Il bullismo come strumento di promozione turistica

La campagna promozionale imperniata sui Bronzi di Riace ci spinge ad alcune considerazioni su come si fa turismo nel Sud d’Italia
di Emanuele G. - lunedì 20 giugno 2011 - 1505 letture

Niente male… I Bronzi di Riace trasformati in bulletti da strapazzo per attrarre turisti in Calabria. Che idea! Un’altra macchia fra le migliaia di macchie che sporcano in maniera continuativa l’immagine del Meridione. Macchie che affliggono in primis noi abitanti di quell’inferno chiamato SUD. Si credeva in un rinsavimento generale delle coscienze. Evidentemente ci siamo sbagliati.

Lo spot incriminato era stato concepito per promuovere il turismo nella Calabria. Ci saremmo aspettati un filmato di qualità che sintetizzasse in pochi fotogrammi il meglio della regione e un’idea di territorio. Invece, dobbiamo trattenere a malapena il ribrezzo. Lo spot sembra una copia di infimo ordine di Cattivik. Tutto gira nel peggiore dei modi. Disegno. Colori. Scenografia. Immagini. “Claim”. E poi quei due bulli che ci intestardiamo a chiamare pomposamente Bronzi di Riace. Una caricatura disgustosa. Come si fa a rovinare due delle più belle statue bronzee del mondo? E’ un mistero.

Il senso di ribrezzo aumenta ulteriormente allorquando si cercano di immaginare parametri valutativi inoppugnabili. I dati che ci interessano sono di due tipi. Il primo: il costo. Il secondo: un valore comparativo. Lo spot è costato la bella cifra di 2,5 mln di euro. Lo zoo di Pistoia stacca un numero di biglietti corrispondente a tre volte tanto rispetto a quelli venduti dal Museo Nazionale di Reggio Calabria dove sono ospitati i Bronzi. Queste due cifre danno la misura di una iniziativa, nella fattispecie lo spot, che non ha nessuna ratio. Iniziativa tesa a dilapidare soldi pubblici perché chi vede lo spot non sarà certamente interessato a venire in vacanza in Calabria e che getta parecchie ombre su come si fa turismo in Calabria. E non solo.

Quando nel Meridione si idea un messaggio di promozione di un evento o di un luogo si cade spesso nel pittoresco. Il termine in sé ha un significato positivo. Con il termine pittoresco, si intende tutto ciò che, prestandosi ad una rappresentazione pittorica, è dotato di determinate qualità: varietà e un gradevole disordine. Esso rappresentava il biglietto di presentazione delle nostre contrade per i viaggiatori stranieri che a partire dalla fine del settecento venivano a visitare il Sud d’Italia. Era l’epopea del “Grand Tour”. Con il passare del tempo l’accezione iniziò a modificarsi per indicare un qualcosa di squallido e grottesco. Ecco spesso la promozione del SUD è affidata a messaggi per lo più grotteschi e pacchiani. Quando penso che è stata la Magna Grecia a stabilire i canoni dell’estetica di cui i Bronzi sono una delle più emozionanti testimonianze pervenuteci.

Il turismo viene – con bella frequenza – confuso con una prosopopea di festicciole, premi e saghe. Quante se ne fanno! Si crede che organizzando eventi ad iosa il turista venga e spenda. Trattasi di uno sbaglio madornale. Indice di una totale capacità manageriale nella programmazione turistica di un territorio. D’accordo gli eventi attraggono. Il turismo viene. Ma si tratta di una fruizione dei luoghi molto limitata nel tempo e con ricadute spesso dubbie sul territorio. Per lo più festicciole, premi e saghe sono un modo per tenere saldo un sistema clientelare. Un’ennesima occasione per sperperare denaro pubblico. Che senso ha organizzare una pletora di eventi quando i fondamenti non ci sono? Mi riferisco all’accoglienza, ai servizi, alle infrastrutture, alla programmazione del territorio e al coordinamento fra i vari attori del comparto. La questione è capire se quell’evento mette in moto un turismo del “mordi e fuggi” oppure fa diventare il turismo un volano stabile per lo sviluppo delle comunità locali.

Nel Meridione l’ambiente è stato violentato. In maniera oscena. Mentre non si è capito che esso rappresenta un atout fondamentale per sviluppare il turismo e attrarre il viaggiatore. Un ambiente rispettato e sostenibile modifica la tipologia del turismo. Prolungando – ad esempio – la permanenza nei luoghi. La Sicilia ha una media di 3,8 pernottamenti. La Lombardia arriva a 8. Un motivo ci deve essere. La ragione è da invenire nell’ambiente, nella sua qualità e nella capacità di governarlo. Turismo? E’ una bella parola che si trasforma in un pio desiderio se non fa rima con ambiente. In Calabria ogni 150 metri insiste un manufatto abitativo abusivo. Sempre in Calabria in certe zone il 100 per centro dei comuni dovrebbe essere trasferito in quanto il territorio è soggetto a movimenti franosi di notevole consistenza. Una seria politica del turismo parte dall’ambiente. E’ una condicio sine qua non.

Quindi, e mi avvio alla conclusione, siamo sicuri che lo spot con i Bronzi di Riace sia un fattore positivo di crescita del turismo? Certamente no. E’ un modo, squallido, è bene rimarcarlo, per sviare dai reali problemi che attanagliano la Calabria e il resto del Meridione. Lo spot è una trovata per mettere un po’ di cipria per coprire un gran numero di vergogne. Vergogne originate dal fatalismo delle genti del Meridione, da una classe politica interessata agli affari suoi e da estesi fenomeni criminali che hanno tarpato le ali a questa parte d’Italia. Eppure, il turismo, quello serio, potrebbe assurgere al ruolo di liberatore del Meridione. Basterebbe riprenderci il senso dell’estetica e farlo sposare con una rigorosa programmazione turistica del territorio.

Video dello spot:


Calabria, Bronzi di Riace prendono vita per... di TMNews


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