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7 Minuti

Rivisitazione del testo teatrale di Stefano Massini, dal quale Michele Placido ne ha tratto il film, a cura delle allieve della scuola di teatro ActorGym, per la regia di Vincenzo Tripodo
di Piero Buscemi - lunedì 10 giugno 2019 - 2116 letture

Qual è il compito del teatro? Suscitare emozioni, innescare una risata, magari anche commuovere. Da sempre però il teatro, più di altre espressioni artistiche, si è assunto l’incombenza di suggerire alla platea in sala le riflessioni su quanto ci accade intorno. Porre le domande che, lo spettatore attento e coinvolto nella rappresentazione, distrattamente spesso elude per quella pandemia che affligge le nuove generazioni, di delegare ad altri il proprio futuro. Non è impresa facile. Ne è al corrente il regista messinese Vincenzo Tripodo che, dal 2007, dirige nella sua città la Palestra per Attori, da lui fondata.

Sin dalle prime rappresentazioni, che Girodivite ha seguito durante il percorso artistico del regista, Tripodo non ha avuto difficoltà a mettere in pratica quello che il suo stesso spazio teatrale "senza pareti", come ama definire la sua scuola, si è prefisso: allenare le emozioni. Sempre scelte difficili, tra gli spunti teatrali che la tradizione siciliana gli ha suggerito nel tempo e le produzioni che meritano di essere rivisitate in un suo linguaggio personale.

7 Minuti, la sceneggiatura che Michele Placido ha portato sugli schermi, conteneva una forza espressiva e trattava argomenti così forti da non poter passare inosservati dalla sensibilità artistica di Tripodo. Vincenzo Tripodo non si accontenta di utilizzare un prodotto pre-confezionato che ha già avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica. Il regista ama le sfide e questa sua indole ha sempre trasmesso nelle sue allieve e nei suoi allievi dell’ActorGym.

Siamo andati ad assistere alla rappresentazione di questa opera, domenica 9 giugno, presso il Teatro Savio di Messina, gestito dall’ARB Associazione Culturale, che ha inserito la pièce come fuori programma del cartellone 2018/19. Abbiamo avuto la fortuna di assistere anche alle prove prima dell’inizio dello spettacolo, potendo così, constatare di persona la dedizione delle protagoniste e la coinvolgente direzione di Tripodo che, nel rispetto del pubblico, in sintonia con il suo modo di interpretare il teatro, ha sempre preteso il massimo, anche da un gruppo di attrici, semplicisticamente definite dilettanti dagli addetti ai lavori.

Tripodo ha anticipato la rappresentazione con il ricordo dell’artista Antonio Gullo, suo stretto collaboratore per anni, anche in questa opera, rivolgendogli un saluto e un ringraziamento per quanto ha saputo offrire all’arte e a questa città, non sempre riconoscente ai suoi figli.

La parola poi è passata alle attrici. La trama di questa opera è risaputa. Un gruppo di operaie e impiegate di una fabbrica tessile attende con trepidazione che la portavoce sindacale storica faccia rientro da una vertenza, durante la quale, si sta discutendo il futuro della fabbrica stessa e quello delle lavoratrici, non più sicure di mantenere il posto di lavoro, nonostante i risultati produttivi dell’azienda.

La pièce comincia con le lavoratrici attorno ad un tavolo. Una sola figura manca nella scena. La portavoce che è stata delegata a contrattare il futuro dell’azienda e delle lavoratrici. Tripodo ha la capacità di farci percepire lo stato d’ansia che un gruppo di lavoratrici sentono di non poter esimersi dal vivere. Lo fa precedendo i dialoghi con dei rumori sincopati, ritmici, frutto di un mazzo di chiavi che girano tra le mani, un battito di dita sul tavolo, una rivista sfogliata o un pacchetto di sigarette. Sicuramente un omaggio a certe sonorità floydiane, astratte, psichedeliche e alienanti che, per assurdo, diventano ritmo e linfa vitale.

La trama prevede quanto già conosciuto da chi ha visto il film. La portavoce tornerà tra loro a comunicare l’accordo firmato, con una coda rappresentata da una condizione che tutte saranno tenute a firmare, senza alcuna possibilità di astensione. Qui emerge la capacità del regista di trasmettere alle attrici il sentimento di doversi esporre, di fronte ad un problema attuale e drammatico, come quello della conservazione del posto di lavoro. Le attrici hanno saputo leggere il messaggio che il regista ha voluto trasmettere in questa sua rivisitazione personale del dramma. Hanno saputo vestirsi d’angoscia e illusione. Certezza e dubbio. Ripensamento e paura. Liberate da particolari condizionamenti che il cast cinematografico avrebbe potuto trasmettere, hanno consegnato alla platea un’interpretazione personale ed umana ai singoli personaggi. Tra tutte, senza sminuire le altre, apprezzabile l’interpretazione di Grazia Maria Grasso, nella parte della portavoce.

Oltre alle doti recitative, ancora una volta dimostrate con professionalità e passione, la Grasso ha saputo liberarsi dall’interpretazione che, nel film, ha saputo dare a questo personaggio, Ottavia Piccolo. Non era semplice evitare di emulare la recitazione della grande attrice, riuscendo a consegnare al pubblico una buona parte della propria personalità e una chiave di lettura introspettiva che creasse, nel contempo, un individuo nuovo. Un individuo con un’autonomia pensante, assemblata dalle emozioni, i tormenti e la durezza, pretesa da certe situazioni raffigurate sulla scena, che si discostasse del tutto da quanto già visto e provato nelle sequenze cinematografiche.

Nella sua immensa sensibilità, Tripodo ha affidato il suo messaggio al pubblico presente. Un messaggio che è anche un monito. L’unica vera certezza, in un mondo moderno di assenteismo culturale, per storpiare una terminologia sindacale, è quella della diretta partecipazione agli eventi che ci circondano. Tripodo dirà alla fine della pièce: non votare non è scelta. Sicuramente, non la migliore. Estraniarsi dal proprio diritto di esserci e di manifestare la propria idea, è rinunciare a pensare ad un futuro diverso. Impossibile poi attivarsi per provare a concretizzarlo.

7 Minuti regia di Vincenzo Tripodo, tratto da una sceneggiatura di Stefano Massini

Cast

Salvatore Cacace - Aram
 Emilia Celi - Mathab
 Grazia Maria Grasso - Bianca
 Roberta Gullo - Sofia
 Genny Lello - Lorenza
 Grazia Nuccio - Arianna
 Angela Oteri - Rachele
 Floriana Restivo - Mirella
 Rosalba Rizzo - Zoelie
 Donatella Salvà - Olga
 Giorgia Vadalà - Sabrina
 Julia Vasilyeva - Agneska

Costumi
 Angelica Oliva

Collaboratori alla regia
 Antonio Gullo
 Cecilia Foti

Foto by Matteo Smillo (c) 2019

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Davide Liotta presidente ARD
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Il regista Tripodo durante le prove
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Una scena della piece
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Una scena della piece1
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Una scena della piece2
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Una scena della piece3
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Una scena della piece4
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Una scena della piece5
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Una scena della piece6
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Una scena della piece7


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