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Una tartaruga distratta contro il drago

Autobiografia di una femminista distratta / Laura Lepetit. - Roma : Nottetempo, 2016. - 125 p., [III] : br. ; 20 cm. - (Cronache nottetempo). - ISBN 978-88-7452-587-4.

di Sergej - domenica 8 agosto 2021 - 1099 letture

A un certo punto della sua bellissima, svagata, ondeggiante autobiografia - che ha tutta la forza e la tenuità insieme, la tenerezza, di un soffio di vento tra le foglie - e le foglie sono i libri, le persone conosciute, i brevi e intensissimi ricordi - Laura Lepetit ricorda che nella sua infanzia uno dei libri da lei letti fu "Il romanzo di Sigfrido", edito nella stessa collana UTET "La scala d’oro" che anch’io lessi nella mia infanzia. In una delle illustrazioni, Sigfrido cavaliere con i capelli fluenti gialli, e il drago morente, appena colpito: "sta steso a terra, con gli occhi semichiusi e una lacrima che gli scende sul muso, e guarda sorpreso e quasi con affetto il giovane che l’ha ucciso" (p. 79). Chiosa Laura Lepetit: "Non so perché queste figure mi avevano commosso da ragazzina e mi commuovono anche ora. Forse perché intuivo allora e so adesso che nessun drago sarebbe mai venuto a farsi uccidere da me. Non ero degna di tanta attenzione. Un ambivalente rimpianto, compiere gesti eroici non è necessario, ma è seducente" (pp. 79-80). "Ma non è finita con i draghi. C’era il disegno di un drago sulla copertina di uno dei primi libri pubblicato dalla Tartaruga. Era Una vita tutta per sé di Joanna Fields" (p. 80). "Si riferiva a un disegno che l’autrice aveva fatto qualche tempo prima [...] il drago rappresentava vivamente tutte le paure e gli assilli che rendono la vita difficile da vivere [...], per non esserne divorati era necessario svelarne la natura e affrontarli a viso aperto" (p. 82).

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Copertina di Autobiografia di una femminista distratta, di Laura Lepetit

Sono molti gli animali che si incontrano in questo libro. Oltre al drago, i cavalli (che Laura Lepetit amava cavalcare), i gatti di cui amava circondarsi, qualche cagnolino, e soprattutto la tartaruga che era il simbolo della sua casa editrice La Tartaruga appunto. E naturalmente ci sono tanti libri, quelli de La Tartaruga ma anche quelli che formarono una generazione di ragazze in quegli anni. A partire da Virginia Woolf, il "circolo di Bloomsbury, la casa editrice Hogarth Press che costituiscono un modello culturale di riferimento declinate ora con il femminismo, di cui Laura Lepetit fu una delle protagoniste. Lepetit in pratica fu dentro tutte le cose più avanzate del femminismo di quegli anni a Milano. Amica di Carla Lonzi (prima di rompere quando lei decise di fondare La Tartaruga) con il gruppo che praticava l’autocoscienza; in circolo Cicip, che praticava la separazione; ma anche Radio Popolare, la Libreria delle Donne, Milano Libri (libreria che pubblica in quegli anni Linus). Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta Milano è in pieno fermento culturale e Laura Lepetit è dentro tutto questo.

"Mi viene da dire che le donne sono insopportabili. Sono confuse, pasticcione, irresponsabili, disattente, poco conseguenti, prone a cambiamenti improvvisi, dimenticanze stupefacenti, incapaci di collaborare, incostanti, rancorose, invidiose e così via. Tutto questo tra di noi, lontane dall’occhio del padrone. Infatti molti progetti ’femministi’ sono andati a rotoli. Però, dopotutto, le donne mi sono simpatiche. Sanno far suonare benissimo la corda dei sentimenti. Dietro le loro disperate imprese c’è sempre un’emozione che vibra. Non posso fare a meno di loro. Sono molto più interessanti degli uomini che hanno dominato incontrastati e sono diventati noiosi, ripetitivi e grigi" (p. 56)

Libro di memoria e di femminismo, scritto quando tutto si è concluso (o è diventato altro) ed è arrivata calma la vecchiaia. Certamente un "testamento" umano e personale più che "politico". Scritto con levità, libricino preziosissimo e astutamente svagato.


Sinossi

“Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli”: queste parole di Laura Lepetit racchiudono la forza dell’intuizione e la tenacia della ricerca con cui ha creato e diretto una delle piú belle case editrici italiane: La Tartaruga. Una casa editrice che pubblicava unicamente donne, in base a criteri letterari, non solo politici, anche in anni in cui la militanza femminista avrebbe potuto far virare verso scelte piú ideologiche. È cosí che nel suo catalogo sono entrate molte delle piú grandi scrittrici del ’900: Virginia Woolf, Gertrude Stein, Grace Paley, Doris Lessing, Alice Munro. E lo ha fatto con quella grazia svagata con cui ora ci racconta le sue “avventure di carta” e la sua vita: l’esperienza del femminismo con Carla Lonzi, il circolo delle donne Cicip, Radio Popolare, la Libreria delle Donne, i gatti, i cavalli e sempre, come un centro di gravità, i libri. Al racconto mescola le sue considerazioni “distratte”, il suo sguardo sulle cose pieno di humour e candore, e i ritratti degli amici e delle autrici che hanno accompagnato la storia della casa editrice, sullo sfondo di una Milano nella sua stagione piú viva, colta, europea.


L’autrice

Laura Lepetit, intellettuale e femminista, nel 1965 rileva con Annamaria Gandinie altri amicila libreria Milano Libri e nel 1975 fonda la casa editrice La Tartaruga, che ha diretto fino al 1997. Con nottetempo ha pubblicato Autobiografia di una femminista distratta (2016).

Laura Lepetit è morta il 5 agosto 2021. Il suo libro, dal bellissimo titolo, lo acquistai appena uscì nel 2016 e lo lessi "all’epoca" (come si dice in questi casi). L’occasione per rileggerlo ancora una volta.



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