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Un’altra scuola è possibile

Jane Bassett parla della scuola inglese dopo la Tatcher, con utili indicazioni per la scuola italiana dopo la Moratti
di Redazione - giovedì 19 aprile 2007 - 6784 letture

Un’altra scuola è possibile. Notizie dalla scuola inglese

di Jane Bassett

Introduzione Sono molto contenta di essere qua, e vi ringrazio da parte della Anti SATs Alliance, l’organizzazione che rappresento a questo convegno. Sono professoressa di Lingua e Lettere inglesi, e pure di Media Studies – lo studio del mass media, in una scuola superiore, in una zona popolare a Londra. Parlerò, ovviamente, da questo punto di vista, ma ho l’intenzione di parlare anche delle scuole elementari, e di altri settori. Sono anche attiva nel sindacato National Union of Teachers, il più grande e progressista dei sindacati nel campo dell’istruzione pubblica. Due punti da chiarire: 1. In Inghilterra e Galles la scuola elementare dura da 5 fino a 11 anni e si chiama primary school. C’e anche l’asilo. La scuola superiore dura da 11 fino a 16 anni per tutti. Dopo, gli alunni possono scegliere fra alternative varie. Il sistema è completamente diverso in Scozia. 2. Avrete sentito parlare dei SATs negli Stati Uniti. Sono tests che i ragazzi americani fanno per ottenere l’entrata all’università. In Gran Bretagna si riferiscono ai test impostati dallo stato sugli alunni di 7, 11 e 14 anni e non hanno niente a che fare coi test americani. La Anti-SATS Alliance fa parte della campagna per abolire questi test e ne parlerò dopo.

La Storia La storia della scuola negli ultimi anni in GB è stata spesso deprimente. E pure di cattivo esempio. Sembra che abbia dato l’ispirazione nociva/malefica, sia, secondo quello che mi avete spiegato, alla legge Moratti, sia sulla cosiddetta riforma No Child Left behind, il programma seguito dall’amministrazione Bush negli Stati Uniti. Nonostante tutto questo, credo che possiamo anche portare una speranza, per combattere questi assalti all’istruzione pubblica e vedere la possibilità di un’altra scuola, una scuola diversa.

Per capire la situazione in Gran Bretagna, bisogna ritornare agli anni 80 e al regno della Thatcher, e l’introduzione di quello che chiamiamo il thatchereism, che però è essenzialmente, il neo-liberalismo. Ha portato avanti un assalto ideologico, economico e politico, alle tradizioni dello stato sociale, alle idee progressive e a quelli che si ponevano all’opposizione – soprattutto i sindacati e il famoso sciopero dei minatori – quelli che chiamava ‘il nemico dentro’. Bisogna capire pure che il movimento operaio e i sindacati non hanno ancora recuperato la determinazione e la combattività dopo questo periodo e sono pure confinati da una serie di legge anti-sindacalisti.

E’ da quest’atmosfera che sono nate le ‘riforme ‘che dominano ora nostre scuole, iniziate dalla Thatcher e approfondite dal governo di Tony Blair e New Labour. Fra i punti principali:
- L’introduzione dei principi del mercato nel campo dell’ istruzione pubblica, con un’ intensificazione della concorrenza fra le scuole, gli insegnanti e gli alunni. Il modello era – ed è – quello della compagnia privata, il neo-liberalismo scolastico. E’ stato accompagnato da una serie di misure che creano una gerarchizazione del corpo insegnante.
- Un divergenza fra le scuole ‘buone’ – maggiormente nelle zone più benestanti – e le scuole ‘deboli’. Abbiamo visto una divisone fra gli alunni che riescono e quelli che non riescono, per esempio, che corrisponde a tutte le divisioni di classe e di razza che esistono nella nostra società.
- Un sistema e un curriculum controllato dal centro e messo sotto una sorveglianza intensa. Questo include un curriculum stretto, una serie di test – i famosi SATs – l’introduzione di misurazione dell’efficienza delle scuole e un sistema di ispezione rigida. Più recentemente, abbiamo visto il tentativo di controllare non solo quello che possiamo insegnare, ma anche come lo facciamo.

Intendo concentrare l’intervento sugli aspetti del curriculum, i sistemi di valutazione e la didattica. Però, bisogna pensare come gli uni influiscono sugli altri. E’ un rapporto dialettico. Ricordatevi anche che queste cose si sono sviluppate, durante gli ultimi 15 anni!

