Il Porto di Catania


Grandi manovre per la Regione siciliana ma anche in Lombardia non scherzano
mercoledì 18 ottobre 2017 , Inviato da Adriano Todaro - 976 letture

Cari picciotti, fra poco dovrete andare a votare per la vostra bedda Sicilia e, anch’io dovrei andare nella mia Lombardia a votare. Certo non per le regionali ma per, nientepopodimenoche, l’autonomia della mia amata regione retta da quel grande suonatore di piffero detto Bobo. Noi, però siamo “più avanti”, siamo oltre. Voi ancora a votare con la matita e i foglietti, noi con i tablet. Mica cazzi! Bobo ha deciso di acquistare 24 mila tablet, che poi finita la consultazione dovrebbero restare nelle scuole, probabilmente nelle cantine. Noi già immaginiamo i leghisti delle valli bergamasche votare con i tablet e il presidente del seggio che toglie le memorie Usb dalle macchine, le inserisce nell’apposita busta, e le invia all’ufficio elettorale comunale che poi le manderà alla Corte d’appello. Sempre che questi avranno a disposizione i Pc per leggere le chiavette Usb. In tutto, per i tablet, si sono spesi 23 milioni di euro per una consultazione che, alla fine, costerà una cifra vicina ai 60 milioni di euro.

La democrazia, costa. Per risparmiare, si poteva fare una telefonata al governo e chiedere di negoziare maggiori poteri, cosa del resto già fatta dall’Emilia. Troppo facile! Maroni ha scelto il tablet, tanto pagano i lombardi. Non servirà a nulla perché la materia fiscale non può essere messa a referendum. Ma in questo momento va bene tutto e i leghisti, duri e puri, sono convinti che poi, vinto il referendum, la Regione terrà nella propria cassa i soldi dei lombardi. Questi cervelli precari della Regione, qualche volta sono dei pirla come dicono a Milano. Questa volta, però, sono pirla tecnologici, diciamo una sorta di pirla 2.0. Dalle vostre parti, invece, state sempre a "babbiàri” e così vi prendete due bei candidati: da una parte Micari e dalla stessa parte Musumeci.

In realtà sono sotto bandiere diverse ma esprimono un solo grande pensiero: per essere candidati è necessario dimorare nella categoria degli impresentabili. Sia da una parte o dell’altra, troviamo cervelli fini, ex cuffariani, alfanoidi, lombardiani (l’onesto Riccardo non c’entra nulla), crocettiani, ex sindacalisti, barbagalliani persi nelle sagre di Ragusa e della ricotta di Marianopoli. C’è anche Alice che invece di stare nel Paese delle meraviglie sta nella Regione delle meraviglie: questa Anselmo ha cambiato 6 gruppi politici prima di approdare alla camicia bianca del Democristiano con i Nei.

Devo riconoscere che voi siete più frizzanti ed anche, come dire, cuscinziusu, coscienziosi. Perché, è vero, non votate con il tablet ma in compenso date a tutti la possibilità di emergere, di andare a sedersi sulle poltroncine di Palazzo d’Orleans. Voi non fate differenze, destra e sinistra sono termini superati, obsoleti. E così ci sono candidati che stavano nella destra e oggi rappresentano la sinistra e viceversa. Non è meraviglioso?

Prendete il Porto di Catania, ad esempio. No, non quello delle navi vicino alla mitica Playa ma Alessandro Porto che, sino a poche settimane fa faceva, pensate un po’ i casi della vita, il capogruppo della lista civica “Bianco per Catania” dal nome di Enzo Bianco, poi diventato sindaco. Il Porto non è uno statico, si muove in continuazione: prima stava con Raffaele Lombardo, poi nell’Udc per sostenere Bianco, poi, ancora, candidato in sostegno del Pd Fabrizio Micari. Dovete però sapere, che il Porto soffre di sdoppiamento della personalità, si macera nel dubbio, la notte resta sveglio per ore e ore a fissare il soffitto che non vede perché è tutto buio. Squassato dalla doppia-tripla personalità. Qualcosa doveva fare, doveva porre rimedio a questa sofferenza. E così una mattina ha detto basta. Si è fatto una doccia, la barba, ha inforcato gli occhiali da sole di ordinanza, ha chiamato qualche giornalista e ha lanciato il verbo del Porto: “Cerco una soluzione che abbia affinità con la mia storia politica”.

Come potete notare è dichiarazione profonda. I giornalisti presenti l’hanno aiutato a cercare un po’ dappertutto, sotto il letto, sotto il divano, in cucina. Niente. Profondamente amareggiato, il Porto, rimasto solo, si è di nuovo guardato allo specchio e si è domandato: qual è la mia storia politica? La prima, la seconda, la terza? Boh! E ora? Ora, dopo profonda riflessione, il Porto ha deciso di uscire e di farsi una lunga camminata in via Plebiscito. La brezza marina lo aiuta a pensare, a riflettere, come dice lui. E, voi capite, che un Porto che riflette non è mica usuale. Poi, all’improvviso, arrivato all’angolo con via Garibaldi, ha un’intuizione. Finalmente ha compreso la soluzione affine alla sua storia politica: sosterrà Musumeci candidato di Forza Italia.

I grandi pensatori, a forza di meditare, si sono formati un carattere ombroso e triste, tipo Leopardi o Schopenhauer. Al Porto di Catania questo non accadrà. Lui ha un carattere ilare, direi gioioso, un carattere, se ci capite, trasformista.

Anche perché lui più che un Porto ci sembra un porticciolo.


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