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La Storia siamo Noi

La storia non è al servizio delle politiche di potenza di “qualsiasi Stato o nazione”, ma è storia degli uomini e delle donne che con la loro passione e con il loro sacrificio hanno consentito la democrazia, i diritti sociali e il rispetto della volontà personale.

di Salvatore A. Bravo - venerdì 7 giugno 2024 - 430 letture

La Russia non è stata invitata per commemorazione dello sbarco in Normandia. Era presente il Presidente dell’Ucraina. La retorica priva di profondità e verità è stata la protagonista della commemorazione. L’Ucraina nella commemorazione sarebbe la nuova Europa da liberare. I discorsi dei leader tra retorica e promessa di armi all’Ucraina, sempre più letali, non più per la “difesa ma per l’attacco” alla Russia non possono oscurare la verità.

La commemorazione è stato uno spot per la guerra in Ucraina e per il Presidente degli Stati Uniti che ha riaffermato di non voler abbandonare l’Europa al nuovo invasore, mentre Macron, il Presidente della Francia, si ritagliava il ruolo di leader europeo. La commemorazione nel suo significato si è eclissata tra interessi personali e immediati. L’individualismo liberista ha preso il posto della storia. In questa rappresentazione tragica del presente, in cui la storia è solo una comparsa risaltano due contraddizioni: l’ambigua posizione dell’Ucraina durante la Seconda Guerra Mondiale e l’assenza della Russia.

L’Ucraina fu invasa dalla Germania nazista, ma partecipò all’eliminazione della popolazione ebraica sul suo territorio. Con la propria storia non ha fatto i conti, al punto che Stepan Bandera, figura controversa nella stessa Ucraina, è eroe nazionale dal 2010. L’Unione europea, anch’essa affetta da memoria breve, auspicò la revisione del provvedimento, ma senza risultato. Nel paragrafo XX del documento che sollecitava la revisione il Parlamento europeo affermava:

“deplora profondamente la decisione del Presidente uscente dell’Ucraina, Viktor Juščenko, di attribuire a Stepan Bandera, uno dei leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN2) che ha collaborato con la Germania nazista, il titolo postumo di “Eroe nazionale dell’Ucraina”; auspica a questo proposito che la nuova dirigenza ucraina riveda tali decisioni e mantenga il suo impegno nei confronti dei valori europei”.

Un’ambiguità irrisolta, che a voler essere sottili dimostra quanto l’Europa stessa con i suoi leader e con le sue oligarchie sia distante dalla verità della storia che dovrebbe essere il paradigma per valutare il presente e la fedeltà alla democrazia. Quest’ultima si misura in base all’adesione alla verità e non certo in base alle alleanze in funzione dei risultati finali. Da ciò consegue che sono solo gli interessi economici a regnare nell’occidente e a determinare le parole e il senso delle commemorazioni.

La guerra contro la Russia per mezzo dell’Ucraina non ha permesso la presenza di nessun rappresentante russo. Anche in questo caso il vuoto implica la mutilazione della verità storica e con essa del paradigma veritativo che ci dovrebbe guidare per capire il presente ponendolo in relazione al passato. La storia è olistica, ha le sue faglie, ma anche i suoi punti di contatto che nell’insieme costruiscono la prospettiva storica del presente e del futuro. Lo sbarco in Normandia del 1944 fu possibile grazie alla sanguinosa ed eroica vittoria sovietica a Stalingrado nel 1942-1943.

L’Armata Rossa perse quasi cinquecentomila uomini; la popolazione della città fu anch’essa disperatamente eroica. Senza la vittoria sovietica non ci sarebbe stato lo sbarco in Normandia e specialmente l’Europa tutta sarebbe stata un’immensa colonia della Germania nazista. L’Est europeo sarebbe stato un’infinita produzione di uomini e donne la cui unica finalità sarebbe stata di essere “schiavi dalla vita breve per il Terzo Reich”. Rimuovere queste verità significa riscrivere la storia e diseducare alla verità. La sconfitta del nazionalsocialismo è stata anche sconfitta del colonialismo come modello di dominio e di governo, giacché la Germania nazista applicò all’Europa la stessa modalità di dominio che le potenze europee usarono nei loro imperi coloniali.

La storia non è al servizio delle politiche di potenza di “qualsiasi Stato o nazione”, ma è storia degli uomini e delle donne che con la loro passione e con il loro sacrificio hanno consentito la democrazia, i diritti sociali e il rispetto della volontà personale. La storia non è il gioco dei leader, ma è la voce dei popoli. Rammentare il sacrificio dei soldati statunitensi non deve condurre a oscurare la resistenza del popolo sovietico. I popoli si ritrovano “fratelli” nella comune battaglia contro le oppressioni.

L’assenza di rappresentanti russi significa non ricordare i venticinque milioni di uomini e di donne della Russia Sovietica che hanno consentito con la sconfitta del nazionalsocialismo la vittoria delle democrazie. La storia, pertanto, non è frantumabile in eventi che si possono usare secondo gli interessi immediati, ma è linearità olistica. La rimozione della ricostruzione storica è un episodio, parafrasando la Scienza Nuova di G. Vico, della “seconda barbarie”, ovvero della decadenza razionale che giunge quando si sviluppano prepotentemente individualità che agiscono solo per fini personali.

La “seconda barbarie” non è inevitabile, non è iscritta nel destino, ma sono i popoli che possono arrestarla con la memoria della verità che permette di ricostruire ponti di pace e di comunione, in quanto i destini dei popoli sono intrecciati e non sono contrapposti come vorrebbero i “padroni della storia”. La storia non ha “padroni” che la interpretano a seconda delle circostanze, è ricerca e realizzazione della libertà, perché è dei popoli, i quali spesso non sono sovrapponibili con le loro classi dirigenti. La storia quindi “Siamo noi” come recita la canzone di Francesco De Gregori, purtroppo siamo in un momento storico in cui si fatica a ricordarlo.


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