Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate |

Piera Mattei legge Whitman Dickinson Bronte

Lezione di poesia. Alla libreria Megastorie di Catania un ciclo di incontri sulla scrittura creativa.
di Maria Gabriella Canfarelli - giovedì 8 febbraio 2007 - 4208 letture

Metti una sera... a Catania in libreria con Luigi la Rosa, organizzatore di un ciclo di incontri-lezioni sulla scrittura creativa tra Roma, Messina, Siracusa e la città etnea. Metti la presenza di Piera Mattei, scrittrice di poesia, narrativa nonché traduttrice di autori di riconosciuta statura universale; metti un pubblico attento, interessato a un appuntamento non episodico con la poesia, pubblico perlopiù giovanile, aperto all’ascolto sulla differenza stilistica, e dei contenuti, e della diversità biografica di Walt Withman, Emily Bronte, Emily Dickinson, e la poesia pura leva la sua voce inconfondibile sul marasma del mondo.

Curatrice e traduttrice anche per le preziose, accurate edizioni Via del Vento, Piera Mattei ci conduce nella vita e nell’opera del primo grande autore: Walt Whitman, nato a Long Island nel 1819, figlio d’un carpentiere, che dopo una breve carriera scolastica fa l’apprendista presso un tipografo. E che dopo altri lavori inizia a pubblicare su riviste di Brooklin e New York racconti e poesie. Ma è con la plaquette “Foglie d’erba” pubblicata in proprio nel 1855, che l’autore attira l’elogio del poeta Emerson, elogio che diverrà giudizio critico per la seconda edizione del 1856. Cantore del corpo maschile, del sudore e della fatica virile Walt Whitman perde però l’impiego ottenuto presso il Ministero degli Interni, che giudicò volgare il libro per gli espliciti riferimenti sessuali, ma gli scrittori contemporanei (Wilde, Swinburne, Tennyson) apprezzarono tanto il contenuto che lo stile di questo autore che all’amore innestò l’impegno etico, una solidarietà fattiva per i feriti negli ospedali militari durante la guerra civile.

La raccolta “Rulli di tamburo” nata da questa militanza andrà ad arricchire “Foglie d’erba”, libro edito ben nove volte tra aggiunte e riscrittura, sino alla edizione definitiva del 1892, anno della morte del poeta. Una vita prevalentemente all’aria aperta, on the road, di cui Withman si nutrì per nutrire i suoi versi; esperienze significative che il poeta riversa senza infingimenti con la precisione di un abile artigiano: scolpisce, martella, incide l’amore per l’altro e per il corpo e per l’anima, per sé, per tutti, per Tutto in un anelito di libertà:

“Creerò i canti della materia, perché credo che saranno i canti/più spirituali (...)/Creerò un canto per questi Stati, perché non uno, in nessuna/ circostanza, sia assoggettato a un altro. /(...)/ Canterò la canzone dei compagni, / e mostrerò ciò che solo infine deve unirli, / credo dovranno fondare il loro ideale di amore virile, (...)/ lascerò dunque che da me si sprigionino le fiamme (...)/ il fuoco troppo a lungo trattenuto sotto la cenere, / lo lascerò divampare”.

Amore fisico e amore spirituale un tutt’uno, nessuno a discapito dell’altro. Ma in Emily Dickinson la pulsione sessuale è sublimata, disciplinata dal rigore moralistico della religione, dalle prediche domenicali, dalla figura paterna e dalla sua stessa condizione femminile; ciò non le impedirà di scrivere versi sensuali sì, ma per la natura racchiusa nel giardino di casa o catturata attraverso i vetri della stanza in cui la poetessa di Amherst (Massachussets), dove nasce nel 1830, si autoreclude.

Il rumore della vita arriva ugualmente, come della morte con cui Emily immagina galante appuntamento: un Lui, non una Lei, spiega Mattei introducendo la necessità e il dovere d’una traduzione fedele, non filtrata né inficiata dal gusto del traduttore: ché, spesso, più che traduzione è tradimento, effrazione nel tessuto linguistico e delle vere intenzioni del poeta. C’è molta anima anche in Emily, un luminoso interno tra gli interni claustrali del corpo e della casa: circa 1750 poesie, pagine su pagine cucite con ago e filo, chiuse in un cassetto, che la sorella trova alla morte della poetessa.

Breve e solitaria la vita di Emily Bronte, segnata da lutti familiari prematuri, compagni di gioco nella casa dello Yorkshire (dove nasce nel 1818) solo il fratello Patrick e le sorelle Anne e Charlotte. Il loro mondo immaginario è il mondo di Gondal, un gioco iniziato con il dono di una scatola di soldatini: se il mondo reale è fuori, giocando si rappresentano il coraggio, l’amore, dell’oblìo, il tradimento, la vendetta. La morte tuttavia è l’elemento centrale. Nei versi di Emily è l’annunzio profetico della brevità della sua vita, un alito portato dalla brughiera:

“non erano prospettive naufragate/con la prima tempesta dello spirito / ma una lunga vita di solitudine / pensieri estinti /(...)/ la calma di un pallido novembre”.

La natura è l’altra protagonista, la “forra immersa nell’ombra”, la notte, le foglie, la luna, un universo che Emily coglie con dolcezza, che sa ascoltare e di cui scrive sino alla morte, avvenuta a trent’anni.

Per le Edizioni Via del Vento:

W. Whitman - Credo in te mia anima

E. Bronte - Stelle (e altre poesie)

E. Dickinson - Sarà estate


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -