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Addio a Lando Buzzanca

Attore poliedrico, la notorietà internazionale arriva con "Il merlo maschio", pellicola sexy del 1971. Era malato da tempo

di Redazione - lunedì 19 dicembre 2022 - 4460 letture

Era uno dei "siciliani illustri" che dall’isola del dopoguerra erano riusciti a salire alla ribalta nazionale italiana, cinematografica e televisiva. Assieme a Pippo Baudo, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Pino Caruso. Buzzanca aveva fatto tanto cinema e un po’ di televisione, finendo confinato in un ruolo tutto sommato scomodo e riduttivo, quello dello "stallone" sfortunato e con risvolto farsesco. Una popolarità vasta, per un pubblico medio-basso: era finito anche sfruttato dai fumetti, protagonista di testate marginali ma "cult" per i ragazzini affamati di sesso impossibile a consumarsi dati i tabù dell’epoca - si pensi ai giornaletti della serie "Lando". Quest’uso della sua immagine ne aveva fatto un artista poco utilizzabile dal "cinema che conta" e per sostenere il plauso del "pubblico che conta" sessuofobo e bigotto, cioè classista e arcignamente snob dell’Italia che crescendo pensava di essersi lasciata alla spalle il mondo povero e provinciale - salvo poi, con le tv di Berlusconi, ricevere il reset politico definitivo.

Lando Buzzanca in un’Italia diversa sarebbe potuto essere persino un attore. Ma crediamo che è stato proprio il Paese in definitiva a non essere stato alla sua altezza.

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È morto a Roma Lando Buzzanca. L’attore, 87 anni, era ricoverato presso la clinica Villa Speranza. L’ultima fase della sua vita è stata tormentata da malattie e polemiche.

Buzzanca era stato portato lo scorso anno in una Rsa dopo il ricovero di quaranta giorni al Santo Spirito che si era reso necessario in seguito a una caduta nell’aprile 2021. L’8 novembre l’attore era stato poi trasferito al Policlinico Gemelli in seguito alla rottura di un femore, per poi essere portato nel centro di riabilitazione dove è morto.

"Ancora non mi sembra vero. Ma dai messaggi che mi stanno arrivando sto capendo che non è più qui". Così il figlio di Lando Buzzanca, Massimiliano, parla della morte del padre. "Sì è addormentato. Dopo un quarto d’ora ha fatto gli ultimi due respiri e intorno alle due del pomeriggio se ne è andato". Negli ultimi due giorni, "era più affaticato, come se non avesse più forze. Ieri quasi si stava per alzare dal letto, come se mi volesse salutare, come se mi avesse riconosciuto. Sembrava volermi dire qualcosa. Gli ho detto ’papà stai fermo, stai seduto. Secondo te tra noi c’è bisogno di parlare?’. Gli ho fatto una carezza e l’ho lasciato dormire", conclude il figlio dell’attore.

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Lando Buzzanca in Sedotta e abbandonata, di Pietro Germi

Nato a Palermo nel 1935, Buzzanca ha interpretato grandi ruoli al cinema, in tv e a teatro ed è diventato famoso soprattutto per aver incarnato meglio di chiunque altro lo stereotipo dell’uomo siciliano passionale e geloso, anche per grandi registi come Pietro Germi e Antonio Pietrangeli.

Grande protagonista della commedia all’italiana degli anni ’60 e ’70, fu in un primo periodo fortemente osteggiato dalla critica ottenendo però un grande successo di pubblico, a partire in particolare da Il merlo maschio del 1971 diretto da Pasquale Festa Campanile. Nella sua carriera anche il teatro e la tv, dove è stato presente fino agli anni 2000, con la serie Il restauratore e poi nel 2016 con la partecipazione a Ballando con le stelle.

Buzzanca veniva da una famiglia di attori - lo erano lo zio Gino e il padre Empedocle. A diciassette anni il trasferimento a Roma, dove frequenta i corsi di recitazione dell’Accademia Sharoff, di cui è divenuto poi presidente onorario.

Nel frattempo accetta ruoli da comparsa tra cui Ben-Hur, in cui interpretava uno degli schiavi della galea. Questa prova gli porta fortuna e, successivamente, comincia a lavorare per il piccolo schermo partecipando a due sceneggiati di Vittorio Cottafavi: La trincea (1961) e Il mondo è una prigione (1962).

Il debutto ufficiale arriva nel 1961 con Pietro Germi, che lo sceglie per il ruolo di Rosario Mulè in Divorzio all’italiana, insieme a Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli.

Nel 1963 appare al fianco di Catherine Spaak in La parmigiana di Antonio Pietrangeli interpretando l’ottuso fidanzato della protagonista e l’anno dopo è ancora Pietro Germi a regalargli una grande parte, quella di Antonio, fratello di Stefania Sandrelli in Sedotta e abbandonata.

Nel frattempo Buzzanca prosegue la gavetta lavorando per grandi nomi, come Dino Risi in "I mostri" (1963) e diventa anche la spalla di grandi attori come Amedeo Nazzari ("Le monachine", 1963), Gino Cervi ("La smania addosso", 1963) e della coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ("I marziani hanno 12 mani" e "Cadavere per signora", entrambi del 1964).

Nel 1964 partecipa, come attore non protagonista, al film di Luciano Ricci Senza sole né luna, un film drammatico che racconta la dura vita da minatori durante gli ultimi mesi di scavo per il traforo del Monte Bianco.

La scelta dei successivi copioni non è sempre fortunata: non sempre riesce a uscire dal ruolo stereotipato del maschio siciliano e scapolo impenitente un po’ fanfarone.

