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Il monaco e il fucile: cinema dal Buthan

Festa del Cinema di Roma 2023. “The monk and the gun”, apologo sulla “moderna” civiltà. Un articolo di Bruna Alasia (Pressenza).

di Redazione - sabato 28 ottobre 2023 - 713 letture

Piacevole sorpresa della Festa del Cinema di Roma è l’interessante opera del buthanese Pawo Choyning Dorji “The monk and the gun” , Il monaco e il fucile, che torna dopo il successo del suo precedente Lunana, candidato agli Oscar come miglior film internazionale. La sua nuova avventura cinematografica si muove fra tradizione e modernità del Bhutan – piccolo Stato dell’Asia, localizzato nella catena dell’Himalaya. Offre uno sguardo critico sulla democratizzazione, sulla globalizzazione, sul significato di cosa significhi realmente essere “civili” e su come anche i Paesi del mondo industrializzato convinti di detenere il primato della modernità non siano tali se non hanno imparato l’arte della nonviolenza nel risolvere i conflitti.

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Monk and gun, film di Pawo Choyning Dorji

Il film è affascinante dal punto di vista antropologico perché narra eventi realmente accaduti nel Bhutan, il cui censimento nel 2015 è stato di circa 760.000 abitanti, residenti in un territorio di 47.000 km quadrati. Il regno confina a nord con la Cina e a sud con l’India e oggi è una monarchia costituzionale: nel 2006 l’allora re del Buthan decise di abdicare in favore del figlio e di indire per la prima volta elezioni democratiche, per adeguarsi agli Stati più avanzati del globo. “The monk and the guan”, “Il monaco e il fucile”, racconta con ironia e leggerezza l’atmosfera del piccolo territorio himalayano in quel periodo.

Segnali di meraviglia per i buthanesi erano stati l’arrivo dei televisori a tubo catodico che, oltre a trasmettere film di 007, insegnavano come votare. Si fecero inoltre elezioni simulate perché la gente comprendesse bene la procedura. Gli addetti che di casa in casa istruirono la popolazione, le reazioni istintive e non prive di animosità dei sostenitori dei tre partiti, quelle di chi era chiamato a votare senza conoscere la propria data di nascita, costituiscono una testimonianza di grandissimo valore antropologico.

La vicenda, che si intreccia alla narrazione storico-sociologica, di un americano arrivato sul posto per acquistare un antico fucile dall’inestimabile valore antiquario, arma che gli viene contesa da un importante monaco del luogo, è il segreto che rende il film attraente come un thriller. Allo stesso tempo fa pensare alla vacuità delle illusioni statunitensi di esportazione forzata della democrazia, al significato vero di convivenza civile, a quanto il primato della civiltà sia realizzabile solo con la fratellanza pacifica.

Regia: Pawo Choyning Dorji ; Attori: Tandin Wangchuk, Pema Zangmo Sherpa, Deki Lhamo, Tandin Sonam ; Sceneggiatura: Pawo Choyning Dorji Durata: 107 ; Genere: Drammatico


L’articolo di Bruna Alasia è diffuso da Pressenza.



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