Ci sono tre elementi importanti:

National Curriculum Ha impostato le materie importanti e per lo più il contenuto delle materie. Chiaramente abbiamo visto l’emergenza di una gerarchia e un’ossessione per ‘le basi’ in pratica di lingua inglese, matematica e scienze. Nello stesso tempo, altre materie sono ridotte – per esempio Arte Drammatica non è una materia scolastica, secondo il national curriculum, ufficialmente esisteva solo nei documenti riguardanti lingua e letteratura inglese. Però, secondo me, è una materia che sviluppa i rapporti sociali e il modo di esprimersi. Aiuta in particolare i ragazzi che trovano la scuola difficile. In generale il curriculum è anche rigido. Il contenuto è troppo pesante, etnocentrico e offre poche possibilità di adattare l’insegnamento secondo gli interessi e i bisogni degli alunni. Alcuni esempi: Lingua e Letteratura inglese
- liste di autori prescritti
- pochi autori da altre culture: per esempio, c’e una presenza sostanziale nella mia scuola e nella parte di Londra dove abito e vivo di persone provenienti dalle isole del Caraibi o dall’Africa. C’e una letteratura ricca proveniente dai Caraibi però le possibilità di insegnarla e di coinvolgere gli studenti nel curriculum sono ridotte anche – per esempio – è difficile confrontare questi autori con Shakespeare.
- C’e la tradizione nell’insegnamento della lingua inglese di studiare anche i mass media. Mi pare importante che i nostri alunni sviluppino un approccio critico nei confronti dei media. Dovremmo vedere, per esempio, tutti i reportages delle guerre a l’occupazione dell’Iraq. Esistono due linee precise nel documento. Scienze Un contenuto pesante. Gli alunni devono assorbire i fatti ma manca lo spazio per riflettere sulla scienza, sulle potenzialità e i pericoli a cui può portarci e il livello delle attività di laboratorio si è abbassato. Scuola elementare Anche a questo livello, c’e una lista di materie. Esisteva, nelle scuole elementary, una tradizione di ‘Project work’, che spesso cercava di collegare gli elementi delle varie materie, in un modo transcurricolare. C’è un attacco ideologico all’idea di usare un progetto che unisce aspetti di storia, di letteratura, di musica e di matematica per esempio. L’istruzione, secondo alcuni, sbaglia perché mette il bambino al centro. Bisogna ritornare alle basi, inglese, matematica,…

Infatti, mentre prima il ‘national curriculum’ imponeva una visone abbastanza tradizionale (storia Britannica, letteratura Britannica) ora tende, sotto New Labour, più verso la formazione per il mondo del lavoro.

L’effetto è di ridurre lo spazio disponibile all’insegnante e all’alunno. E’ più difficile rispondere agli interessi o ai problemi, scegliere un libro che corrisponde agli interessi o alla cultura degli alunni, o con cui si può estenderli. Durante gli anni 70 e 80, molti insegnanti hanno lavorato, insieme ai genitori, per combattere il razzismo nelle scuole – sia a livello di pregiudizio, che a livello istituzionale – negli esami, nei percorsi scolastici e a livello del curriculum – per esempio, lo studio di civiltà diverse, di letterature diverse. Molte di queste iniziative si erano perse, solo per riapparire ora. Il processo di imparare, di insegnare diventa meno importante, perchè c’è sempre la pressione di finire, di ‘coprire’ tutto – anche se c’è una diminuzione nella motivazione ad imparare oppure nel divertimento. E non c’è il tempo di affrontare un tema difficile: la guerra in Iraq o gli atteggiamenti nei confronti dei rifugiati. Da quello che ho capito, il vostro governo vorrebbe che gli alunni italiani non discutessero di Mussolini e del fascismo.

Personalmente, sarei a favore di un curriculum sviluppato dal basso, da insegnanti, alunni, genitori ed altri membri della comunità. Un curriculum democratico che si interessi delle vite degli alunni, ma che cerchi anche di andare oltre la vita quotidiana. Credo anche che ci siano certe cose che noi decidiamo essere importanti – per esempio lo sviluppo del mondo moderno. SATs Per appoggiare il national curriculum e per esercitare una sorveglianza intensificata sulla scuola e sugli insegnanti i conservatori hanno introdotto i tests, i famosi SATs. Sono compiti che fanno tutti all’età di 7, 11 e 14 anni. Pensate di mettere i bambini di 7 anni a fare un esame: è barbaro. Ha portato a indicazioni di stress, di bambini che soffrono di insonnia, che chiamano la linea telefonica Childline ecc. I tests si concentrano su inglese, matematica e scienze e agli alunni viene assegnato un livello; per esempio alla fine della scuola elementare a 11 anni, l’alunno ‘medio’ dovrebbe ottenere 4. I risultati di tutte le scuole sono pubblicati nelle classifiche, come il calcio, e possono essere usati per gli ispettori delle scuole – Ofsted. E per l’alunno che ha bisogno di sostegno, a cui manca il necessario inserimento, che è appena arrivato nel paese e sta ancora imparando l’inglese, l’effetto di questa classificazione cruda è disastroso. Perde la speranza, si vede come uno stupido.

