, anche se a prima vista può sembrar strano, una delle prime azioni di questo governo è stata il censimento dei bambini rom. È una cosa bruttissima ma hanno anche vinto le elezioni con il discorso della sicurezza legato agli immigrati e alla xenofobia. Sono queste le grandi contraddizioni del paese: è tutto un gioco di interessi e di poteri. La cosa più grave è che un partito come la Lega in Europa non dovrebbe esistere e invece non solo esiste ma ha sempre più potere. Tutto questo è un effetto della distruzione del tessuto politico avvenuta con tangentopoli, che ha spalancato le porte ad un gruppo di partiti che partiti in realtà non erano: nel caso di Berlusconi si trattava di un’azienda, nel caso della Lega di un gruppo di fanatici e nel caso del Pd dei resti del naufragio della Democrazia Cristiana e dei Socialisti. Si spiega così che i partiti praticamente non esistano più, e che il sistema politico sia diventato una cosa “da bar”. È una situazione difficile dalla quale è complicato uscire.

Quali sono le caratteristiche principali che differenziano il giornalismo spagnolo da quello italiano?

Credo che il giornalismo in Italia sia più ricco e complesso di quello spagnolo, che è molto più schierato con la destra o la sinistra. Succede anche in Italia, ma a differenza della Spagna, qui si verificano fatti straordinari (la presenza della mafia o i conflitti di interessi, per esempio). Tutto questo rende il lavoro del giornalista molto più rischioso ma più affascinante al tempo stesso. Per questo i bravi giornalisti italiani sono bravissimi e non hanno niente da invidiare a nessuno. Report per esempio è un programma giornalisticamente meraviglioso: in Spagna non esiste niente del genere. Lo stato del giornalismo spagnolo è assai deprimente perché è molto schierato, alcuni giornali di destra e ultradestra fanno vero terrorismo informativo, qui invece, se escludiamo Vittorio Feltri (il direttore del Giornale), non è una prassi tanto consolidata.

Ma il fatto che il giornalismo spagnolo sia così schierato è solo una questione ideologica, o è la proprietà delle testate ad essere nelle mani dei partiti ed esponenti politici, così come accade in Italia?

No, in Spagna è solo una questione ideologica. Nel mio paese gli editori non intervengono quanto intervengono qui. In Italia c’è soprattutto un gioco di interessi economici che fa si che i giornali siano molto cauti. L’editoria pura non esiste: chi investe nell’informazione in Italia lo fa perché ha grossi interessi imprenditoriali in altri ambiti e vuole tutelarli.

Riguardo al conflitto di interessi mediatico qual è la situazione in Spagna? Esiste qualcosa di anche lontanamente simile alla situazione italiana?

Qualcosa di simile non esiste in nessun’altra parte del mondo, neanche in Colombia o in Venezuela. Solo in Argentina forse, ma in grado certamente minore. La questione del conflitto di interessi è un’anomalia tutta italiana, che sconvolge tutto il sistema sociale e democratico dalla base. Berlusconi non sarebbe eleggibile in qualsiasi paese normale, è questo che ha rovinato il tessuto politico italiano portando i politici fuori dalla società, rendendoli dei capi che pensano solo a mantenere il potere a tutti i costi, senza preoccuparsi di rinnovare i partiti. Prendi D’Alema per esempio: è una zavorra per la sinistra, non si capisce di chi sia complice né per chi lavori. Oppure pensa a Veltroni: all’inizio sembrava differente e invece anche lui non ha coraggio. L’unica soluzione sarebbe buttare questa classe politica nel cestino e ripartire da zero. Mettere finalmente i giovani di venti e trent’anni a occuparsi dei problemi del paese. Il problema è che siete molto longevi voi Italiani, vivete fino a novant’anni, quindi non è facile (ride, n.d.a.). La gerontocrazia è totale. Immagino che per voi giovani questo sia un panorama disperante. È vero che l’Italia rispetto alla Spagna ha un’economia molto forte, ma hai visto i dati? Due milioni di giovani non lavorano, eppure siete come in un limbo, qui nessuno fa nulla. Inoltre anche i sindacati in questo paese sono una forza che blocca l’accesso dei giovani e, di fatto, lo sviluppo del paese. Le aziende, gli evasori, i sindacati, alla fine tutti lavorano contro i giovani.

Perché dici che anche i sindacati lavorano contro i giovani?

Perché conosco giornalisti che stanno collaborando per 30 centesimi alla riga e che non potranno mai accedere alla redazione perché la situazione sindacale non lo permette: per accedere al contratto nazionale devi fare una pratica esagerata e solo dopo l’ordine ti iscrive.

In Spagna non esiste l’albo dei giornalisti?

No, non esiste. Esiste un’associazione stampa: lavori due anni per un giornale, pubblichi i tuoi articoli e ti danno la tessera da professionista. È una cosa molto diversa dall’albo, che invece è un retaggio fascista, una specie di sindacato verticale. Qui in Italia ai fotografi danno cinque euro a foto e senza rimborso spese: praticamente devi perdere soldi per lavorare. Questa è schiavitù. Ma di chi è la colpa? Dell’azienda che in questo è d’accordo con i sindacati. So che è triste ma è così.

Un’ultima domanda: dicevi prima che ci siamo intossicati di italianità, credi davvero che l’unico antidoto sia andarsene?

Se rimani il rischio è che il virus ti divori. Ai giovani consiglio vivamente di andarsene, soprattutto se non sono dentro il sistema di nepotismo e di raccomandazioni. Molto meglio viaggiare, vedere nuovi mondi e poi in caso tornare al Bel Paese. Vivere qui per loro è dura perché il blocco è assoluto. Report, per esempio, fa delle inchieste pazzesche, ma il giorno dopo non succede nulla e tutto resta invariato. Berlusconi in un paese come l’Inghilterra in questi due anni potrebbe essersi dimesso almeno una ventina di volte, qui invece non c’è nemmeno nessuno che glielo chieda. La situazione è tragicomica e la realtà dei fatti non ha più nessuna importanza. Alla fine arrivi a pensare che gli italiani mica sono scemi, se lo votano sarà meno dannoso degli altri”. Forse è anche vero, perché la situazione della sinistra è davvero patetica. Solo così ci si spiega che lui vinca le elezioni: gli altri non meritano di più.

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Per leggere gli articoli di Miguel Mora: http://www.elpais.com/buscar/miguel-mora

Per vedere il suo intervento alla conferenza stampa Italia-Spagna di un anno fa: http://www.youtube.com/watch?v=bK9-CosZRQc


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