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Il "Peer Gynt" di Ibsen al Festival Ibsenear-sr


Si è svolto al Castello Maniace di Siracusa il “Festival Ibsenear-sr” , dedicato a Henrik Ibsen, il grande drammaturgo norvegese, autore di testi teatrali fondamentali.
giovedì 4 ottobre 2007, di Donatella Guarino - 1089 letture

Dal 21 al 28 settembre al Castello Maniace a Siracusa (con puntate anche a Palazzo Vermexio) si è svolto il “Festival Ibsenear-sr” , dedicato a Henrik Ibsen, il grande drammaturgo norvegese, autore di testi teatrali fondamentali.

Dopo Prato, dove la manifestazione si è svolta lo scorso aprile promossa dall’Associazione Arteriosa, anche nella città aretusea si è voluto celebrare, l’anno dopo il centenario della sua morte, la modernità di un autore tra i più rappresentati al mondo.

Alcuni spettacoli, un paio di conferenze-studio e una mostra di disegni e bozzetti di Edvard Munch ispirati all’opera di Ibsen sono i contenuti dell’evento, curato dall’Associazione Kairòs, con il patrocinio dell’Ambasciata Reale di Norvegia, della Sovrintendenza dei Beni Culturali di Siracusa, la Regione Sicilia, la fondazione Paolo Morando e la tutela del Munch Museum di Oslo.

Ma se alcune proposte del festival si sono rivelate di scarso valore, altre sono state molto interessanti.

Ha spiccato “Peer Gynt”, rivisitazione del dramma in cinque atti scritto da Ibsen nel 1867, – rappresentato per la prima volta nel 1876 a Oslo – e presentato domenica 23 dalla Compagnia Distilleria Teatrale Cecafumo, con le musiche di E. Grieg rielaborate da Massimo Liverani.

L’impressione di chi ha visto lo spettacolo è quella di avere a che fare con un’opera estremamente moderna. Per la recitazione dei tre bravissimi e giovani attori e l’allestimento scenico (essenziale), ma soprattutto per i temi freudiani ante litteram trattati.

L’opera di Ibsen, infatti, non è solo analisi del dramma borghese.

La dissoluzione della coscienza dell’uomo e la ricerca di un ‘identità sono alla base di un racconto, quello del “Peer Gynt” tutto proteso tra sogno e realtà. Il flusso di coscienza è il fil rouge che lega gli eventi spaziali (pardon mentali) del puro folle Peer. Il mondo nel quale egli vive è un mondo solo suo. Egli rincorre i suoi sogni, che sono incubi, che sono desideri. E’ alla ricerca del proprio io Peer, tra conflitti libidici e fantasie deliranti.

Si avvicendano in quel mondo donne e uomini, che rappresentano la proiezione della madre e del padre, fantasmi che lo possiedono.

Irene Biancalani, Roberto Caccavo e Francesco Rotelli - tutti provenienti da numerose esperienze di teatro sperimentale - , si sono mossi sulla scena ora come attori ora come registi, manovratori essi stessi di una pìece teatrale in itinere che si è realizzata – in modo mirabile – sotto gli occhi degli spettatori.

Con uno slancio vitale, hanno parlato dell’uomo contemporaneo, delle mille domande che egli si pone, della verità della crisi in cui vive.

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