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Ma che cosa diventeranno le sardine?

Masse enormi di individui che singolarmente da un dedalo di vicoli traversi, brulicando, convergono velocemente su una piazza per ordinarsi in un’unica formazione a sfera...
di Gaetano Sgalambro - sabato 11 gennaio 2020 - 1579 letture

Per ora la loro definizione metaforica calza a perfezione con il loro modo di presentarsi fisicamente e forse, almeno si spera, anche con la probabile nascita di un loro istinto di sopravvivenza generazionale: masse enormi di individui che singolarmente da un dedalo di vicoli traversi, brulicando, convergono velocemente su una piazza per ordinarsi in un’unica formazione a sfera, ermeticamente chiusa agli attacchi esterni, le quali poi rapidamente ritornano a dissolversi nel brulichio di anonime individualità. Pronte a riformarsi altrettanto rapidamente e più numerosi ancora su un’altra piazza, lontana dalla precedente. Sono sempre le stesse sardine? O sono altre?

Comunque non mi pare che debbano essere considerate l’espressione volubile di una moda radical chic, cui siamo avvezzi, proprio per la loro straordinaria capacità ubiquitaria di riformarsi e di dissolversi in continuazione.

Noi abbiamo numerose esperienze di fenomeni di massa sulle piazze, anche di dimensioni oceaniche, presentati sempre come spontanei, ma avevano specifiche ben diverse: i partecipanti erano militanti di aree politiche, sociali o culturali ben caratterizzate, che beneficiavano di un dispiego preorganizzato di mezzi di comunicazione, di trasporto e di risorse economiche.

Ricordo i tre milioni di scioperanti di Cofferati (23/3/2002), portati spontaneamente a Roma da tutta l’Italia, a spese del sindacato, forniti di colazione a sacco e di biglietti gratuiti per la visita ai musei. O come i centomila sostenitori di Salvini in piazza San Giovanni di alcune settimane or sono. Ai quali aggiungerei le manifestazioni più leggere e scanzonate dei “girotondini” o dei giovani viola.

Dietro le riunioni di queste sardine non si vede il supporto di nessun corpo sociale intermedio, nonostante le accorte segnalazioni scaturite dall’’immaginario dei soliti esperti, di mestiere dietrologi a tutti i costi, che ne sanno sempre una più del diavolo e che per questo bucano gli schermi televisivi. Qui, invece, pare che ci sia in uso la convocazione a passaparola, efficace come una parola d’ordine. E’ chiaro che per fare tutto questo ci voglia un minimo di esperienza organizzativa, ma è anche chiaro che questa si trovi già dentro lo stesso fenomeno (e non al suo esterno, come nei casi precedenti), e che se ha avuto ripetuti risultati positivi è perché sono stati tenacemente voluti.

Il vero segno di novità del fenomeno delle sardine è che ognuna sembra spinta dal forte bisogno di rompere la propria individualità socialmente isolata o lo stato di abbandono politico. Non è che questi giovani timidamente stiano dicendosi che ci sono pure loro e per convincersene hanno bisogno di ritrovarsi insieme e di contarsi? Come se stessero tentando di tessere insieme la loro anima generazionale, indubbiamente calpestata dai loro genitori, titolari dei partiti e della politica. Se volessi trovare un’altra forza parimenti efficace nel promuovere e nel realizzare le suddette manifestazioni di piazza non ne troverei alcuna.

Lo spadroneggiare da spaccone di Salvini sulle piazze è stato indubbiamente il fattore scatenante della loro nascita, con la quale hanno voluto e saputo dire quello che alla sinistra e ai media non riusciva in alcun modo: bada Salvini, tu non sei tutta l’Italia, semmai lo siamo noi e se non ci credi, contaci. E il risultato politico è stato immediato: le piazze di Salvini si sono rarefatte. Ci si augura, per l’appunto, che il loro fine non sia quello d’intascare la vittoria alle regionali in Emilia e poi ... "chi s’è visto, s’è visto"!

Per questo bisogna chiedersi: ma, il “badate che ci siamo noi” varrà nella stessa rapida misura anche per la sinistra e per tutto il ceto medio impiegatizio-conservatore?

Su questo versante i portavoce delle sardine si sono limitati a profferire puntuali richiami al Galateo di monsignore Della Casa: parlate e non urlate; siate gentili e non aggressivi, e così via. Hanno anche aggiunto richiami alla Costituzione, piuttosto debolucci; alla resistenza e all’antifascismo, tanto anacronistici - i gravi problemi del momento sono ben altri!-; hanno perfino cantato “bella ciao,...”, riuscendo a darsi la zappa sui piedi. Tutte queste trascorse cose sono proprie dei radical chic, per avere un peso politico. Non vorrei che questo fosse il caso unico in cui lo zucchero (dai portavoce sparso a velo sulle sardine, organizzate a sfera,) serva a guastare la bevanda.

P.S.: Il fenomeno delle sardine, giunto inaspettato, è stato ben accolto, salvo qualche piccola riserva di alcuni, da tutti (media, politici e opinione pubblica). Perfino a Salvini, il rintuzzato, sono risultate simpatiche. Purtroppo questo è un segno prognostico non favorevole. Per mia esperienza, questa tipo di accoglienza in Italia è riservata solo ai movimenti che politicamente non fanno paura alcuna. .


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