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Universo di intime figure

Antonio Di Mauro,poeta, saggista, critico e studioso di semiotica, ha pubblicato nel 2003 con Jaca Book "Acque del fondale".

di Maria Gabriella Canfarelli - mercoledì 10 novembre 2004 - 5847 letture

Antonio Di Mauro. Universo di intime figure da "Quartiere d’inverno" alle "Acque del fondale".

Poeta, saggista, critico e studioso di semiotica, Antonio Di Mauro ha pubblicato una plaquette d’esordio, Diagrammi (Todariana Editrice, Milano) nel 1972, cui ha fatto seguito Quartiere d’inverno (Amadeus, Montebelluno-Treviso). Altri scritti poetici sono apparsi su varie riviste di letteratura, tra cui Poesia, Nuovi Argomenti, Hortus, e nei volumi collettivi : 5 poeti (Prova d’Autore, Catania, 1989); Almanacco dello Specchio, n. 14 (Mondadori, Milano, 1993); Approdi. Antologia di poesia mediterranea (Marzorati, Milano, 1996), scritti confluiti in "Acque del fondale", libro edito da Jaca Book (Milano, 2003).

Un universo di intime figure è la cifra d’una poetica in cui micro e macrocosmo si presentano al lettore con l’ordine puntiglioso d’una scrittura programmata e senza sprechi: essenzialmente fluida, con toni a volte fiabeschi, ma capace di scrutare il fondo/fondale per sedimenti e sommovimenti in cui compatezza e unità del dettato offrono la sequenzialità - e la logicità - di paesaggi interiori ed esteriori pregni di significazione: filo d’oro che lega il discorso della stagione umana, di riferimenti temporali e la coloritura a essi collegati,; scelta di un campo di osservazione estensivo, mobile, capace di cogliere sfumature, gradazioni, mandando in giro tutti i sensi, anche e soprattutto quando l’io se ne sta acquartierato nella "cinta daziaria" del "Quartiere d’inverno", libro in cui la cerchia muraria (e degli affetti) è volontario, necessario e strategico appartarsi.

Non una tana kafkiana, in cui restare intrappolato, impossibilitato a muoversi nel labirinto d’una costruzione ritenuta perfetta, inespugnabile, ma cesura necessaria alla contemplazione della vita riassunta nella stagione per eccellenza definita ostile, rigorosa. Ai sensi lanciati oltre il recinto, il compito di riportare intatte e vere le indocilità dello spirito del mondo e, al contempo, il sogno conclamatosi realtà : "Un’onda di sonno ti spinge / alla riva remota: una città / si smaglia nel semicerchio / dove il mare cercava l’abisso; oppure cogliere nell’"astuto letargo", vedere crescere "le parole più gracili /
- sul pinnacolo della notte".

Ma sotteso un senso di vertigine, di precarietà esistenziale diviene graffio incidente il puro dettato dai contorni perfetti: allora la visione può essere insostenibile, per questo l’astuto recettore acquartierato è sempre vigilante: dormendo/ vegliando segue - dal punto più alto - lo snodo delle strade del "Paese di notte" e il cerchio intimista si rompe, s’aprono fessure, strade, vicoli, il pensiero è verticale, in lungo e largo ripassa percorsi e "Ancora mi tiene la cinta daziaria. / Strade borboniche devo risalire / vecchie strade, curve// e spettri di muri alti / alberi seminudi mendicanti / addormentati sul ciglio." C’è infatti una soglia da oltrepassare con circospezione, perché la cinta è daziaria, e chi entra/esce deve pagare: dazio, notturno girone penitenziale che non concede sconti: "Noi qui stanotte // a tentare // un’ultima dilazione", ovvero :" Fare e disfare/ l’ordine dei pensieri/il corso degli eventi / (...) /.Ma qui si gioca sul filo delle menti / - la bestia aizzata / non muta il decreto cambia padrone / cavalva nuvole - / atmosfere di ruggine / incombono sulla cerchia".

La salvezza, dunque, l’esenzione è sottoposta al vaglio (agli umori) d’una bestia, estranea o conosciuta forma animale, tentazione semi-dormiente che incrina la quiete imperfetta di una sospensione simile a uno stato purgatoriale.

Nel secondo libro, "Acque del fondale", la via d’accesso all’io più profondo è lo specchio d’acqua, fondo da penetrare smuovendo la superficie perché la vita fermentata possa essere concettualmente concepita, diventare stesura dicibile, scena di rifrazione, sguardo che vuol essere onnisciente come lo sguardo di Narciso, io auto-riflettentesi, auto-riflessivo (piegato a interrogarsi su se stesso)," ormai macerato in verità / brulicanti nelle acque del fondale...", per duplicazione e moltiplicazione.

Il racconto dei giorni, degli accadimenti che recano molteplicità e variazioni di senso è affidato alle intimae figurae (già titolo d’una sezione di "Quartiere d’inverno") che dal fondale d’acqua emergono, fondale che diviene quinta di scena, con le figure che chiedono di essere rappresentate o autorappresentarsi, prendere parte all’azione.

Nelle sezioni del libro, una prima chiave di lettura: La vicenda della sera (che comprende le sottosezioni costituite da tre suite- La passione del ritorno, Il senso della rappresentazione, La vestizione ), cui segue Dal fondale e Anno di grazia (ultima sezione in cinque movimenti).

La rappresentazione, dunque, di nude maschere, il loro approssimarsi dal chiuso fondo alla superficie - itinerario verso la nascita, la storia: "Profondo il cielo nel suo turchese / l’aria severa lo spasimo del giorno / scarniscono la maschera, una terra / di conquista che lenta si profila / nei segni di avanzata del tempo"; maschere talvolta inquiete, interroganti: " - qualcuno è assente?// qualcosa manca // dovrà accadere qualcosa ?". Sono domande cui un alter ego dolente dà risposte come questa:: "- Non ho mai tradito rimani stasera / dentro il cuore, ti ringrazio del dono / che avevo smarrito e ho ritrovato stasera / ogni parola è un documento da conservare/ (...).

E ancora: "- dove sei immagine perduta / pensiero proibito che reggi il tempo / (...) / se ti fermassi, se smettessi un momento / questo tuo gioco a nasconderti .../ - nell’alone luminoso la mano / è rimasta sul foglio immacolato / dimenticata come un arto artificiale / sul biancore del dorso allungato spicca / azzurro il rilievo venoso che tradisce / a lenti palpiti un segno di vita". Precisione lessicale con cui Di Mauro offre "Un mondo di immagini e apparizioni baluginanti e insieme fermissimo" scrive Roberto Mussapi, curatore della collana I Poeti della Jaca Book che ha editato questo libro compatto e sapiente, "la rotazione alchemica della sfera sull’invisibile asse dell’enigma, un cosmo di attrazioni acquatiche e visioni liminari (...). Metafisica cesellata di emblemi archetipici e mantici", ma anche di interrogativi cogenti, la presenza costante della domanda e l’impossibilità a eluderla: " Non posso chiudere gli occhi, assopirmi / un momento che una folla di figure / di volti si assiepi dentro le cavità / orbitali superata la frontiera / del dormiveglia, e sono occhi che chiedono / luce, labbra che si muovono in fretta / cercando la voce (...)". Qual è la figura che chiede: "-Da dove vieni? // Rimanda l’impressione della sembianza / il ghigno pietrificato dell’angelo / la testa alata di lava paziente /appollaiata in cima al portale".


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