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La guerra culturale in Italia

Nuovo caso della guerra culturale che è stata imposta in Italia all’interno della crociata contro la Russia: il caso della pianista Valentina Lisitsa, una delle più grandi interpreti di Chopin e Rachmaninov.

di Victor Kusak - giovedì 29 dicembre 2022 - 3703 letture

Noi tutti speriamo che passi al più presto possibile e che sia solo un "caso" transitorio, anche se una volta attuati certi meccanismi di solito ci vogliono decenni e forti sconvolgimenti sociali per essere rimossi. Stiamo parlando del sistema di censura collettiva che sta colpendo tutte le manifestazioni anche "solo" artistiche e musicali, anche solo lontanamente sospettate di essere in odor di Russia. Dopo la vigliacca vicenda che ha coinvolto Paolo Nori, e le "polemiche" sulle rappresentazioni alla Scala - il "caso Boris Godunov" poi sopito solo dopo che ci si è accorti che "parlava male della Russia" pur essendo un’opera proveniente dalla cultura Russa -, il caso sgradevole e decisamente meschino (da parte della cultura italiana), che ha colpito la pianista Valentina Lisitsa, una delle più grandi interpreti di Chopin e Rachmaninov.

Riportiamo la notizia:

È stato cancellato il concerto di Valentina Lisitsa, la pianista di origine ucraina che ha espresso posizioni filo Putin. L’esibizione, organizzata da Musikamera, doveva tenersi nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia il 4 e 5 aprile prossimi. A decidere lo stop sono stati gli organizzatori a seguito delle proteste divampate sui social per le posizioni politiche della musicista.

"La musica e la cultura devono unire i popoli e non dividerli", ha detto all’ANSA la presidente di Musikamera Sonia Finzi, precisando che la sua associazione si è sempre dichiarata super partes. Estraneo alla vicenda il teatro veneziano che prestava solo le sale.

Valentina Lisitsa, considerata una delle più grandi interpreti di Fryderyk Chopin e Sergej Rachmaninov, ha espresso opinioni politiche molto critiche rispetto alla linea di Kiev non facendo, neppure sui social, mai mistero delle sue posizioni pro Putin. A maggio aveva suonato nella Mariupol occupata accanto alle rovine del teatro distrutto.

"Sono venuti in tanti a suonare da noi, sia russi che ucraini. Io stessa sono di origini russe, bisogna essere super partes, come ho sempre detto in tutte le mie presentazioni prima dei concerti. Non eravamo a conoscenza del suo attivismo politico e delle polemiche che la coinvolgevano. Durante l’assedio di Mariupol però si è schierata a favore di Putin e questa era una cosa che non potevamo accettare", ha detto ancora Sonia Finzi.

"Noi vogliamo che la musica unisca, abbiamo anche detto alla Lisitsa che la inviteremo quando la situazione si sarà rasserenata, ma lei non ha accettato questa presa di posizione e ha detto che rifiuterà anche i nostri futuri inviti”, ha concluso.

Fonte: RaiNews.

Mala tempora currunt riguardo la vita cultura italiana ed europea in questi sventurati anni. Sappiamo che anche questo nostro grido di dolore sarà subito bollato come un indesiderato e sconveniente intervento. Così funzionano i meccanismi della repressione culturale e della fine delle libertà di pensiero e di cultura, quando vengono innescati all’interno della partigianeria e del meccanismo di contrapposizione tra un "noi" presunto e un "loro". Noi, che certamente non siamo filo-Putin, non possiamo che piangere per ciò che siamo diventati e per quello che ancora dovremo subire prima di riemergere dalla macerie di questa lunga guerra.


«Non c’è il clima per rappresentare uno spettacolo d’arte e trarne le sensazioni corrette. Forse il clima è cambiato per sempre»

Ha detto Gianmario Longoni, direttore del teatro degli Arcimboldi di Milano, spiegando la cancellazione dello spettacolo del ballerino ucraino filoputiniano Sergei Polunin (Il Post).



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