Intanto però si fa largo in una Cinecittà nel pieno della dolce vita, imponendosi, ancora per Pietrangeli e con Ugo Tognazzi, ne "Il magnifico cornuto" (1964) e sempre più come attore comico, fino a quando viene scritturato per una serie di pellicole che parodizzano James Bond, in cui veste i panni di ’James Tont’ in "James Tont operazione uno" (1965) di Bruno Corbucci (con cui inizia un lungo sodalizio) e Giovanni Grimaldi che in seguito lo dirigerà in "La prima notte del dottor Danieli, industriale, col complesso del... giocattolo" (1970).

Ottenuta la notorietà, Nanni Loy lo dirige nel film a episodi "Made in Italy" (1965), al fianco di Peppino De Filippo, Anna Magnani e Aldo Fabrizi; è il protagonista Giovanni Percolla in "Don Giovanni in Sicilia" (1967) di Alberto Latttuada e recita in "Le dolci signore" (1967) di Luigi Zampa con Vittorio Caprioli.

La sua vena comica lo trasforma in breve tempo in uno dei personaggi più amati dal pubblico: nel 1970 interpreta in televisione Signore e signora, in coppia con Delia Scala, che riscuote enorme successo. La sua battuta "mi vien che ridere" rimarrà un tormentone ricordato e ripetuto dal pubblico per anni, così come i personaggi grotteschi del contadino "Buzzurro", del "Buzzanco" e del "Pecoraro dell’Apiro".

Così grazie al successo in tv, i suoi film cominciano a riscuotere un rilevante successo commerciale. La notorietà internazionale gli arriva con Il merlo maschio, commedia sexy all’italiana del 1971 diretta da Pasquale Festa Campanile. Negli anni seguenti si trova così a recitare al fianco di famose attrici del momento, come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Barbara Bouchet, Senta Berger e Joan Collins.

Tale è la fama raggiunta, che il disegnatore Leone Cimpellin crea nel 1972 un personaggio per una serie fumetti comica e satirica con le sue fattezze, Jonny Logan, pubblicata fino al 1978. La faccia di Buzzanca sarà presa in prestito anche per il fumetto sexy "Il Montatore" (1975-1982; complessivamente 114 volumi tascabili per adulti), con storie ambientate nel mondo del lavoro con il protagonista che è un metalmeccanico.

Buzzanca non ama però la commedia sexy all’italiana e rifiuta ruoli che renderanno famosi attori come Alvaro Vitali ed Edwige Fenech, Gloria Guida e Gianfranco D’Angelo, preferendo lavorare in radio, dove per qualche anno è il protagonista di Gran varietà con il grottesco "Buzzanco", erede del personaggio televisivo inventato per la serie Signore e signora.

Forte del suo successo commerciale, comincia anche a scegliere da solo i ruoli da interpretare: sue sono ad esempio le idee di film come "L’arbitro" (1974) di D’Amico, "Il sindacalista" (1972) di Salce e "All’onorevole piacciono le donne" (1972) di Lucio Fulci, in cui tratteggia parodie di personaggi realmente esistenti e facilmente riconoscibili.

Con Barbara Steele ne "Fermate il mondo... voglio scendere!" (1970), "Quando le donne avevano la coda" (1970) e "Quando le donne persero la coda" (1972), entrambi di Festa Campanile, così come con "Ius primae noctis" (1972), "L’uccello migratore" (1972) di Steno (1972), "La schiava io ce l’ho e tu no" (1973) di Giorgio Capitani (1973), "Io e lui" (1973) di Salce e "Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza" (1975, con Franco e Ciccio), Buzzanca delinea una filmografia davvero cospicua di ben 114 titoli più o meno cult.

Dopo alcuni anni di attività in teatro, torna nel 2005 a lavorare per la televisione con la fiction Mio figlio, nel ruolo del padre di un ragazzo omosessuale, ottenendo uno straordinario successo di pubblico, tanto che cinque anni più tardi verrà prodotto un sequel, Io e mio figlio - Nuove storie per il commissario Vivaldi, andato in onda nel 2010, anno in cui Buzzanca compare anche nelle miniserie Lo scandalo della Banca Romana e Capri 3.

Nel 2007 recita nel lungometraggio cinematografico I Viceré di Roberto Faenza, per il quale viene candidato al David di Donatello per il miglior attore protagonista e vince il Globo d’oro al miglior attore.

Nel 2012 realizza la serie televisiva Il restauratore, che ottiene un grande successo - con più di sei milioni di spettatori - replicato dalla seconda stagione due anni dopo. Il 7 agosto 2013 viene ritrovato in casa privo di sensi e con tagli alle vene dei polsi. Il tentato suicidio, inizialmente smentito, viene poi confermato dall’attore a un anno di distanza.

Partecipa al video musicale Amo Milano (2014) di Dargen D’Amico, nel quale assume la parte di un siculo naturalizzato a Milano. Nel 2016 prende parte all’undicesima edizione di Ballando con le stelle e nel 2017 compare nell’apprezzato film Chi salverà le rose? di Cesare Furesi, al fianco di Carlo Delle Piane, nel quale i due interpretano una coppia di anziani omosessuali.

Dal 2021 l’attore subisce le conseguenze di una malattia invalidante, che ne ha compromesso le facoltà mentali e cognitive: è stato quindi ricoverato in una clinica per la gestione della patologia fino alla scomparsa avvenuta oggi.

Fonte: RaiNews.



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