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Maurizio Pollini. Una vita per la musica e non solo

Musicisti che hanno segnato un’epoca attraversandone diverse. È il caso di Maurizio Pollini, pianista recentemente scomparso...

di Silvia Zambrini - domenica 14 aprile 2024 - 1364 letture

È il caso di Maurizio Pollini, pianista recentemente scomparso: chi ha frequentato il mondo musicale negli anni ’70 può testimoniarlo perché lui, bravura a parte, come altri artisti della sua generazione ha rappresentato un periodo culturalmente particolare: con la generosità di concerti non più solo nei luoghi tradizionali. Con le prime assolute, l’apertura a compositori che si presentavano al pubblico suscitando reazioni contrastanti (come fu per John Cage al Teatro Lirico di Milano nel dicembre ’77). Eppure non era solo la curiosità verso il nuovo ad attirare il pubblico. Non che chi ha studiato musica dopo gli anni ’80 sia meno colto. Al contrario, i percorsi di studio si sono via via arricchiti di materie teoriche. Ma certi artisti rappresentano ancora un concetto di musica integro, per certi versi supremo: fino a circa gli anni ’80, anche per chi era cresciuto ascoltando canzonette, la musica classica restava un mondo cui avvicinarsi, dal quale imparare indipendentemente da gusti e abitudini. Attualmente i concertisti parlano al pubblico spiegando i brani.

Allora il messaggio arrivava attraverso la musica stessa e l’interpretazione: come se il pubblico non avesse bisogno di essere istruito ma che gli fosse offerta l’occasione di ascoltare. I concerti tenuti da Pollini nelle fabbriche erano stati messaggi politici ma anche momenti di grande emozione per i presenti. Ancora non si avvertivano gli effetti della diffusione di musica amplificata dentro stazioni, bar, ecc., iniziata negli anni ’80 con la liberalizzazione di emittenti private per lo più commerciali. L’ascolto musicale dal vivo costituiva un’esperienza soprattutto per i giovani i quali, ancora liberi da dipendenze tecnologiche, si approcciavano a quel mondo per molti distante (specie per quanto riguarda la musica contemporanea) ma che imponeva attenzione, desiderio di confronto con gli interpreti, gli autori: una fase di vivacità culturale che alcuni musicisti hanno saputo cogliere attivamente. Senza per questo fare distinzione tra un pubblico e un altro come quando Pollini, nel dicembre ’72, prima di iniziare un concerto in sala Verdi a Milano avrebbe voluto leggere un comunicato di solidarietà con il popolo vietnamita martoriato dai bombardamenti americani.

Il pubblico della Società del Quartetto, non particolarmente giovane e mentalmente aperto, si irritò per quel “fuori onda” al punto che il concerto venne sospeso.

Poi, nel giro di una decina d’anni interesse e rispetto condiviso verso ciò che non si conosce sono stati sopraffatti da uno scadimento complessivo di contenuti radiotelevisivi finalizzati ad accattivare il committente attraverso il gossip, la cronaca nera, programmi a sfondo sessista. Cui i personaggi pubblici in parte si sono adattati partecipando a trasmissioni televisive di ogni tipo. Una tendenza continuata nel tempo e rafforzatasi con l’avvento dei social media. Dalla quale deriva in parte l’attuale disinteresse, o addirittura disprezzo, verso ciò che non si conosce.

Nel suo intervento a inizio dicembre 2011 presso lo spazio PalaSharp di Milano, per un incontro organizzato da un gruppo di opposizione all’allora governo in carica, Pollini esprimeva la sua preoccupazione per un degrado morale, culturale, del quale esponenti della politica erano i primi a non provare disagio (se non a farne un punto di forza). Il suo “simpatico” imbarazzo nel trovarsi in una situazione insolita confermava quel connubio di riservatezza e impegno civile che ha contraddistinto certi artisti; anche quando il mondo della cultura si andava trasformando sulla scia di modelli comunicativi uniformanti. Se, nonostante la distrazione sociale indotta dal marasma fonico, la musica dei grandi autori e interpreti rimane una risorsa, è grazie anche a questi artisti: che pur avendo studiato quando ancora si sentivano i passi dell’uomo, e il vociare in strada, hanno saputo sfruttare il lato migliore delle tecnologie lasciando un ricco patrimonio di registrazioni. Che hanno attraversato le epoche estraniandosi dal contesto mediatico che riempie i palinsesti (pur denunciandone i sintomi). Restando sensibili ai problemi reali che affliggono la gente: il prossimo recital di Maurizio Pollini doveva svolgersi a sostegno del popolo ucraino.


Questo articolo è pubblicato anche su Fana.one. Vedi anche Girodivite.



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