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Lettera di una professoressa

La proposta: un’associazione di insegnanti per le pari opportunità e lo sviluppo. "Ripartiamo da noi per far ripartire la scuola. Non ci sono altre strade".
di Pina Arena - sabato 14 aprile 2007 - 7975 letture

Lettera di una professoressa sulla professione-docente

Il suicidio di Matteo, il sedicenne torinese schernito dai compagni come omosessuale, ci coinvolge tutti: ancora una volta la scuola viene accusata di inadeguatezza, di incapacità a cogliere (non dico a risolvere!) disagi, sofferenze. E quando si dice scuola, in questi casi, si dice insegnanti.

I precedenti – il caso di Marco suicida a Ragusa nel 2005, quello di Giacomo suicida a Reggio nel 2006 e purtroppo tanti altri - ci confermano che gli interventi messi in atto - ispezioni ministeriali, visibilità mediatica, bacchettate agli insegnanti e alla scuola da parte dei soliti, anche autorevoli, interpreti del disagio giovanile, spesso esterni al mondo della scuola - evidentemente non bastano.

In questa circostanza avverto fortissima una contraddizione alla quale non si dedica l’attenzione che essa merita, che solo noi insegnanti sentiamo fortemente e su cui bisogna fermarsi e riflettere. La descriverò in modo schematico.

Da un lato - nella nostra scuola che vive mutamenti rapidi, epocali, come riflesso dei mutamenti culturali e sociali di un mondo globalizzato che ha perduto gli antichi equilibri e punti di riferimento (valori?) ma cerca ancora equilibri nuovi - a noi insegnanti arrivano richieste sempre più complesse: trasmettere agli alunni e alle alunne non solo conoscenze, competenze, senso civico, consapevolezza di sé e della loro identità, ma anche senso di sicurezza e di stabilità in contesti instabili, in continuo cambiamento; raggiungere e coinvolgere, anche rincorrere, famiglie , talora latitanti; interagire con Enti, mercato del lavoro, mondo universitario, servizi sociali, servizi sanitari, forze e soggetti vari del territorio; progettare nuovi percorsi nella scuola dell’autonomia, rinnovare il sistema educativo per fermare il drop out, la violenza, il bullismo…

Sappiamo bene che tali richieste, incalzanti ed impegnative, non restano inevase perchè tanti insegnanti, con ruoli istituzionali o soltanto volenterosi, lavorando con vera dedizione, spesso oltre i tempi previsti e riconosciuti, se ne fanno carico.

Dall’altro lato, i media così descrivono l’insegnante medio\a della scuola italiana, quello\a che i più ritengono responsabile della deriva della scuola (dove, per altro, chissà perché, la presenza femminile è divenuta preponderante rispetto a quella maschile): è demotivato\a perché mal retribuito\a, depresso\a, sfiduciato\a, svuotato\a, rassegnato\a, perché si sente inadatto\a ad interagire con pre-adolescenti o adolescenti che riflettono, assorbono e fanno esplodere tutte le tensioni del mondo globale. Insomma, soggetti poveri e decisamente deboli gli insegnanti a cui vengono affidati la vita dei nostri giovani ed il futuro del nostro paese. Il fatto che poi i professori, in qualche caso, siano anche loro vittime dei bulli , offre chiara conferma alla percezione comune e diffusa della loro condizione: soggetti fragili=capri espiatori.

Stando così le cose, servono nuove strade da percorrere, nuove soluzioni capaci di ricomporre un dissidio che , altrimenti, potrebbe essere devastante.

Mi ritorna in mente Leonardo Sciascia che, parlando della lotta alla mafia, disse che l’unica possibilità di successo sta nella mobilitazione di un esercito di maestri. Ebbene, adattiamo al nostro disagio l’illuminata opinione di un così autorevole Maestro: occorre ricomporre questo esercito sfilacciato, INVESTIRE sulla classe docente, restituirle forza, valore, VOCE, assicurandole STRUMENTI d’intervento, sostenendo la sua richiesta di formazione.

- Parlo di strumenti che diano agli insegnanti capacità di ripensare la scuola e il loro ruolo, di riappropriarsi di dignità intellettuale: insegnanti come elaboratori di saperi.

- Parlo della necessità di dare definizione e prospettiva alla carriera docente: si potrebbe partire con il ripristinare , ad esempio, il vecchio concorso per merito distinto al quale si fa ancora formale riferimento ma di fatto è stato sepolto.

- Parlo del coinvolgimento diretto degli insegnanti nei processi che riguardano il rinnovamento e la riforma della scuola la quale lascia in sospeso proprio il nodo della funzione docente.

Soltanto da chi vive la scuola quotidianamente e direttamente, può partire il ripensamento del sistema e delle strategie d’intervento. Tanti insegnanti se li sono inventati, pensati da sé, provando e riprovando, chiedendo formazione, incontrandosi per parlare della scuola e della funzione dei docenti.

Ne ho conosciuti tanti, qui a Catania e altri provenienti da tutte le regioni dell’Italia del Sud, con cui ho condiviso progetti e percorsi di formazione pluriennali sullo sviluppo sostenibile e sulla didattica della differenza: sono insegnanti che si interrogano sul cambiamento in atto e s’impegnano per fare della scuola un laboratorio di crescita professionale, di sperimentazione e di innovazione del sistema educativo.

E’ necessario, però, andare oltre, continuare a lavorare insieme, coinvolgere gli altri e le altre in un progetto comune.

E per continuare ad esserci, ad essere vivi e attenti , perché la loro voce non si spenga nella devastazione in atto, hanno deciso di fondare un’associazione. Si chiamerà POLIS: gli insegnanti per le pari opportunità e lo sviluppo .

In breve: ripartiamo da noi per far ripartire la scuola. Non ci sono altre strade.


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