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La vita non sempre fa male. Gesualdo Bufalino poeta

di Mariapia L. Crisafulli - mercoledì 27 aprile 2022 - 610 letture

Articolo pubblicato su Il sarto di Ulm - Bimestrale di poesia

«Chi tocca questo libro tocca un uomo». Così scrive Walt Whitman di Foglie d’Erba, la sua opera-esistenza. Si potrebbe scrivere lo stesso – mi sento di azzardare – de L’amaro miele di Gesualdo Bufalino, la cui ultima edizione, postuma, ci consegna l’affresco della sua intera presenza nel mondo. E ce lo consegna in versi: vibranti, appassionati, dolceamari come è la stessa vita, sotto lo sguardo cangiante dell’autore comisano.

I più conosceranno Bufalino grazie alla sua opera-capolavoro, il romanzo Diceria dell’untore, e grazie alle altre prose. Ma Bufalino nasce poeta, per diventare solo in seguito narratore. Lo testimonia la raccolta di poesie I languori e le furie. Quaderni di scuola (Il Girasole, 1995), che immortala i suoi primi versi: adolescenziali.

La poesia di Bufalino è marcatamente esistenzialista. Così come nella prosa, emerge il tratto autobiografico tipico dell’autore, che intende la scrittura come «luogo di confessione e di approfondimento con me stesso».

Ne L’amaro miele c’è la giovinezza, con la sua precarietà e i suoi malanni. C’è la guerra, i suoi immani orrori. C’è la morte, tema caro a ciascun siciliano che scrive; tema caro particolarmente a Bufalino. C’è l’amore. C’è il paese. T’amo come un paese, scrive il poeta. Ma come s’ama un paese? La risposta – plurale – possiamo trovarla nei versi e nella poetica di molti autori contemporanei (primo fra tutti Franco Arminio, teorico oltre che pratico della “paesologia”). Bufalino amò il proprio, Comiso (vi nacque nel 1920), con accesa passione e lucido tormento: era la stupida Itaca da cui non riusciva a partire; era città-teatro di storia e storie da rievocare. Si deve proprio a Comiso e a quel pezzo di Sicilia (lo notava Sciascia) quella che sarebbe diventata la sua raffinata, inquieta e barocca poetica.

Ora narratore ora poeta ora saggista, Bufalino è l’autore dell’ambivalenza e del chiaroscuro: i suoi testi sono oceani vasti e profondi in cui si muovono arcaismi, metafore, paradossi, ossimori, antitesi. Sono oceani capaci di attrarci nel loro abisso, dov’è sepolto, comunque, un vitale lucore: risarcimento per tutte le amarezze e tutte le malinconie. La vita non sempre fa male – ci ricorda il poeta Bufalino – può stracciarti le vele, rubarti il timone / ammazzarti i compagni a uno a uno […] per regalarti nell’ora / dell’ultimo naufragio / sulle tue vergogne di vecchio/ i grandi occhi, il radioso / innamorato stupore / di Nausicaa .


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