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Vincenzo Tripodo lancia un “segno” a Martoglio e Pirandello

’A ’Nsinga è la nuova opera teatrale scritta e diretta dal regista messinese cittadino di New York, in scena il 24 e 25 luglio al Monte di Pietà di Messina.
di Piero Buscemi - mercoledì 21 luglio 2010 - 4176 letture

Se si ambisce a fare il regista e si nasce in Sicilia, è difficile decontaminarsi dall’influenza che, due tra i più grandi autori italiani di sempre, impernia il tessuto connettivo dell’artista nel suo tentativo di esternare la propria identità creativa.

E’ l’esperienza che sta vivendo, ormai da oltre un ventennio, il regista messinese Vincenzo Tripodo. Nonostante viva da dieci anni a New York, dove si è trasferito con l’intento di apprendere i segreti del mestiere, dopo essersi fatto le ossa nei teatri italiani, non è riuscito a “purificarsi” dalla sua sicilianità. Ha finito poi per condizionare i talenti oltreoceano, che sono stati costretti a far fronte all’esuberanza immaginativa, fuoriuscita da una fucina di idee sempre in fermento.

Lo abbiamo incontrato di recente, durante una sua breve pausa riflessiva, a Marzamemi, che ospiterà dal 23 luglio la decima edizione del suo Festival del Cinema. Occhi spiritati, cellulare in perenne “vibrazione”, riflessivo ma sogghignante a trascinarci nei suoi viaggi onirici, facendoci perdere il filo del discorso, quasi come se fosse lui l’intervistatore.

Siamo riusciti a fatica ad indirizzare il discorso sui suoi ultimi progetti, tra una cremolata di mandorla e qualche strofa di Don Rafaé, canticchiata a comando insieme ad un bimbo di cinque anni che lo accompagnava durante l’incontro.

“’A ‘Nsinga” è stata la prima parola pronunciata dal regista, che ci ha lasciato il dubbio di un segno occulto, che avremmo dovuto interpretare. Ma lo stesso Tripodo ci è venuto incontro e ci ha spiegato che era il titolo della sua nuova opera teatrale, che andrà in scena sabato 24 e domenica 25 presso il Monte di Pietà, a Messina.

«E’ una fusione, un’osmosi letteraria tra due grandi autori di teatro siciliano», ha continuato Tripodo, dopo un’altra strofa della canzone di De André. «Mi sono limitato a mettere insieme I civitoti in pretura di Martoglio e A patenti di Pirandello», ha precisato il regista. Un’operazione più che sufficiente per allestire un esperimento teatrale che lasciasse un “segno” indelebile nella fantasia repressa degli spettatori che andranno a vederlo.

Storicamente i due artisti avevano mescolato le proprie idee, scrivendo nel 1917 A vilanza e nello stesso anno, Capiddazzu paga tutto. Se si considera che il personaggio ideato da Martoglio, il Mastro Austinu in un’altra sua opera, San Giovanni decollato, e il Rosario Chiarchiaro di A patenti di Pirandello sono stati interpretati dal grande Totò, ‘A ‘Nsinga ha tutte le caratteristiche per realizzare un connubio artistico che racchiude il meglio della Storia del Teatro italiano.
Tripodo ha affidato le parti dei personaggi agli attori dell’ActorGym, la palestra teatrale che ha realizzato a Messina.

Abbiamo provato a rubargli qualche particolare esclusivo in più, ma la cremolata era finita e così, anche la canzone di De André. Tripodo ci ha lasciati deliziandoci con un’altra citazione più moderna: «The time is gone, the song is over, thought I’d something more to say».

Siamo rimasti un po’ perplessi ma affascinati ripensando ai versi scritti da Roger Waters, ma dopo aver ricordato il titolo del lungometraggio a cui Tripodo sta lavorando da qualche mese, Scuru, Martoglio si è rimpossessato della scena, ristabilendo la nostra sicilianità.


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