I risultati sono chiari. Il curriculum diventa rigido e gli insegnati insegnano per i tests. Questo specialmente per i SATs a 11 anni; il livello di qualità delle scuole elementary viene ricavato da questi risultati e può anche avere un effetto sul salario dell’insegnante. Anche secondo l’ispettore principale delle scuole, le attività creative, la storia, la geografia, l’arte, le attività pratiche nelle scienze e la tecnologia scompaiono. I ragazzi praticano i tests.

Per lo più, i tests si concentrano su quello che è facile controllare – perché è difficile controllare l’empatia, la capacità di risolvere i problemi, la comprensione di culture diverse. Meglio concentrare sui fatti, sulle risposte chiuse. Anche in inglese e lettere, dove i tests sono più controversi e gli insegnati più contrari, usano brani di scritture anonime e domande con una sola risposta. La scrittura è limitata e la sezione su Shakespeare porterebbe qualsiasi alunno a non volere mai più vedere Shakespeare. E’ quello che chiamiamo dumbing down.

E dico che come insegnanti, come genitori, non siamo contrari alla valutazione stessa. E’ responsabilità nostra, come insegnanti, di dare all’alunno e ai genitori una valutazione precisa e ampia di quello che sa fare e di dove ha bisogno di sostegno, di migliorare, di colmare le sue lacune. Però in che deve consistere questa valutazione? Non solo di test, ma di una serie di attività scritte, orali, pratiche eseguite in condizioni diverse: in gruppo, su un film o un video, verifiche scritte e riscritte con l’appoggio dell’ insegnante, altre scritte come esami, progetti portati avanti nel corso di qualche settimana, qualche mese. Insomma, qualcosa di ricco, di sofisticato, qualcosa che vede l’insegnante come persona professionale, lavorando insieme con altri professionisti, non come fossero persone da denigrare. Sarebbe un lavoro, una discussione e un processo di sviluppo. Poi vedremo un sistema di istruzione per tutti nostri alunni.

Aggiungo una cosa: quando questi test furono introdotti non li abbiamo sottoposti agli alunni per due anni. Gli insegnanti di lingua e letteratura inglese hanno deciso di fare un boicottaggio – e che, in effetti, se ne fregavano della legge. Sotto questa pressione, tutti sindacati si sono riuniti contro i tests, e hanno proposto un blocco. Avremmo vinto, avremmo impedito completamente l’introduzione dei test. E poi, l’uno dopo l’altro, i sindacati hanno deciso di non mantenere più il boicottaggio e noi non eravamo così forti da impedirglielo. Solo ora vediamo un’opposizione crescente ma nel frattempo il processo si è normalizzato come se non ci fosse un’alternativa e per gli insegnanti giovani è diventato normale, non più una causa da difendere. Questo forse sottolinea per voi italiani la necessità di agire ora.

E adesso, siamo arrivati al punto che lo stato vuole imporre non solo quello che insegniamo, ma anche come. Abbiamo visto nelle elementari l’ introduzione degli orari per literacy (lingua inglese) e numeracy (matematica) e più recentemente, un’estensione di queste iniziative nella scuola superiore. Bisogna, per esempio, cominciare e finire la lezione in un certo modo. Si vede sul internet per esempio, una serie di lezioni che seguono tutte questa stessa struttura – una struttura che tende a privilegiare l’insegnante che impone un certo modello di imparare e di insegnare, secondo un modo tradizionale. Come se mai avessimo letto Vygotsky or Piaget o Paolo Freire. Riduce l’autonomia dell’ insegnante.

