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A Milano è emergenza traffico della paura

Diminuiscono pedoni e ciclisti in giro per Milano dove si temono le automobili, i furgoni... gli autobus.

di Silvia Zambrini - venerdì 20 ottobre 2023 - 704 letture

Milano città aperta verso chi viene da fuori, che in passato ha combattuto duramente contro il fascismo. Da sempre sede importante di arte e cultura: sono cose che stonano col terrore diffuso in seguito all’investimento di pedoni che attraversavano sulle strisce, che attendevano l’autobus; di ciclisti che pedalavano sulle apposite corsie. L’aumento di questi sinistri ha coinciso con quello recente di biciclette e monopattini in circolazione cui non ha corrisposto una diminuzione delle automobili e mezzi pesanti (al contrario).

Milano è sempre stata emblema di città operosa, trafficata, ma non di guida aggressiva: in pieno periodo industriale i bimbi andavano a scuola da soli, magari coi mezzi pubblici. La situazione è cambiata con l’aumentare dei veicoli e il diffondersi di tecnologie comunicative che alla guida distraggono: l’andamento indeciso stimola reazioni aggressive verso chi va più lento. In realtà non è la lentezza del ciclista, o del veicolo che non accelera, la causa di traffico statico perché accelerare lungo la breve tratta significa dover subito rallentare provocando andamento a singhiozzo, che a sua volta crea intaso, perdita di tempo, spreco di carburante. É questo un tipo di mobilità che istintivamente verrebbe da attribuire ai ritmi frenetici urbani ma a Londra, NY e altre metropoli, il transito, quand’anche a rilento, fluisce continuo e road rage (guida rabbiosa) è considerata un disturbo della personalità più che uno stile di guida diffuso.

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Milano - Attraversamento pedonale in via Canonica

Il traffico della paura è il risultato di comportamenti ostili e di trascuratezza della quale, in parte, sono responsabili anche gli utenti più vulnerabili: come per l’automobilista che digita messaggi, per il ciclista l’isolamento acustico in cuffia è incompatibile con un controllo completo della strada. Educazione nelle scuole e inasprimento delle pene per i trasgressori non elimineranno l’ansia perché il transito impulsivo a Milano è ormai uno stile radicato, di per sé non condannabile: la guida nervosa, a scatti, non è detto comporti incidenti così come per quanto riguarda insulti, gestacci, strombazzamenti. Spingere il motore lungo la via del centro non significa necessariamente superare i limiti di velocità; frenate in extremis, retromarce inaspettate e altre manovre irruenti, non causano automaticamente incidenti. Quanto alla distrazione, applicare il divieto di cellulare con allontanamento anche di una sola mano dal volante, richiede presenza abbondante di operatori stradali (cosa difficile nonostante i propositi del nuovo CdS). E la paura, fino a che non c’è l’incidente, rimane un disagio paragonabile a quello di genitori eccessivamente apprensivi.

A questo punto un modo per stemperare la contrapposizione che cresce tra utenza debole e forte è agire di numero come già avviene ad Amsterdam e altre città olandesi dove i ciclisti numerosissimi costringono tutti a una velocità moderata. Con l’automobilista consapevole che, se si ha fretta, è meglio usare la bicicletta, il motociclo, ...il metrò (come già in altre metropoli dove parcheggiare in doppia fila, attraversare col rosso e altre strategie di abbreviazione dei tempi, non sono neanche pensabili).

Della dipendenza tra variabili quali lentezza e scorrevolezza del traffico dovrebbero convincersi per primi i politici che si oppongono a zona 30 e si lamentano pubblicamente delle multe che ricevono in quantità, e i ciclisti, anziché scoraggiarsi, affrontare la strada numerosi: ascoltandola attivamente, evitando di affiancare i mezzi pesanti, lasciando passare l’automobilista nervoso prima che esploda e tutte quelle azioni di avvedimento ormai sommerse dall’ascolto di contenuti estranei al contesto stradale attraverso le tecnologie. Ciò non tanto per essere i primi a dare esempio di responsabilità ma per salvaguardare se stessi in attesa di una mobilità in cui tutti vanno a velocità equivalente. In cui procedere a scatti diventa impossibile e prendersela con un altro non avrebbe alcun senso.

A Milano, come altrove, la strada implica attenzione ma anche voglia di uscire: a motore, o senza, ma sempre a favore della sicurezza di ognuno. Senza disparità di potere. Senza conflitto.


Questo articolo è pubblicato anche su Fana.one.



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