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Devo stare più attento

Potrebbe essere pure design, abbellimento, esteriorità, forma, incastro perfetto tra impagliatura e posteriore umano.

di Simone Olla - sabato 1 ottobre 2005 - 4068 letture

Movimento automatico, si dice così? registrato da qualche parte, senza pensare alla mano sopra la spalliera che fa forza su di essa, la sedia, perché l’ingombro si sposti leggermente all’indietro, il tanto che basta.

Automatismo consolidato.

Quante volte mi siedo in un giorno? E in un mese?

E voi quante volte vi sedete in un giorno? E in un mese?

Vorrei il totale delle ore.

Glielo leggi nella forma che ha assunto.

Non con precisione però.

Dall’alto è simile ai bei tempi andati, quando soffice e accogliente impediva il contatto con la paglia della sedia. (La sua funzione?) Oggi, il tempo e il mio sedere sopra e chissà quali altri di ogni forma e peso quando mancano le sedie in cucina, lo hanno reso irriconoscibile, un foglio di tessuto lavato e se lo sfreghi fra l’indice e il pollice senti che qualcosa...

Appena sistemato sulla sedia così che contenesse comodamente il mio posteriore, avrà avuto grossomodo uno spessore di 3 cm. Morbida gommapiuma avvolta in un tessuto di cotone colorato. Motivi quadrettati, verde-panna. Cuciture di un verde più intenso che faticano a scolorirsi. Ci sono seduto sopra mentre lo omaggio di queste poche righe.

DEFINIZIONE BIZZARRA: un oggetto che aumenta le prestazioni.

Sì, decisamente, nonostante i vostri sguardi fra l’? e il perplesso. È chiamato a dilatare i tempi, aumentare la soglia di sopportazione, catapultare chi ne usufruisce, credo molti, nel paradiso del morbido.

Quando il ciclo dell’azoto non ne vuole sapere di... e gli ossidi di zolfo emessi sottoforma di SO2 dagli idrocarburi e tutto il resto faticano enormemente a trovare un punto di incontro con i soliti neuroni ribelli, tutto sarebbe tremendamente più duro senza di lui. Un ferro da stiro in pieno volto. Forse molto di più. Le ginocchia sopra una sbarra di ferro, in equilibrio. Rumore sordo, lontano, pieno di qualcosa.

Durezza.

Mi sono svegliato e...

«...»

...non siate maliziosi, la durezza, con quello che sto per dirvi non c’entra nulla, dicevo, mi sono svegliato e l’idea del vecchio cuscino sulla sedia nella mia stanza e le cose che vediamo ma superiamo distrattamente e quelle che prendiamo, chissà, e non sappiamo nulla della complessità che viviamo e secondo me dovremo saperlo, tutto assieme, la testa mi faceva male, oddio la mia testa, ancora nozioni, informazioni, numeri, dati, formule, circSTOP...

Eccheccazzo! Con calma, mi sono detto questo.

La strada provinciale che osservo dalla mia finestra è pressoché deserta, tagliata non so in quale direzione da una vento di maestrale.

Comodità quindi.

Potrebbe essere pure design, abbellimento, esteriorità, forma, incastro perfetto tra impagliatura e posteriore umano. I medici continuano a ribadire la pericolosità di un oggetto qualsiasi sotto il sedere. Come dargli torto? Finalmente pensano al paziente-cittadino. E continua la lotta con i confezionatori di cuscini. Anche loro pensano al prossimo, bisogna dargliene atto, ma lo chiamano consumatore-cittadino, rigorosamente in quest’ordine, ci tengono troppo.

Comodità con rischio se lo dicono i medici. Loro hanno studiato.

Un quadrato di gommapiuma, avvolto in un tessuto di cotone quadrettato verde-panna, attaccato alla sedia della mia stanza (ma credo lo si possa trovare in tantissime altre sedie di tantissime altre stanze nel mondo, perlomeno nel mondo che fa uso di stanze e sedie...). Dove ero arrivato? Ah, già, quadrato di gommapiuma (DETTO), avvolto in un tessuto di cotone quadrettato verde-panna (DETTO), attacato alla sedia della mia stanza (DETTO), stanza che si affaccia sulla provinciale (PUNTO). Tutto bellissimo. Solo un piccolo particolare. Perché questo cazzo di cuscino è attaccato alla mia sedia? Per abbellire la stanza visto che la comodità con rischio è stata momentaneamente scartata? La cosa non mi convince mica...

Non mi sono mai fatto tutte queste domande su di un normalissimo cuscino. Anzi, diciamo pure che ho completamente ignorato la sua presenza fino alle 17.30 di oggi. Devo stare più attento. Mi sono svegliato e il casino di pensieri (rileggere sopra per credere) mi ha portato fin qui. Una piccola storia. Su qualcosa di lontano, ignorato, rimosso dalla quotidianità. Ecco la piccola storia, tutta per voi.

Non c’è un motivo particolare quindi. Nemmeno uno piccolissimo che mi ha fatto preferire questo sottile foglio di cuscino a qualcos’altro. Avrei potuto scrivere delle tende che mancano alla mia finestra da due mesi, da quando abbiamo tinteggiato la stanza dove dormo di un giallino-spento. Questa è forse la seconda volta che faccio caso alla loro assenza. In due mesi. O magari mi sarei divertito di più a ragionare su di un pezzo di vetro di forma rettangolare (base circa 8 volte l’altezza) che in origine mi pare fosse un portasciugamani. Ogni tanto cambia posizione. Lo vedo in balcone, salve come va tutto bene. Lo vedo nel davanzale del bagno, oh, che sorpresa. Di nuovo in balcone, in giardino, ancora in balcone e via stazionando qua e là. Per troppo tempo ormai, questo inutile pezzo di vetro continua a girare per la casa. Devo trovargli una sistemazione definitiva, non c’è ragione ché continui il suo vagare inascoltato. Sono giunto alla conclusione semiseria che in fondo, beh, sì... ciò che abita le nostre vite subisce la nostra passiva attività, ci attraversa nello stesso modo in cui noi lo attraversiamo.

Sono ormai 5 anni che poggio il mio didietro sul cuscino di cotone quadrettato verde-panna.

Devo cambiarlo.

È ridotto a un foglio sottilissimo di quella che un tempo era morbida gommapiuma.

Devo cambiarlo.

Ci penserò nei prossimi giorni.

Decimo Cirenaica

www.opifice.it


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