La speranza Nonostante tutto questo c’e la speranza ed è con questa che voglio finire. Negli ultimi anni abbiamo visto un risveglio, una consapevolezza che c’è qualcosa che non funziona, che ci sono altri modi in cui organizzare una scuola, un curriculum. In primo luogo deriva, senza dubbio, dal movimento contro il neo-liberalismo e specialmente dal movimento contro la guerra che si è sviluppato dall’11 settembre. In effetti, come è successo negli anni 60, una radicalizzazione della società. Abbiamo visto in Inghilterra come in Italia e dappertutto, gli scioperi degli alunni contro la guerra e pure il coinvolgimento degli insegnanti nel movimento. Questo ha portato uno spirito di resistenza nelle scuole, una voglia di parlare, di discutere e poi di agire. E’ diventato molto più facile – per chiunque lo desideri – parlare di politica. E facendo ciò , fa emergere le deficienze dei programmi ministeriali

Nello stesso tempo, gli argomenti sono stati sviluppati dentro le scuole e anche in certi livelli dello stato. Anche tra quelli che vogliono un sistema di istruzione più adatto al mondo del lavoro, gli addetti al progetto neo liberalista, ci sono problemi. In primo luogo la divisione fra quelli che hanno successo e quelli falliti è rimasta grande e per lo stato è un imbarazzo. Hanno rivisitato le iniziative antirazzismo, a favore dello slogan ‘aspettative alte per tutti’. E intanto vediamo una crisi nei risultati dei nostri ragazzi. In più, la super-concentrazione sulle basi ha creato una generazione alienata, annoiata, che si sente esclusa. Non è attiva. Abbiamo visto una serie di pubblicazioni, di iniziative per incoraggiare la creatività, le arti drammatiche, la musica e così via – anche se è una creatività controllata! In più si sono resi conto che leggere un libro intero e non solo una selezione di brani aiuta i bambini.

E all’interno delle scuole c’e una crisi nascosta. Sotto la propaganda si cominciano a vedere gli effetti di un curriculum così stretto specialmente dei SATs. Hanno capito pure i costi economici e sociali. Gli insegnanti nuovi lasciano la professione dopo 5 anni perchè è troppo faticosa, guadagnano poco e soprattutto, mancano l’autonomia e la creatività. Bisogna dire che la crisi è ancora debole, ma esiste, e c’è un interesse nelle idee, la teoria che non esisteva allora. Abbiamo formato la Anti-SATs Alliance 18 mesi fa, come una coalizione fra insegnanti, genitori ed altre persone. Abbiamo tenuto una conferenza con 180 persone e scritto questa pubblicazione – ne ho portato alcune copie se volete prenderle. Genitori e insegnanti hanno tenuto riunioni e organizzato volantinaggi con materiale informativo. Sembrava una campagna elettorale. Però siamo onesti, per ora abbiamo perso. Quando il sindacato ci ha chiamati a votare, abbiamo ottenuto la maggioranza tra quelli che hanno votato – ma non era abbastanza per iniziare l’azione.

E’ una conseguenza di quello che ho detto all’inizio – l’indebolimento del movimento sindacale e la mancanza di fiducia. Ma avevamo anche sottovalutato il modo in cui gli insegnanti avevano interiorizzato il sistema. Qual è l’alternativa? Che facciamo allora? Stiamo scrivendo una nuova pubblicazione che cercherà di elaborare gli argomenti. Stranamente però, nonostante il difetto, la controversia continua: quasi tutti i professionisti ammetteranno – anche se non pubblicamente – che quello che diciamo è vero, cioè che la ricerca che dimostra i problemi con i SATs è indiscutibile. New Labour e i politici naturalmente no. Una serie di scandali: troppo aiuto dato ai bambini nelle scuole elementari, problemi con il modo in cui furono corretti, problemi con l’amministrazione ecc ecc. E anche se la gente non è ancora disposta a contrastare il governo di nuovo, cerca altre vie, cerca altri metodi, vuole discutere.

Per questo sono ottimista. E sono pure ottimista perchè sono qua. Per la prima volta vediamo un vero internazionalismo del movimento e sento parlare del movimento contro la Moratti Alcuni di noi si sono conosciuti all’ esf a Londra e adesso siamo qua per continuare il dialogo. Noi abbiamo preso molta ispirazione da Rethinking Schools (Ripensare le Scuole), pubblicazione e cooperativa di insegnanti negli Stati Uniti. Non so se avete visto le loro pubblicazioni, ma sono un’ispirazione e vengano dall’America di George Bush. Per tutti noi la Guerra è a casa nostra.

Milano , 17/01/2005 Un’altra scuola è possibile. Notizie dalla scuola inglese.


di Retescuole

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20050117013534


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