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Terremoto in Afghanistan

Le autorità talebane forniscano assistenza immediata e indiscriminata

di Piero Buscemi - mercoledì 11 ottobre 2023 - 618 letture

APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL

In risposta al devastante terremoto che ha colpito lo scorso 8 ottobre la provincia occidentale di Herat, in Afghanistan, Amnesty International ha espresso profonda vicinanza e condoglianze alle famiglie rimaste coinvolte.

“Amnesty International chiede alle autorità talebane di fornire assistenza immediata e non discriminante, in linea con gli standard internazionali dei diritti umani”, ha dichiarato Zaman Sultani, ricercatore regionale per il Sud Asia dell’organizzazione.

Il terremoto, uno dei più mortali dell’anno, ha causato oltre 2.400 morti secondo le autorità talebane e oltre 1.000 morti e 1.600 feriti secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari in Afghanistan.

In un contesto in cui il sistema sanitario afghano è stato gravemente colpito dalla crisi economica e dal conflitto, Amnesty International ha sottolineato l’importanza dell’accesso ad alloggi, cibo, acqua potabile e cure mediche per le famiglie colpite. In aggiunta, è essenziale che le autorità de facto assicurino alle organizzazioni umanitarie un accesso senza restrizioni e sicuro alle zone colpite, nonostante le sfide presenti, tra cui il divieto di impiego delle donne afghane da parte delle organizzazioni internazionali in Afghanistan.

ANTEFATTO

Un terremoto di magnitudo 6.3 ha colpito la provincia di Herat, nel nord dell’Afghanistan, molte delle abitazioni risultano seriamente danneggiate e una prima conta delle vittime ha quantificato oltre 2000 persone, secondo le stime del governo, un numero purtroppo destinato ad aggiornarsi con il passare del tempo. Le operazioni di soccorso, nonostante siano state avviate con una certa celerità, hanno riscontrato diverse difficoltà logistiche a causa dei territori non facilmente raggiungibili e, come sottolineato da Amnesty, una gestione del sistema sanitario già ridimensionato a causa della guerra pluriennale. Una situazione già gravosa ma resa ancora più difficile dalla mancanza di mezzi idonei a disposizione del personale sanitario, costretto a lavorare in condizioni precarie.

Il terremoto ha ulteriormente ridotto le vie di comunicazione, tra strade bloccate e inagibili. La zona, inoltre, è caratterizzata dalla presenza di abitazioni molto rudimentali, costruite con legno e fango, crollate alle prime scosse e che hanno di fatto seppellito gli abitanti trasformandole in vere e proprie tombe.

AFGHANISTAN E LA GUERRA

L’Afghanistan è uno di quei paesi che, sicuramente non per colpa propria, è immediatamente accostato ad uno stato di guerra, anzi a dirla tutta, ripercorrendo la storia di questo Paese, si ha la certezza che da queste parti la guerra accompagni il destino delle vecchie e delle nuove generazioni, come un binomio indissolubile per il quale la popolazione ormai vive, scusate "sopravvive", con rassegnazione.

Non perdendoci nei meandri del passato, basta ricollegarsi alla storia più recente che, non sembrerebbe vero, ha incamerato ormai oltre un ventennio di ostilità, nonostante i protagonisti che hanno determinato questo ennesimo conflitto, sono usciti già di scena.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York e Washington sono un ricordo ancora vivo per chi li ha vissuti con la giusta consapevolezza che qualcosa di straordinario e terribile stava accadendo, i cui risvolti poi si sarebbero dimostrati imprevedibili. Gli Stati Uniti, le cui eventuali responsabilità su quanto accaduto sono ancora oggetto di dibattiti e diatribe storico-politiche, colsero l’occasione per una reazione immediata e, prevedibile, per avviare una guerra motivata con l’inflazionata ragione di stato, pretenziosa anche nei confronti di un’ipotetica sicurezza internazionale, con lo scopo, a loro detta, di scovarne i mandanti e disinnescarli dai loro propositi terroristici. La War on terror, ideata e messa in pratica dall’allora presidente George W. Bush Jr., ebbe come primo obiettivo quello di riunire in un unico bersaglio gli alleati storici degli Usa, appellandosi al rispetto dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico e all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Quale occasione migliore per il governo statunitense di dare una sferzata alla lotta contro Al Qaeda, l’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden. I precedenti che avevano registrato due attentati alle ambasciate di Nairobi e Dar es Salaam il 7 agosto 1998, ma anche il precedente attentato fallito del 26 febbraio 1993 nei confronti sempre delle Torri Gemelle, quando un furgone-bomba esplose nel parcheggio sotterraneo del World Trade Center a Manhattan, furono la scusante di una necessaria reazione all’attacco dell’11 settembre.

Gli obiettivi prefissati da questa nuova operazione di guerra si potevano riassumere nella cattura Osama Bin Laden, capo della rete terroristica, e la distruzione dei campi di addestramento di Al-Qaeda, individuati in territorio afghano. Altro principale scopo era quello di eliminare i talebani, che secondo l’intelligence americano, avevano dato ospitalità al terrorista di origine saudita.

Nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre del 2001 si dava inizio all’operazione Enduring Freedom, alla quale furono coinvolte ben 70 nazioni, di cui 27 direttamente con le proprie forze militari. Gli Stati Uniti condussero il conflitto fino al 2021, quando l’anno precedente già l’amministrazione Trump annunciò il ritiro progressivo delle truppe presenti in Afghanistan, un progetto proseguito dal successore Biden che, in modo celebrativo aveva annunciato il ritiro totale entro la data dell’11 settembre, collegando la sua decisione agli eventi che avevano scatenato il conflitto. Il progetto di Biden si realizzò alla data del 30 agosto, quando dopo la caduta di Kabul un paio di settimane prima sotto gli attacchi dei Talebani, decollò l’ultimo aereo che trasportava tra l’altro il generale Chris Donahue, comandante della 82esima divisione aviotrasportata All American.

Da quel momento il popolo afghano, dopo un ventennio di guerra, fu lasciato al suo destino. Un destino il cui conflitto avrebbe dovuto, secondo la propaganda statunitense e dei suoi alleati occidentali, portare nel Paese quella Libertà Duratura che, di fatto, continua ad essere negata.

I recenti terremoti devastanti, quello recente dell’8 ottobre e quello del giugno 2022 che colpì una parte orientale e montuosa del Paese, hanno aggiunto altri morti e altre devastazioni a quanto già provocato da decenni di guerra. Una situazione che, per assurdo, costringe le organizzazioni umanitarie a rivolgere appelli a coloro che oggi negano qualsiasi diritto umano.

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